La perizia depositata dal medico legale Maria Berlich ha stabilito che Lorena Cultraro non era incinta. Dunque non una incipiente maternità, ma soltanto il suo fantasma ha spinto i tre ragazzi di Niscemi, rei confessi, ad uccidere in un ripugnante contesto, Lorena, loro compagna d’infanzia e di scuola. Una ragazzina di 14 anni attirata il 30 aprile scorso in un casolare di campagna, sottoposta a violenza sessuale dal “branco”, quindi brutalmente picchiata ( «volevamo farla abortire», hanno detto gli assassini) e poi strangolata con il cavo dell’antenna di una Tv.
Il corpo di Lorena zavorrato con un blocchetto di cemento è stato subito lanciato a macerare in una vasca irrigua. Dopo vari giorni di «assenza» e di vane ricerche, mentre l’angoscia della famiglia diventava di tutto il paese, il 12 maggio scorso, il corpo di Lorena fu scoperto per caso da un agricoltore in una vallata a breve distanza da Niscemi. Quella stessa notte i carabinieri portarono davanti al magistrato, che ne raccolse la agghiacciante confessione, i tre più intimi amici della vittima, A. di 15 anni, e D., di 17, e G. 16. Alessandro disse: «Lorena voleva incolparci tutti e tre perché sicuramente uno di noi l’aveva messa incinta». Quando il diciassettenne decise che era il momento di agire invitò Lorena ad andare con lui in campagna e le tese una trappola, convocando via Sms i suoi complici al casale nella immediata periferia del paese.
Sotto il profilo delle responsabilità del terzetto l’esito di questo aspetto della perizia non modifica il quadro accusatorio. «Il dato clinico - osservano in Procura - è irrilevante, posto che l’omicidio è avvenuto perché i tre imputati erano convinti che la ragazza fosse incinta di uno di loro». Del tutto diversa l’eco a casa Cultraro. La famiglia ha respinto sin dal primo momento l’ipotesi che la vittima fosse in attesa di un figlio. Una zia, per esempio aveva osservato: «Con me aveva una grande confidenza, Lorena si sarebbe confidata». Ed ora Giuseppe, il padre della vittima, commenta: «Tre spietati assassini hanno cercato di scrollarsi l’immagine di mostruosi carnefici, accreditandosi a “vittime” di un ipotetico ricatto di mia figlia. Ma la realtà che emerge dalla perizia è ben diversa».
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