Due Hercules C130 militari ruotano tra vari scali continentali e Lampedusa per redistribuire la forte ondata immigratoria dei giorni scorsi, circa mille clandestini. Entro oggi il Centro dell’isoletta dovrebbe tornare alla normalità, grazie anche alla tregua di ieri: una sola barca, 33 a bordo. Analoga situazione a Malta, con 28 sbarcati. Nei trasferimenti il Viminale ha dato la precedenza a chi ha fatto richiesta di asilo politico o protezione dalle persecuzioni subite nei Paesi d’origine. Prima dell’imbarco tutti sono stati sottoposti a controlli medici ed informati sui loro diritti-doveri in Italia. Resta intanto alimentato il flusso di commenti sulla riposizione dell’emergenza estiva a Lampedusa.
L’Avvenire non ha lasciato passare sotto silenzio il polemico invito rivolto alla Chiesa dal sindaco di Lampedusa ad aprire i conventi per ospitare i clandestini piuttosto che bacchettare il Governo per il giro di vite sui clandestini. Il quotidiano dei Vescovi in replica annota, tra l’altro, come sia «sotto gli occhi di tutti ciò che il mondo cattolico, nelle sue varie articolazioni, ha messo in campo anche in Italia, e non da oggi, nel segno dell’accoglienza. Anche a costo - conclude Avvenire - di tirarsi addosso le critiche di quanti sostengono che ”non bisogna esagerare con la generosità”».
Sul proscenio, frattanto, compare il sindaco di Sciacca (Agrigento), Mario Turturici, che dopo avere partecipato all’ inaugurazione di Centro di permanenza temporanea, lamenta ora che l’Amministrazione locale «è stata tenuta completamente all’oscuro dell’accordo tra il ministero dell’Interno e l’associazione di volontariato Adra», che gestisce la struttura. E allora Claudio Baglioni, che si appresta ad esibirsi a Lampedusa nella kermesse canora ”O’scià” riflette ad alta voce che «accogliere o respingere sono verbi che, da soli, non significano nulla. Alimentano le polemiche, rubano spazio alla riflessione e allontanano il momento delle soluzioni». Piuttosto- è questo l’invito di Baglioni- «di fronte al dramma e alla disperazione di traversate e sbarchi dobbiamo interrompere le polemiche - prosegue - Le parole forti devono lasciare il posto ai pensieri forti, per dar vita ad una riflessione libera, autentica, illuminata e finalmente capace di curare la ”malattia” di cui traversate e sbarchi sono la ”febbre”».
E dalle pieghe del ”dramma della disperazione” evocato dal cantautore, emerge, dopo essere stata raccolta nei colloqui individuali con le donne sbarcate dal personale delle Organizzazioni di assistenza e delle Ong internazionali presenti a Lampedusa, la conferma del sordido contorno alla permanenza in Libia, durante il transito dal deserto alla costa, e negli angiporti, in attesa dell’imbarco. Le accuse sono rivolte specificatamente ad ”uomini in divisa”, che non si accontenterebbero solo di valuta occidentale, ma pretendono prestazioni sessuali. Né sarebbero infrequenti i casi in cui la ”richiesta” non c’è neppure: soltanto una violenza sessuale, talvolta di gruppo. Blessing, una ragazza di 18 anni, eritrea, ha decritto così il suo calvario: «Una notte sono arrivati 2 uomini che indossavano una divisa militare nella casa abbandonata al confine fra la Libia e la Tunisia dove il mio gruppo era in attesa di imbarco. Mi hanno portata via con la forza e condotta in una casa disabitata dove mi hanno violentata».
Qando è stata ricondotta nel gruppo, Blessing è stata rincuorata da due compagne di viaggio: «Mi hanno stretta fra le loro braccia lasciandomi capire che avevano subito la mia stessa sorte». Queste accuse, che le vittime non formalizzano davanti alla polizia per paura di ritorsioni alle famiglie rimaste in Patria, trovano conferme in sede di visita medica presso il poliambulatorio di Lampedusa, dove sono stati accertati esiti di violenze sessuali anche su ragazze quindicenni.
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