Due caselle del complesso scacchiere mediorientale hanno, da ieri, un nuovo aspetto. Di fronte a tante crisi e conflitti irrisolti, finalmente indicano un cambiamento in senso positivo. L’ultimo ostacolo alla normalizzazione dei rapporti (presto assisteremo allo scambio di ambasciatori) tra Libia e Stati Uniti è stato rimosso con un accordo sui risarcimenti ai parenti delle vittime degli attentati americani attribuiti ai libici e delle rappresaglie americane. E a Damasco, con la decisione dei presidenti Suleiman e Assad di avviare piene relazioni diplomatiche tra Siria e Libano si dovrebbe aprire un nuovo capitolo, più sereno ed equilibrato, nella storia di queste due ex colonie francesi. Le vicende, per quanto diverse, hanno un elemento in comune: avvengono in un momento in cui qualcosa sta cambiando nella regione e anche nel modo in cui Washington, preoccupata per la crescita delle pretese egemoniche iraniane e per la non risolta questione irachena, guarda al mondo arabo, alle fonti di petrolio e ai pericoli di destabilizzazione in un’area strategicamente fondamentale.
Nella capitale libica, sono stati il segretario di Stato aggiunto Usa per il Medio Oriente, David Welch, e il vice ministro degli esteri libico, Ahmad Fituri, a firmare l’accordo che chiude il lungo contenzioso. Nei giorni scorsi il Congresso americano ha approvato una legge promulgata da Bush che mette Tripoli al riparo da ogni futura azione legale una volta compensate le vittime e che istituisce un fondo d’indennizzo per le vittime americane e delle rappresaglie americane nel periodo 1986-89. Ossia, le 270 vittime dell’attentato sul volo 103 della Pan American sui cieli di Lockerbie, in Scozia, nel 1988, e quelle della bomba nella discoteca «La Belle» di Berlino frequentata da marines Usa (tre morti e oltre 200 feriti). Saranno risarciti anche le vittime dei bombardamenti compiuti da aerei americani su Tripoli e Bengasi, nei quali morirono 41 persone, fra cui la figlia adottiva del leader libico Muammar Gheddafi.
Anni fa, mentre la Libia era schiacciata dall’embargo voluto da Washington, Tripoli ha firmato un accordo per indennizzare con 2,7 miliardi di dollari (10 milioni di dollari a famiglia), le vittime di Lockerbie. A gennaio, la giustizia americana ha condannato la Libia a pagare oltre 6 miliardi di dollari alle famiglia dei dieci cittadini americani che si trovavano a bordo del Dc-10 dell’Uta esploso in volo sul Niger nel 1989. Per quest’attentato, Tripoli ha sempre negato ogni responsabilità. Da allora, le sanzioni sono state abolite e la Libia non è più uno «stato canaglia».
Il contenzioso tra Siria e Libano ha radici più profonde. E l’avvio di un nuovo rapporto può gettare le basi per la stabilità politica del Libano, per la riabilitazione di Damasco (considerato da Washington uno stato fomentatore del terrorismo) e contribuire a un accordo di pace tra Siria e Israele. Alla fine del colonialismo francese, la dirigenza siriana si rifiutò di riconoscere il Libano su cui Damasco avrebbe voluto esercitare la propria sovranità. Dal 1976 al 2005, in virtù di un’intesa tra i due paesi sancita dalla Lega araba per fermare la guerra civile libanese, Damasco aveva esercitato la sua egemonia sul piccolo paese mediterraneo. Lo scambio d’ambasciatori (quando avverrà) sarà il formale riconoscimento della piena indipendenza del Libano.
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