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Uomo primitivo africano colonizzò terre passando Sahara

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La strada della colonizzazione degli altri continenti, partita dall’Africa circa 120mila anni fa, potrebbe essere passata dal Sahara. Secondo nuove scoperte fatte da ricercatori delle università di Bristol, Southampton, Oxford e Hull in Gran Bretagna e Tripoli in Libia, le condizioni atmosferiche sulla Libia, in quel periodo, sarebbero state tali da permettere ai primi uomini moderni di attraversare parte di quello che oggi è deserto. Fino a ora gli studi si erano concentrati sull’area del Nilo, considerata l’unica via possibile verso il Mar Mediterraneo, in quanto la siccità del Sahara era vista come un ostacolo insormontabile per i movimenti migratori verso Nord.


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Attentato a un autobus militare in Libano, almeno 6 vittime

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Esplosioni su un autobus a a Buhsas, quartiere meridionale di Tripoli nell’ora di punta del traffico. Anche una ventina di feriti. Il mezzo era diretto alla capitale Beirut, 80 chilometri più a sud. Il 13 agosto in un attentato compiuto sempre a Tripoli ad una fermata dell’autobus in pieno centro morirono 17 persone, fra cui almeno 10 soldati. Un’autobomba è esplosa di prima mattina coinvolgendo un pullman che stava trasportando personale militare tra Tripoli e Biblos: almeno 6 morti e decine di feriti. Le vittime, ha riferito l’emittente Tv Lbc, erano a bordo di un pullman militare, che era con ogni probabilità l’obiettivo dell’attentato, e sul quale viaggiavano circa 24 soldati. Il bilancio, hanno affermato fonti della sicurezza, è ancora “provvisorio”, mentre altre fonti forniscono cifre più gravi. La zona è stata immediatamente isolata e i soccorsi sono intervenuti per portare i feriti in ospedale.


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Pace tra Libia e Usa, risarcite vittime raid aerei su Tripoli

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Due caselle del complesso scacchiere mediorientale hanno, da ieri, un nuovo aspetto. Di fronte a tante crisi e conflitti irrisolti, finalmente indicano un cambiamento in senso positivo. L’ultimo ostacolo alla normalizzazione dei rapporti (presto assisteremo allo scambio di ambasciatori) tra Libia e Stati Uniti è stato rimosso con un accordo sui risarcimenti ai parenti delle vittime degli attentati americani attribuiti ai libici e delle rappresaglie americane. E a Damasco, con la decisione dei presidenti Suleiman e Assad di avviare piene relazioni diplomatiche tra Siria e Libano si dovrebbe aprire un nuovo capitolo, più sereno ed equilibrato, nella storia di queste due ex colonie francesi. Le vicende, per quanto diverse, hanno un elemento in comune: avvengono in un momento in cui qualcosa sta cambiando nella regione e anche nel modo in cui Washington, preoccupata per la crescita delle pretese egemoniche iraniane e per la non risolta questione irachena, guarda al mondo arabo, alle fonti di petrolio e ai pericoli di destabilizzazione in un’area strategicamente fondamentale.

Nella capitale libica, sono stati il segretario di Stato aggiunto Usa per il Medio Oriente, David Welch, e il vice ministro degli esteri libico, Ahmad Fituri, a firmare l’accordo che chiude il lungo contenzioso. Nei giorni scorsi il Congresso americano ha approvato una legge promulgata da Bush che mette Tripoli al riparo da ogni futura azione legale una volta compensate le vittime e che istituisce un fondo d’indennizzo per le vittime americane e delle rappresaglie americane nel periodo 1986-89. Ossia, le 270 vittime dell’attentato sul volo 103 della Pan American sui cieli di Lockerbie, in Scozia, nel 1988, e quelle della bomba nella discoteca «La Belle» di Berlino frequentata da marines Usa (tre morti e oltre 200 feriti). Saranno risarciti anche le vittime dei bombardamenti compiuti da aerei americani su Tripoli e Bengasi, nei quali morirono 41 persone, fra cui la figlia adottiva del leader libico Muammar Gheddafi.

Anni fa, mentre la Libia era schiacciata dall’embargo voluto da Washington, Tripoli ha firmato un accordo per indennizzare con 2,7 miliardi di dollari (10 milioni di dollari a famiglia), le vittime di Lockerbie. A gennaio, la giustizia americana ha condannato la Libia a pagare oltre 6 miliardi di dollari alle famiglia dei dieci cittadini americani che si trovavano a bordo del Dc-10 dell’Uta esploso in volo sul Niger nel 1989. Per quest’attentato, Tripoli ha sempre negato ogni responsabilità. Da allora, le sanzioni sono state abolite e la Libia non è più uno «stato canaglia».

