A Ferragosto, lo scorso anno, a Duisburg la ’ndrangheta ha ucciso sei giovani in un ristorante italiano. E proprio ieri a San Luca, il paese da dove sarebbe partito il commando, i carabinieri hanno arrestato il latitante Paolo Nirta, di 31 anni, reggente dell’omonima cosca che da anni si contrappone in una feroce faida ai Pelle-Vottari. Faida all’interno della quale sarebbe maturata la strage in Germania, quasi una resa dei conti finale dopo l’uccisione della moglie del fratello Gianluca, Maria Strangio, nel Natale 2006. Un colpo grosso, nel santuario dei “mammasantissima”, quello inferto da un centinaio di carabinieri di Locri che all’alba di ieri hanno circondato una vecchia casa, nella parte antica del paese.
Nirta, che era latitante dal maggio scorso perché sospettato di essere uno dei mandanti della strage di Duisburg, ha tentato la fuga gettandosi da un balcone che si affaccia sui vicoli sottostanti, ma è stato bloccato immediatamente. Nella casa c’era anche una botola che consente l’accesso a uno stretto cunicolo che conduce in una stradina sottostante l’abitazione, ma non ha fatto a tempo ad imboccarlo. L’uomo che viveva barricato non solo per timore dell’arresto, ma anche per quello di venire ucciso si era nascosto in casa di due zie, sorelle della madre, Antonia ed Agata Pizzata, di 64 e 58 anni, ora accusate di favoreggiamento.
C’è anche un’agenda tra gli oggetti recuperati nell’abitazione bunker di San Luca, che sarà sottoposta ai rilievi scientifici e che potrebbe offrire nuovi sviluppi all’indagine. Paolo Nirta temeva per la sua vita da molti anni, soprattutto dopo l’uccisione della cognata che aveva impresso un salto di qualità alla faida. Difficilmente la ’ndrangheta uccide donne. Da allora si spostava nascosto tra i sedili di un’auto, per comunicare usava i «pizzini» che faceva consegnare ai destinatari da ragazzini di San Luca in scooter. Il rifugio sotterraneo potrebbe essere stato usato per nascondervi armi e latitanti.
In un’intervista rilasciata al settimanale Panorama, in edicola oggi, Giovanni Strangio (fratello di Maria), anche lui ricercato per la strage di Duisburg alla quale avrebbe materialmente partecipato, nega ogni responsabilità: «Mi inginocchio e giuro di essere innocente dinanzi a Dio, al mondo intero e ai familiari delle vittime - dice il latitante - anche se le mie ragioni in questo momento non interessano alla magistratura che deve dimostrare all’opinione pubblica internazionale, e soprattutto ai tedeschi, di risolvere velocemente il caso consegnando i colpevoli alla giustizia». Poi aggiunge: «Ad incolparmi basta il fatto che sono italiano, di San Luca e mi chiamo Strangio». Ma il procuratore Nicola Gratteri, che ha emesso l’ordine di cattura, non sembra nutrire dubbi. In un’intervista rilasciata allo stesso settimanale dice: «Strangio è l’autore del massacro di Duisburg, tant’è che la montagna di accuse nei suoi confronti, lo induce a sottrarsi alla cattura anzichè presentarsi e spiegare le sue ragioni».
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