Il verde che scatta. Il rombo del motore che sale. La marmitta che urla e la strada che si fa sempre più piccola. E l’adrenalina, che schizza a mille fino al cervello. È la notte dei bikers romani, quelli che dalla Colombo al Raccordo Anulare sono pronti a giocarsi la loro moto insieme alla loro stessa vita, sospesa su oltre 150 cavalli impazziti che spingono i bolidi a due ruote a oltre 300 all’ora. Una sfida con la morte che coinvolge anche la vita di ignari automobilisti.
Si comincia sul tardi, quando le strade non sono così affollate e la polizia ha difficoltà a coprire tutte le zone. Al semaforo della Cristoforo Colombo, all’incrocio con via dell’Oceano Atlantico, una Honda Cbr risponde alle “provocazioni” di un Ducati Monster. Colpi di gas, gli sguardi che si incrociano dietro le visiere e quando si accende la luce verde, come in un circuito, via a oltre 200 all’ora in direzione Ostia, dove la strada si fa sempre più buia e le insidie sono dietro ogni curva. «Chi corre lo fa per passione e perché è “scocciato” – racconta Edoardo, 30 anni e un amore per le due ruote da oltre dieci – Io ogni tanto corro ma non mi sono mai giocato la mia Honda, mica sono matto. Solo soldi. La paura c’è, ma l’emozione e l’adrenalina è forte. Il rombo del motore che ti stordisce, la potenza che ti sfila la moto da sotto e ti ritrovi a sfrecciare tra le auto come in un video gioco. In quei momenti pensi solo ad andare il più veloce possibile. Sono attimi in cui esisti solo tu e la tua moto. Il resto non conta. La paura sparisce».
In quei momenti non conta neppure che in una frazione di secondo puoi stravolgere la tua vita e quella di qualcun altro irrimediabilmente. Non conta nulla, tantomeno la legge: «È difficile riuscire a fermarli – spiega un vigile urbano in pattugliamento a Ostia – Sono organizzati e spesso neanche con gli autovelox riesci a pizzicarli perchè quando corrono coprono le targhe». Proprio a Ostia, uno dei luoghi di ritrovo dei centauri, l’altra notte sono state elevate più di 200 multe a motociclisti “flashati” a oltre 225 km all’ora dove il cartello imporrebbe un limite di 80.
Di notte molte strade di Roma si trasformano in circuiti. Dalla Colombo al Raccordo Anulare, un tempo territorio solo delle auto “truccate”. Si corre anche sul rettilineo vicino allo svincolo della Roma-Fiumicino. Si scommette nei pressi dell’uscita della Laurentina e verso il casello di Fiano Romano, dove si sfiorano velocità da MotoGp fino a dopo l’uscita per Settebagni. Ci sono diversi tipi di sfide. Quelle classiche sono due: una sul “dritto” e l’altra sulle curve. Nella prima conta la potenza della moto. Nella seconda l’abilità del bikers. «Se ti giochi la moto vuol dire che sotto al sedere c’hai almeno 20mila euro», racconta Andrea mentre beve un caffè all’autogril del Raccordo Anulare, dove è arrivato in sella alla sua Kawasaki 636. Dal bancone la sorveglia, la guarda come fosse una bella donna: «La tratto anche meglio, lei non mi ha mai tradito», dice sorridendo.
Sono le 2,30 quando sul Raccordo, davanti all’autogril, sfrecciano quattro moto in scia a velocità folle. Andrea butta lo sguardo fuori dai vetri dell’autogril, inseguendo con lo sguardo le quattro moto che spariscono all’orizzonte in due secondi: «Con la mia, di prima sfioro i 130», commenta sorridendo. Poco dopo altre due moto in volata catturano il suo sguardo: «Stanno solo scaldando le gomme. Funziona così. Prima fai un giro del gra per far scaldare le gomme, per prendere confidenza con la strada. Poi, finito il giro, inizia la gara. Io non faccio gare, ma i miei amici sì. Uno che conosco molto bene ci ha fatto un sacco di soldi. Se sei bravo può essere davvero un business ma prima devi fare un bell’investimento».
Investimento uguale modifiche, modifiche uguale migliaia di euro per modificare lo scarico della moto, alterare la centralina elettronica, potenziare i freni, modellare i rapporti in base alle prestazioni che si desiderano. Ossia, o potenza o velocità. «Si può mettere mano su tutto – prosegue Andrea prendendo un altro caffè – Spesso quelli che sono tra i più forti su strada sono anche degli ottimi meccanici e le modifiche se le fanno da soli. Una volta modificata una moto può valere anche 30 mila euro».
Basti pensare che questi bolidi raggiungono i 200 km orari in meno di 4 secondi, un battito di ciglio e percorri oltre 150 metri: «Capisco che può sembrare pazzesco per chi non ha a che fare con il mondo delle moto - continua Andrea - ma per noi diventa naturale sfidare la velocità quando senti che sotto hai tutta questa potenza che ti spinge».
Anche a Federico, 28 anni, fermo al benzinaio sulla Colombo, nei pressi del PalaLottomatica, piace correre. Abita a Rieti, ma viene spesso a Roma in sella al suo “missile”, una Yamaha MT 1100. «Mi piace correre, sì – confessa – ma a chi di quelli che hanno una moto non piace spingere sul gas? Non siamo pazzi come spesso scrivete anche voi sui giornali e non mettiamo a rischio la vita degli altri. Siamo noi a giocare con la nostra». Le croci sulla Colombo ne sono la prova. «Nessuno si gioca soldi o libretto – continua accennando un sorriso – Si corre solo per passione. Poi, se qualcuno va oltre io non lo so. Io mi diverto solo a fregare gli autovelox che non riescono mai a beccarmi». Mentre ripone la pompa di benzina nel distributore sfreccia una moto assordante. Federico sparisce dietro la visiera a specchio del suo casco. Spinge sul gas e anche lui, che non fa corse, si infila nella strada che si fa sempre più stretta e viene inghiottito nella notte dei 300 all’ora.
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