Il contenzioso tra Siria e Libano ha radici più profonde. E l’avvio di un nuovo rapporto può gettare le basi per la stabilità politica del Libano, per la riabilitazione di Damasco (considerato da Washington uno stato fomentatore del terrorismo) e contribuire a un accordo di pace tra Siria e Israele. Alla fine del colonialismo francese, la dirigenza siriana si rifiutò di riconoscere il Libano su cui Damasco avrebbe voluto esercitare la propria sovranità. Dal 1976 al 2005, in virtù di un’intesa tra i due paesi sancita dalla Lega araba per fermare la guerra civile libanese, Damasco aveva esercitato la sua egemonia sul piccolo paese mediterraneo. Lo scambio d’ambasciatori (quando avverrà) sarà il formale riconoscimento della piena indipendenza del Libano.


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Tripoli, bomba alla fermata del bus uccide 17 persone

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Una potente bomba, confezionata con biglie di piombo per ampliarne la capacità distruttiva, è esplosa ieri mattina a Tripoli, nel Nord del Libano, uccidendo 17 persone e ferendone una quarantina; appena poche ore prima che il presidente libanese Michel Suleiman iniziasse una attesa visita a Damasco dove, appena giunto, ha preso con l’omologo Bashar al Assad una decisione storica: i due presidenti hanno deciso di allacciare relazioni diplomatiche a livello di ambasciatori «conformemente al trattato delle Nazioni Unite e della legge internazionale», ha detto Bussaina Shaaban consigliera politica del presidente Assad. Libano e Siria non hanno mai avuto relazioni diplomatiche dalla proclamazione della loro indipendenza, più di 60 anni fa, alla fine del mandato francese. In luglio Suleiman e Assad avevano annunciato a Parigi, a margine dell’Unione per il mediterraneo, la loro volontà di stabilire relazioni diplomatiche.

A Tripoli l’esplosione, vicino alla fermata degli autobus, ha investito in pieno un autobus pubblico sul quale si trovavano oltre a diversi civili anche numerosi soldati, e infatti, di certo non a caso, tra le persone uccise ci sono anche nove militari, oltre a una bimba di cinque anni.

In un comunicato, l’esercito ha denunciato che si tratta di «un atto terroristico diretto contro l’istituzione militare, e contro la coesistenza pacifica in Libano». Da molti mesi l’esercito è presente in forze nel Nord del Paese, e in particolare a Tripoli. Da circa due settimane è stato schierato - con l’ordine di far ricorso alla forza se necessario - tra due quartieri alla periferia della città, teatro dal mese scorso di periodici e violenti scontri tra miliziani sunniti e loro rivali alawiti.

Suleiman, che prima di essere eletto presidente nel maggio scorso era il comandante dell’esercito e che ha guidato la battaglia di Nahr al Bared, ha subito condannato questo «crimine terroristico». Poche ore dopo, è partito per Damasco, per compiere la prima visita di un presidente libanese in Siria sin da quando il governo siriano è stato indotto a ritirare, dopo quasi 30 anni, i suoi soldati dal Libano, nel 2005, sulla scia delle pressioni internazionali seguite all’assassinio dell’ex premier libanese Rafik Hariri. A Damasco, Suleiman è stato accolto dal presidente Bashar al Assad con il quale ha in programma incontri anche oggi per discutere la revisione degli accordi di cooperazione siglati dopo la fine della guerra civile libanese (1975-1990), nonchè dei prigionieri libanesi detenuti nelle carceri siriane.


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Peschereccio sequestrato in Libia, smentite le violenze

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Prima ha lanciato pesanti accuse («siamo trattati come animali, ci puntano i fucili in bocca») nei confronti delle autorità libiche che da ieri tengono il suo peschereccio sotto sequestro. Poi il comandante Nicola Asaro ha fatto retromarcia, smentendo - in un colloquio con l’ambasciatore italiano a Tripoli - che il suo equipaggio abbia subito maltrattamenti. Piangendo come un bambino, parlando per pochi minuti con i suoi colleghi via radio, Asaro, 56 anni, comandante del «Valeria prima» sequestrato dalle autorità libiche a 35 miglia dalle coste africane, e scortato nel porto di Tripoli, ha detto: «Siamo stati trattati come animali, come schiavi, ci hanno puntato le armi addosso, i fucili in bocca, siamo stati tenuti tutta la notte in un stanzetta di 5 metri quadrati senza acqua, al caldo». I libici accusano i pescatori di aver sconfinato nelle acque di loro competenza da oltre dieci giorni.

Le parole del comandante-armatore del «Valeria prima» sono state riferite all’Ansa da Pietro Gunnella, comandante del motopesca mazarese «Giovanni Vincenzo», e da Giuseppe Genna, alla guida del «Maria Pina» attraverso un ponte stabilito dalla stazione costiera Palermo-radio sulla frequenza 33.40 Khz.

