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Donne nigeriane comprate, poi avviate alla prostituzione

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Un totale disprezzo della vita umana da parte dei trafficanti che compravano in Nigeria, per oltre 50.000 dollari, le ragazze costrette a ripagare il loro ingresso irregolare in Italia con anni di sfruttamento sessuale sotto la minaccia di riti voodoo. E’ il prezzo pagato da una organizzazione criminale per un centinaio di donne nigeriane. Le ragazze con i soldi guadagnati in anni di sfruttamento, dovevano ripagare il loro ingresso clandestino. La Polizia di Stato di Trieste ha concluso un’operazione che ha portato all’arresto degli undici componenti di un’organizzazione criminale nigeriana responsabile di tratta di esseri umani, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione e falsificazione di documenti. I fermi sono stati compiuti in varie città: Trieste, Venezia, Bari, Ravenna, Verona, Vicenza, Padova e Bergamo. L’inchiesta condotta e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste era partita 12 mesi fa, dopo che il Consolato sloveno di Trieste aveva segnalato all’Ufficio immigrazione della Questura relativa che alcuni cittadini nigeriani avevano presentato documenti falsi per far entrare i loro connazionali in Slovenia. Le ragazze nigeriane - secondo la ricostruzione fatta dalla Polizia - venivano contattate in Nigeria, comprate da famiglie e parenti, portate in Italia attraverso Bulgaria, Grecia e Austria, e “custodite” in luoghi sicuri per essere poi costrette a prostituirsi.


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Maxi operazione in Piemonte contro stranieri irregolari

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Dopo avere setacciato per due giorni il Piemonte, i carabinieri hanno chiuso una maxi operazione contro immigrazione clandestina e sfruttamento sul lavoro che ha portato all’arresto di 77 stranieri per violazione delle norme sull’immigrazione, spaccio di stupefacenti, furti e rapine. Il blitz, che ha coinvolto 1.500 militari, ha anche permesso di avviare 136 procedure per l’espulsione e di sequestrare otto immobili illecitamente affittati a clandestini per prezzi molto alti. Sul fronte del lavoro nero sono stati denunciati nove imprenditori per avere impiegato lavoratori stranieri irregolari.


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Sbarchi a Lampedusa, intercettati 3 barconi di clandestini

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Sull’imbarcazione approdata stamattina sull’isola c’erano 349 persone, di cui 42 donne (una delle quali incinta) e 3 minori. Una prima imbarcazione con 355 clandestini a bordo è stata fermata dalla guardia costiera a 20 miglia a Nord-Est di Lampedusa. I clandestini sono di origine eritrea e hanno raggiunto la Sicilia a bordo di un vecchio peschereccio in legno di circa 15 metri. Sono già stati portati nel centro di accoglienza dell’isola. Un altro barcone con 71 clandestini, tutti di origine cingalese, è stato intercettato e raggiunto da un guardacoste della guardia di Finanza a circa 10 miglia a Sud di Lampedusa. Avvistata infine una terza imbarcazione con circa 40 persone a bordo. I clandestini sono adesso ospiti del centro di prima accoglienza.


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Il flusso degli extracomunitari in partenza dalla Libia

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È un fiume di migranti che salpa dalle coste libiche quello che anche ieri ha riversato uomini, donne e bambini sull’isola di Lampedusa. Chi conosce il flusso degli extracomunitari verso l’Italia aveva previsto che con il mare calmo nel Canale di Sicilia vi sarebbero stati altri arrivi. E così è stato, a cominciare dalla mattina con lo sbarco di 44 persone, fra cui 17 donne, tratte in salvo da una barcone alla deriva dall’equipaggio di una motovedetta della Capitaneria di porto. E poi in serata con l’arrivo di altri 127 migranti, anche loro soccorsi in acque internazionali. Viaggiavano su un gommone di dieci metri, stipati come sardine, con il rischio di affondare. Fra loro vi sono 27 donne, di cui una incinta, e un bambino.

Tutti sono stati trasportati nel centro di prima accoglienza dell’isola, che con questi nuovi arrivi porta gli ospiti presenti a 911, di nuovo troppi rispetto agli 850 che la struttura può contenere.

Dalle coste libiche sarebbero pronti a partire ancora centinaia e centinaia di migranti, secondo quanto raccontano gli ultimi arrivati sull’isola: «Sono stato rinchiuso per due settimane insieme ad altre centinaia di persone in un capannone sulla costa libica prima di poter salire su un gommone», racconta un nigeriano giunto a Lampedusa stamani insieme ad altre 43 africani.

Intanto, altre due imbarcazioni sono state avvistate: vi sarebbero complessivamente 180 persone.
Non è dunque bastato il gesto di protesta avviato ieri dalla senatrice della Lega, Angela Maraventano, che è anche vice sindaco di Lampedusa, la quale per sei ore ha fatto uno sciopero della fame a bordo di una barchetta posizionata al centro dell’ingresso del porto dell’isola perchè voleva bloccare questi sbarchi e protestare contro il leader libico Gheddafi.

