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Badge in Vaticano, i prelati dovranno timbrare il cartellino

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Un badge anche per i prelati. Negli uffici vaticani è arrivato il cartellino: timbrano tutti, dagli impiegati al capoufficio, anche se è un ecclesiastico. Il badge, in uso da qualche settimana in alcune congregazioni, verrà progressivamente distribuito ai dipendenti di tutti i dicasteri. Dal primo gennaio 2009, inoltre, entreranno in funzione le schede di valutazione per misurare il rendimento e collegare le retribuzioni al merito. Sembra che le schede siano state in genere accolte bene dai dipendenti, mentre alcuni prelati protestano per un controllo troppo rigido dell’orario che inciderebbe negativamente sul lavoro pastorale.

Il badge (alias cartellino) è l’arma utilizzata da Renato Brunetta, ministro della Pubblica amministrazione, per combattere gli sprechi e i «fannulloni» (come li ha definiti lo stesso ministro). Dopo avere introdotto i cosiddetti tornelli a Palazzo Chigi - e presto arriveranno anche al Comune di Milano - Brunetta ha proposto l’adozione del badge per i magistrati, scatenando tuttavia la reazione piccata di quest’ultimi.


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La Chiesa paga 5,5 milioni di dollari a 18 vittime dei preti

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L’arcivescovado di Denver, Colorado, ha annunciato ieri la «risoluzione in via amichevole» di 18 denunce presentate da vittime di preti pedofili, per un totale di 5,5 milioni di dollari. Le denunce. Le denunce erano relative a fatti avvenuti dagli anni ‘50 agli anni ‘80. I tre preti coinvolti sono morti, ha detto l’arcivescovado in un comunicato, precisando di aver venduto alcuni dei propri beni per poter risarcire le vittime.I risarcimenti. Dal 2005 l’arcivescovado ha versato 8,2 milioni di dollari per risolvere in via amichevole 42 denunce per fatti di pedofilia. L’accordo annunciato ieri costituisce l’ultimo di una lunga serie tra la chiesa cattolica americana e le vittime di abusi sessuali dal 2002 a oggi.


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Benedetto XVI nomina cardinale Vallini vicario di Roma

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Il Papa ha nominato il cardinale Vallini vicario di Roma, 68 anni, finora prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica prende il posto del cardinale Camillo Ruini che lascia l’incarico dopo 17 anni e mezzo. La notizia della nomina è stata data dalla Sala Stampa vaticana, nel comunicato stampa si legge: “Il Santo Padre Benedetto XVI ha accolto la rinuncia presentata, per raggiunti limiti di età dal card. Camillo Ruini agli incarichi di sua Santità per la Diocesi di Roma e di Arciprete della Papale Arcibasilica Lateranese ed ha chiamato a succedergli nei medesimi incarichi il card. Agostino Vallini, finora prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica”. Al posto di Vallini, alla Prefettura del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, il Papa ha nominato Raymond Leo Burke, finora arcivescovo di Saint Louis negli Stati Uniti. Il passaggio di consegne al Vicariato tra il cardinale Camillo Ruini e il cardinale Agostino Vallini avverrà lunedì mattina, alle 9.30, nel Palazzo del Vicariato. In quell’occasione, i due porporati rivolgeranno un saluto al clero della diocesi di Roma e a tutto il personale del vicariato.


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Emanuela Orlandi prigioniera nel sotterraneo della banda della Magliana

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Roma, individuata la casa in cui la ragazza sarebbe stata prigioniera, almeno secondo la supertestimone. Il boss della Banda della Magliana indicato dalla sua ex come colui che ha sequestrato, su mandato del cardinal Marcinkus, la ragazza romana. E’ sepolto a Sant’Apollinare, il Vaticano dovrebbe dare l’autorizzazione. Agli inquirenti che indagano sul rapimento, la ex amante del boss Enrico ‘Renatino’ De Pedis, ha sottolineato che in un’occasione Abbruciati le avrebbe detto: “Mamma mia, qui portiamo i sequestrati”. Il sotterraneo è una casa vicino alla Gianicolense, dove sarebbe stata tenuta la ragazza, ristrutturato e ripulito in seguito da Danilo Abbruciati. Francesco Rutelli ha precisato che: la vicenda sarà esaminata anche dal Comitato parlamentare per la sicurezza.