Il colloquio tra i pescatori è stato ascoltato anche dalla capitaneria di porto di Mazara del Vallo che ha girato una relazione al comando di Roma. Stamattina i sei uomini dell’equipaggio del «Valeria Prima» (quattro italiani e due tunisini) sono stati riportati a bordo e così Asaro è riuscito a raggiungere la radio e a raccontare ciò che avrebbe subito con il suo equipaggio. L’ambasciatore d’Italia in Libia, Francesco Trupiano, cui spetta il difficile lavoro diplomatico per la liberazione del peschereccio, ha parlato con Asaro e ha poi ridimensionato le accuse dicendo che il comandante gli ha detto che «nei confronti dell’equipaggio non vi sono stati maltrattamenti di sorta». Il reggente del consolato italiano a Tripoli Giovanni De Luca ieri mattina ha visto i connazionali a bordo del peschereccio e dice che «l’equipaggio sta bene».


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Annegano 7 clandestini in acque libiche, 21 in salvo

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In acque libiche altri sette morti sulla rotta dell’emigrazione e l’Alto Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati commenta che «la vera emergenza è a mare e non terra». Tutti tra i 20 ed i 30 anni, 28 nord africani si sono assiepati su una fiancata di un piccolo scafo in vetroresina mentre convergevano sul peschereccio siciliano “Victoria”. Lo spostamento del carico ha fatto capovolgere il natante e sono finiti in mare. I pescatori ne hanno recuperati 17, i loro colleghi dell’ “Arias I“ che incrociava in zona altri 4, altri 7 sono dispersi, ma le speranze sono tramontate insieme al sole.

«Ho visto alcuni corpi che non davano più segni di vita dice al radiotelefono Angelo Giacalone, di Mazara del Vallo, comandante dell’ “Arias I“ trascinati via dalle correnti, non eravamo attrezzati per recuperarli ed inoltre dovevamo pensare a quelli ancora in vita che avevano bisogno di soccorsi. Li abbiamo asciugati e rifocillati, erano disidratati. Non parlano altra lingua che la loro. Ci hanno fatto intendere che erano in 28 e stavano in mare da alcuni giorni anche se noi li abbiamo incrociati a 150 miglia a Sud est di Lampedusa, cioè in acque libiche».

Giacalone ed il suo equipaggio di sei uomini non sono stati testimoni diretti del naufragio, ne hanno ricevuto notizia dal collega al comando del “Victoria“ per radio ed in presa diretta hanno subito manovrato per concorrere al salvataggio.

I naufragi nella notte verranno trasferiti sulle navi “Spica“ della Marina ed un Guardiacoste della Capitaneria, in navigazione all’incontro con i 2 pescherecci di Mazara, che li condurranno a Lampedusa. Nel Canale, intanto, sono state avvistate numerose imbarcazioni di piccole dimensioni salpate dalla Libia.

Ieri 54 curdi sono approdati a Lampedusa, un altro plotone è stato soccorso dai maltesi e trainato a La Valletta. E mentre Tripoli resta in attesa dell’ accordo globale con l’ Italia non muove dito contro i “negrieri“ che operano lungo le sue coste. A differenza del Governo di Algeri, i cui Guardiacoste, nelle ultime 48 ore, hanno bloccato 2 “carrette del mare“, in navigazione verso nord da un’ora, arrestando rispettivamente 17 e 23 migranti fra i 17 ed i 34 anni. Contemporaneamente a terra sono stati intercettati una decina di ragazzi che caricavano carburante e provviste su un barchino, decisi a puntare sulle coste della Sardegna, meta abituale delle partenza dall’Algeria da dove proveninivano presumibilmente i 18 nordafricani sbarcati nel cagliaritano.

Nei primi sei mesi del 2008 le forze navali algerine hanno bloccato 718 persone che tentavano di partire per raggiungere le coste europee e hanno sequestrato 38 imbarcazioni. Nel 2007 le persone bloccate dagli algerini erano state 1500, contro le 1016 del 2006.


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Esplosione di una bomba a Tripoli, due morti e 17 feriti

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Devastato un appartamento nel nord del paese. Ferite 17 persone. Nella città, governata da una coalizione anti-siriana, 9 vittime in una serttimana negli scontri tra sostenitori del governo e pro-Hezbollah. Almeno due persone sono morte e 17 sono state ferite in seguito all’esplosione di una bomba, che ha scosso un edificio di cinque piani oggi nel quartiere sunnita di Bab al Tebbaneh, a Tripoli (Nord del Libano). Le cifre sono state fornite da fonti mediche. E’ andato distrutto un intero piano del palazzo, comprendente quattro appartamenti. Gravi danni ai negozi vicini al luogo dell’esplosione, le cui cause non sono state ancora accertate. Domenica scorsa a Tripoli sono morte nove persone in scontri tra i sostenitori sunniti del governo e gli alawiti vicini all’opposizione.


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