In serata è tornata indietro perchè ha detto ai giornalisti di aver ricevuto rassicurazioni dal ministro Maroni «che saranno rispettati i patti fra il governo libico e quello italiano per il pattugliamento congiunto in mare».

Ma con gli sbarchi di ieri è già tornata l’emergenza nel Cpa, da dove si registra quasi ogni giorno la fuga di extracomunitari. Ieri sera una decina di migranti sono stati fermati dai carabinieri nel centro di Lampedusa dopo che erano riusciti ad eludere la sorveglianza della struttura. I militari li hanno bloccati quando i migranti avevano già fatto il giro di un paio di bar per bersi una birra.


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Decreti su immigrazione clandestina inviati a Bruxelles

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La linea è quella della fermezza condivisa, per evitare frizioni internazionali. E’ per questo che ieri, da Napoli, i tre decreti legislativi del governo in materia di immigrazione clandestina sono stati immediatamente recapitati alla Commissione europea per un parere, insieme alla documentazione completa del Viminale sul fenomeno dei Rom in Italia. L’iniziativa, decisa dal ministro dell’Interno Roberto Maroni e concordata con il ministro ombra del Pd, Marco Minniti, ha riscosso apprezzamento: «L’invio di questi documenti permette di rafforzare il dialogo e la cooperazione necessaria tra la Commissione Ue e le autorità italiane», ha detto il Commissario Ue alla Giustizia Barrott. Se non ci saranno suggerimenti o modifiche, l’approvazione definitiva potrebbe arrivare al Consiglio dei ministri di metà settembre.

I tre decreti sono gli stessi che erano stati annunciati nelle scorse settimane: introducono discipline più severe per i ricongiungimenti familiari con l’introduzione del test del Dna per determinare la parentela, l’allontanamento per gli stranieri che non hanno un reddito sufficiente e alcune restrizioni per chi richiede asilo. Vediamo.

Circolazione in Italia. Per soggiornare nel nostro Paese per oltre tre mesi i cittadini comunitari dovranno avere risorse economiche sufficienti e provenienti da attività lecite dimostrabili, avere un’assicurazione sanitaria o iscrizione al Servizio sanitario nazionale ed iscriversi all’anagrafe entro 10 giorni dalla fine dei tre mesi. Chi non sarà iscritto all’anagrafe e non chiederà la carta di soggiorno, sarà allontanato. E’ in questo decreto che si riparla di prelievo delle impronte digitali, poiché prevedendo che i cittadini stranieri che intendono soggiornare per oltre tre mesi sul territorio nazionale debbano iscriversi all’anagrafe, si impone implicitamente l’applicazione delle medesime disposizioni previste per il cittadino italiano. «Compresi - è l’aggiunta del nuovo testo rispetto a quello approvato il 6 febbraio 2007 dal Governo Prodi - i rilievi dattiloscopici nei casi previsti dalla legge». Cioè le impronte digitali. E proprio questa formulazione della legge potrebbe aver spinto il Governo a sottoporre la normativa al vaglio della Corte di Bruxelles, in modo da verificarne la compatibilità con le direttive europee per evitare censure dopo l’approvazione definitiva. E ancora, il decreto prevede l’allontanamento anche per chi commetterà reati contro la moralità pubblica e il buon costume e quelli per i quali è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. In caso di allontanamento il cittadino comunitario potrà essere trattenuto per un massimo di 15 giorni in un Cpt. In caso di opposizione al decreto di allontanamento da parte del cittadino straniero, se il giudice non si pronuncia entro sessanta giorni, il provvedimento potrà essere eseguito comunque.

Ricongiungimenti familiari. Sono previste alcune restrizioni: per il coniuge è richiesta l’età minima di 18 anni e che non sia legalmente separato. Per i figli maggiorenni si richiede che l’impossibilità di provvedere alle proprie indispensabili esigenze di vita dipenda da ragioni oggettive derivanti da una condizione di invalidità totale. Per i genitori si richiede che non abbiano figli nel Paese di origine oppure, se ultrasessantacinquenni, che gli altri figli siano impossibilitati al loro sostentamento per documentati gravi motivi di salute. Potrà essere eseguito il test del Dna in caso di dubbi sull’effettivo legame di parentela.

Status di rifugiato. Sarà il prefetto a stabilire la residenza di chiede asilo. E il rifugiato dovrà comparire personalmente, se convocato, davanti alla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione.


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Due Hercule C130 per contenere l’ondata migratoria

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Due Hercules C130 militari ruotano tra vari scali continentali e Lampedusa per redistribuire la forte ondata immigratoria dei giorni scorsi, circa mille clandestini. Entro oggi il Centro dell’isoletta dovrebbe tornare alla normalità, grazie anche alla tregua di ieri: una sola barca, 33 a bordo. Analoga situazione a Malta, con 28 sbarcati. Nei trasferimenti il Viminale ha dato la precedenza a chi ha fatto richiesta di asilo politico o protezione dalle persecuzioni subite nei Paesi d’origine. Prima dell’imbarco tutti sono stati sottoposti a controlli medici ed informati sui loro diritti-doveri in Italia. Resta intanto alimentato il flusso di commenti sulla riposizione dell’emergenza estiva a Lampedusa.