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La verità su Pio XII il «Papa moderno»

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Un fiancheggiatore del nazionalsocialismo, il «Papa di Hitler» o, più semplicemente ma ancor più tragicamente, il Papa che scelse il silenzio di fronte alla Shoah. Una vera e propria «leggenda nera» quella che accompagna la figura e il giudizio su Pio XII dal giorno della sua morte il 9 ottobre 1958. Tanto da provocare una vera e propria crisi diplomatica tra Israele e la Santa Sede nel marzo scorso poiché nello Yad Vashem, il museo della Shoah di Gerusalemme, l’atteggiamento di Papa Pacelli era stato definito «ambiguo». Già allora la presa netta di posizione del Vaticano con il ritiro del nunzio apostolico dalle celebrazioni ufficiali. Ma è ieri che la Santa Sede ha scelto di esplicitare ancor meglio il suo pensiero su Pio XII. «Liberi da pregiudizi si può riconoscere la grandezza e la completezza della figura di Papa Pacelli, la sua umanità e rivalutare il suo intero magistero». Parole del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano in occasione della presentazione della nuova biografia sul pontefice, Pio XII. Eugenio Pacelli. Un uomo sul trono di Pietro del vaticanista del Giornale Andrea Tornielli.

Un Papa moderno, secondo quanto emerge dal libro e da quanto sottolineato dagli altri esperti presenti. Addirittura ispiratore del Concilio Vaticano II per padre Peter Gumpel, il postulatore della sua causa di beatificazione. Rimane ancora controverso, però, il modo in cui sia nata la «leggenda nera». Per lo storico e fondatore della comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi bisogna risalire agli anni Sessanta, all’inizio del Concilio e alla pubblicazione della pièce teatrale «Il Vicario» di Rolf Hochuth. Per Bertone, invece, la «leggenda nera» va fatta risalire alla questione palestinese. A quando il pontefice scelse l’equidistanza tra i due popoli sottolineando anche i diritti di chi in «quella terra ci viveva ed era meritevole di attenzione. Successivamente l’ideologia di quel periodo ha fatto il resto e pochissima attenzione è stata data ai ragionamenti del Papa».

D’altronde non sono pochi i documenti, presenti anche nella nuova biografia, che attestano l’aiuto dato dal Vaticano agli ebrei e ai perseguitati durante l’occupazione nazista. «Nel 1943 - il particolare inedito rivelato da Bertone - il Vaticano chiese ai tedeschi di poter assumere più di 4.000 nuove guardie palatine. E il ghetto ebraico era a due passi dal Vaticano».

Stesse riflessioni per il senatore a vita Giulio Andreotti che conobbe da vicino Pio XII in gioventù: «È stata una personalità complessa che ha dovuto far fronte a difficoltà terrificanti. La stessa Golda Meir quando la incontrai all’epoca fece elogi straordinari al pontefice. Ne era assolutamente affascinata».

Fonte: IlGiornale.it

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Vaticano, Bush dal Papa il 9 giugno

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In occasione del primo incontro formale, organizzato per il 9 giugno in Vaticano, Benedetto XVI e George W. Bush parleranno soprattuto di aborto e guerra in Iraq. Ad annunciare i temi del colloquio tra il Pontefice e il presidente Usa è stato il card. Tarcisio Bertone. Bush e il Papa parleranno anche di America latina, Medio Oriente e delle grandi questioni etiche e sociali che riguardano la popolazione del mondo.

Sarà una settimana importante, quella che sta per iniziare per Benedetto XVI. Nei prossimi giorni, infatti, il Pontefice incontrerà tre presidenti: la filippina Gloria Arroyo, il messicano Felipe Calderon (quest’ultimi lunedì) ma soprattutto - il prossimo 9 giugno - il presidente Bush. Con il leader americano sarà il primo incontro. L’ultima volta che Bush è venuto a Roma, infatti, era per partecipare ai funerali di Giovanni Paolo II.

Quello del 9 giugno sarà, quindi, il primo “vertice” ufficiale con Ratzinger. Secondo indiscrezioni, il presidente americano parlerà al Papa di Cuba e del processo di transizione in corso nell’isola a causa dell’indebolimento del potete di Fidel Castro. Al centro dei colloqui - che si prevedono particolarmente “intensi” - anche l’Iraq e tutta l’area mediorientale, i grandi temi etici, come l’aborto, e sociali, in particolare la povertà che affligge alcuni Paesi del mondo.

Fonte: TGCOM

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Gay, è scontro tra vescovi e Ue

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Sale la tensione tra l’Europarlamento, che ha approvato una risoluzione in cui si condannano “i commenti discriminatori da parte dei dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali” e la Chiesa. Nel documento si censuravano alcune frasi del presidente della Cei Angelo Bagnasco, un emendamento poi eliminato. “La Chiesa non è omofobica, basta con questi pregiudizi”, ha replicato il cardinale di Venezia Angelo Scola.