L’Avvenire non ha lasciato passare sotto silenzio il polemico invito rivolto alla Chiesa dal sindaco di Lampedusa ad aprire i conventi per ospitare i clandestini piuttosto che bacchettare il Governo per il giro di vite sui clandestini. Il quotidiano dei Vescovi in replica annota, tra l’altro, come sia «sotto gli occhi di tutti ciò che il mondo cattolico, nelle sue varie articolazioni, ha messo in campo anche in Italia, e non da oggi, nel segno dell’accoglienza. Anche a costo - conclude Avvenire - di tirarsi addosso le critiche di quanti sostengono che ”non bisogna esagerare con la generosità”».

Sul proscenio, frattanto, compare il sindaco di Sciacca (Agrigento), Mario Turturici, che dopo avere partecipato all’ inaugurazione di Centro di permanenza temporanea, lamenta ora che l’Amministrazione locale «è stata tenuta completamente all’oscuro dell’accordo tra il ministero dell’Interno e l’associazione di volontariato Adra», che gestisce la struttura. E allora Claudio Baglioni, che si appresta ad esibirsi a Lampedusa nella kermesse canora ”O’scià” riflette ad alta voce che «accogliere o respingere sono verbi che, da soli, non significano nulla. Alimentano le polemiche, rubano spazio alla riflessione e allontanano il momento delle soluzioni». Piuttosto- è questo l’invito di Baglioni- «di fronte al dramma e alla disperazione di traversate e sbarchi dobbiamo interrompere le polemiche - prosegue - Le parole forti devono lasciare il posto ai pensieri forti, per dar vita ad una riflessione libera, autentica, illuminata e finalmente capace di curare la ”malattia” di cui traversate e sbarchi sono la ”febbre”».

E dalle pieghe del ”dramma della disperazione” evocato dal cantautore, emerge, dopo essere stata raccolta nei colloqui individuali con le donne sbarcate dal personale delle Organizzazioni di assistenza e delle Ong internazionali presenti a Lampedusa, la conferma del sordido contorno alla permanenza in Libia, durante il transito dal deserto alla costa, e negli angiporti, in attesa dell’imbarco. Le accuse sono rivolte specificatamente ad ”uomini in divisa”, che non si accontenterebbero solo di valuta occidentale, ma pretendono prestazioni sessuali. Né sarebbero infrequenti i casi in cui la ”richiesta” non c’è neppure: soltanto una violenza sessuale, talvolta di gruppo. Blessing, una ragazza di 18 anni, eritrea, ha decritto così il suo calvario: «Una notte sono arrivati 2 uomini che indossavano una divisa militare nella casa abbandonata al confine fra la Libia e la Tunisia dove il mio gruppo era in attesa di imbarco. Mi hanno portata via con la forza e condotta in una casa disabitata dove mi hanno violentata».

Qando è stata ricondotta nel gruppo, Blessing è stata rincuorata da due compagne di viaggio: «Mi hanno stretta fra le loro braccia lasciandomi capire che avevano subito la mia stessa sorte». Queste accuse, che le vittime non formalizzano davanti alla polizia per paura di ritorsioni alle famiglie rimaste in Patria, trovano conferme in sede di visita medica presso il poliambulatorio di Lampedusa, dove sono stati accertati esiti di violenze sessuali anche su ragazze quindicenni.


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Quattordici immigrati africani sono morti nelle coste spagnole

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Tragedia in mare, tra la costa spagnola e il Nord Africa. Quattordici immigrati africani, tra cui nove bambini, sono morti per il caldo e la disidratazione mentre tentavano di raggiungere il Paese europeo. I corpi dei piccoli, di età compresa tra i nove mesi e i quattro anni, erano stati gettati in mare. Molti dei sopravvissuti non riuscivano neppure a stare in piedi e sono stati ricoverati in ospedale. Tra i superstiti ci sono 13 donne, di cui tre incinte. Nei giorni scorsi 14 nigeriani erano annegati al largo della costa spagnola dopo che la loro barca si era capovolta nel mare agitato.

Secondo le statistiche dell’organizzazione umanitaria iberica, l’Apdh-a, l’anno scorso circa 921 immigrati sono partiti dall’Africa settentrionale e hanno perso la vita in mare nel disperato tentativo di raggiungere la Spagna.


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Sbarco di 92 iracheni con un barcone a Riace

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Novantadue clandestini sono giunti a Riace a bordo di un barcone. In buone condizioni anche i nove bambini ed il neonato che fanno parte del gruppo. Le donne sono in tutto 12. A bordo del barcone ci sono una settantina di immigrati, mentre gli altri trenta hanno raggiunto la riva a nuoto. Il motopeschereccio di circa 15 metri con cui gli immigrati sono giunti a Riace, fermatosi a pochi metri dalla battigia, dopo che ne sono state verifiche le buone condizioni strutturali è stato rimorchiato da una motovedetta dalla Guardia costiera fino a porto di Roccella Jonica.Gli immigrati sono stati così fatti scendere e portati in un centro di accoglienza della zona. Nello stesso centro sono stati portati anche i circa trenta immigrati che avevano raggiunto la riva a nuoto


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