La risoluzione, presentata da socialisti, liberaldemocratici, verdi e sinistra europea, è stata approvata a Strasburgo con 325 voti a favore, 124 contrari e 150 astenuti. Sotto mira la dilagante omofobia nei Ventisette, soprattutto in Polonia ma anche in Italia. Ogni atteggiamento contrario “costituirebbe una violazione dell’articolo 6″ delle regole Ue sui diritti fondamentali”.

Ad essere bacchettata dal Parlamento, in particolare, è l’Italia. Nella risoluzione dell’Assemblea si cita anche il recente caso di Matteo, il 16enne italiano di Torino che “si è suicidato lasciando dietro di sé due lettere in cui adduce a motivo del suo gesto il bullismo di cui è stato vittima a causa del suo orientamento sessuale”.

Ma è la Chiesa cattolica e i suoi esponenti ad essere maggiormente criticati. Il testo prevedeva un passaggio in cui si condannavano frasi attribuite al presidente deui vescovi italiani Angelo Bagnasco, un passaggio che poi è stato eliminato dalla redazione finale del documento. “Il Presidente della Cei ha comparato un progetto di legge - si leggeva nella risoluzione, come riportato dal “Corriere della Sera” - che conferisce una serie limitata di diritti alle coppie omosessuali a una licenza a commettere atti di incesto di pedofilia”.

La mozione contro la Chiesa è stata presentata da tre deputati italiani, Vittorio Agnoletto e Giusto Catania del Prc e Monica Frassoni dei Verdi, che hanno precisato come il documento si riferisse agli esponenti di tutte le religioni.

La risposta dei vescovi
Il Vaticano percepisce sempre di più un’aria ostile nei suoi confronti. “Le posizioni di monsignor Bagnasco sono state falsificate. Non c’è nessuna omofobia nella Chiesa cattolica. Sarebbe auspicabile che il pregiudizio nei suoi confronti finisse”, ha replicato duro il cardinale di Venezia Angelo Scola.

Toni severi anche da parte della stampa cattolica. “Ci risiamo. Proseguono, questa volta nella sede del Parlamento europeo per opera di una pattuglia di deputati comunisti e verdi, gli indecorosi attacchi al presidente della Cei, Bagnasco”, si legge sull’agenzia dei vescovi Sir. Anche la Radio Vaticana avverte che si sono superati i limiti: “E’ ora di dire basta, con tono mite e fermo. Dire basta con fermezza e risolutezza”.

Fonte: Tgcom

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Abolito il limbo per i bimbi morti senza battesimo

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La decisione del Vaticano perché la visione tradizionale è ”eccessivamente restrittiva della salvezza e ci sono serie basi teologiche e liturgiche per sperare che questi bambini siano salvi”
Il Vaticano ha deciso di abolire il limbo per i bambini morti senza battesimo in quanto questa visione tradizionale del concetto di limbo riflette una ”visione eccessivamente restrittiva della salvezza”. E’ quanto riporta l’agenzia cattolica americana ‘Catholic news service’ (Cns) in un lungo servizio pubblicato oggi

Il Cns fa riferimento alla riunione della Commissione teologica internazionale che in un documento pubblicato oggi afferma come, dopo diversi anni di studio, ci siano buone ragioni per sperare che i bambini appena nati, e che sono morti senza ricevere il battesimo, vadano in Paradiso.

Tra le motivazioni contenute nel documento della Commissione teologica vaticana al quale il Pontefice ha dato la sua approvazione, la considerazione che il numero dei bambini che muoiono senza ricevere il battesimo è in crescita, inoltre l’amore di Cristo per i più piccoli non è adeguatamente rappresentato dalla scelta di lasciare nel limbo proprio quei bambini incolpevoli di non essere stati battezzati.

Il punto d’arrivo cui giungono gli esperti della commissione è delineato con certezza: ”La nostra conclusione è che i molti fattori che abbiamo considerato danno serie basi teologiche e liturgiche alla speranza che i bambini morti senza battesimo siano salvi”.

Fonte: Italy Global Nation

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Urbi et Orbi: l’appello del Papa per la pace

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Il messaggio “urbi et orbi” di Benedetto XVI: «Passi avanti in Medio Oriente, male Iraq, sottovalutata la crisi nel Darfur»

Dalle molte guerre che segnano l’Africa all’Iraq, un paese martoriato da cui non viene nulla di positivo. Dalla fame al terrorismo. Dai «sequestri di persona» al «disprezzo della vita». Sono i mali dell’uomo moderno che il Papa ha voluto elencare nel messaggio “urbi et orbi” pronunciato nel giorno di Pasqua dalla loggia centrale della basilica di San Pietro. «L’odierna umanità attende dai cristiani una rinnovata testimonianza della risurrezione di Cristo», ha detto Benedetto XVI, esortando i cristiani a coltivare un sentimento di speranza sulle orme di Gesù.

«Penso al flagello della fame, alle malattie incurabili, al terrorismo e ai sequestri di persona, ai mille volti della violenza - talora giustificata in nome della religione - al disprezzo della vita e alla violazione dei diritti umani, allo sfruttamento della persona», ha scandito il Papa. Ad ascoltarlo, tra il colonnato berniniano e l’attigua via della Conciliazione, una folla di fedeli - approssimativamente centomila - assiepata sotto un battente sole primaverile. Il messaggio pasquale è stato al contempo trasmesso in mondovisione da 67 televisioni di 108 paesi diversi.

La morte e la risurrezione di Cristo si intrecciano, nelle parole del Papa, ai drammi odierni. Certo, Benedetto XVI non ha citato il tema della pena di morte, nonostante una marcia romana sia giunta a san Pietro proprio a mezzogiorno. Alcuni dei promotori hanno protestato. «Stupisce che, a differenza del suo predecessore, il Papa sia rimasto in silenzio», ha detto Roberto Villetti della Rosa nel pugno. Altri non hanno avuto nulla da ridire. Dalla Comunità di sant’Egidio si fa notare che chi è andato in Vaticano lo ha fatto per ascoltare, senza pretese, quanto aveva da dire il Pontefice alla città e al mondo, ’urbi et orbì. L’elenco delle sofferenze dell’umanità odierna, nelle parole di Ratzinger, è comunque lungo.

Solo nel corso della messa mattutina, sul sagrato della basilica vaticana, tra le intenzioni dei fedeli fa capolino una preghiera affinché «la risurrezione di Cristo rinnovi il coraggio in tutti coloro che promuovono la ricerca scientifica a favore della vita, la difesa dei piccoli e i diritti dei poveri». Per il resto, i temi ’eticamente sensibilì - che pure sono spesso l’oggetto dell’attenzione di Papa Ratzinger anche in riferimento al tema della pace - lasciano spazio ai grandi scenari geopolitici.

«Guardo con apprensione alla condizione in cui si trovano non poche regioni dell’Africa», ha detto Papa Ratzinger, che ha citato, in particolare, le situazioni in Darfur («una catastrofica e purtroppo sottovalutata situazione umanitaria»), Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Zimbabwe. Di «riconciliazione e pace» hanno bisogno Timor Est e lo Sri Lanka, ha detto poi il Papa. Benedetto XVI ha notato, ancora, che l’Afghanistan è «segnato da crescente inquietudine e instabilità». «In Medio Oriente - ha proseguito - accanto a segni di speranza nel dialogo fra Israele e l’Autorità palestinese, nulla di positivo purtroppo viene dall’Iraq, insanguinato da continue stragi, mentre fuggono le popolazioni civili». Non va meglio in Libano, dove «lo stallo delle istituzioni politiche minaccia il ruolo che il Paese è chiamato a svolgere nell’area mediorientale».

La risposta, per Ratzinger, è da trovare nella risurrezione di Gesù. E il Papa-teologo non manca, nel giorno di Pasqua, di tessere, «paradossalmente», l’elogio della incredulità. Cita infatti l’apostolo Tommaso, «dubbioso e perplesso», e definisce la sua incredulità «utile e preziosa» al fine di «purificare ogni falsa concezione di Dio» e scoprire il volto autentico della fede cristiana. «Il volto di un Dio - ha spiegato Ratzinger - che, in Cristo, si è caricato delle piaghe dell’umanità ferita».

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Genova, scritte minacciose contro monsignor Bagnasco

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GENOVA – Inquietanti scritte contro monsignor Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, sono state disegnate da ignoti in due muri del quartiere Sampierdarena nella zona del Ponente genovese.

Le scritte ”Bagnasco attento” e ”Bagnasco a morte” di color rosso e accompagnate dal simbolo della falce e del martello sono state trovate in via Vico delle Catene ed in piazza del Monastero sui muri di due distinte abitazione vicino a due chiese.

Nei giorni scorsi sul portone della cattedrale di San Lorenzo venne invece scritto ”Bagnasco vergogna” Bagnasco, su ordine del Questore Salvatore Presenti, è scortato da agenti della Polizia del locale Commissariato. Le indagine per accertare l’autore del gesto proseguono.