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Incidente stradale nel Sinai, 12 turisti morti in un frontale

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Dodici turisti, tra cui sette stranieri (olandesi, russi e ucraini), sono morti in un incidente stradale avvenuto nel Sinai, in Egitto, nei pressi della località balneare di Ras Sedr, sul Mar Rosso. L’autobus su cui viaggiavano si è scontrato frontalmente con un camion: nello schianto altre 37 persone sono rimaste ferite. Secondo fonti diplomatiche al Cairo, risultano coinvolti anche cittadini britannici.
Solo pochi giorni fa, in un altro incidente stradale, tre turisti italiani avevano perso la vita a Dahab, sempre nel Sinai: viaggiavano su una jeep che è uscita di strada schiantandosi contro un muretto. Ogni anno in Egitto, per la scarsa sicurezza, sulle strade muoiono circa 6mila persone e 30mila rimangono ferite.


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Frana travolge una baraccopoli del Cairo, almeno 30 morti

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Oltre 500 persone potrebbero ancora trovarsi intrappolate sotto le macerie nel quartiere di el-Deweiga, baraccopoli del Cairo. Una gigantesca frana ha investito una baraccopoli alla periferia del Cairo e si teme che centinaia di persone siano sepolte sotto le macerie. Finora le vittime accertate sono almeno 30, decine i feriti, secondo le squadre di soccorso. I massi, staccatisi dalla collina di Moqattam, che sovrasta il popolare sobborgo di Manshiyet Naser, sono caduti alle 8 ore locali in una zona del distretto di Sbat Bekhit. Ma il bilancio potrebbe ancora peggiorare: si teme infatti che sotto le macerie possano essere rimaste intrappolate oltre tra 150 e 200 persone. Decine di uomini della polizia e squadre di soccorso sono giunte sul posto e stanno lavorando insieme a vigili del fuoco, ambulanze e cani poliziotto, ma i residenti sono infuriati per quella che considerano una risposta inadeguata da parte del governo.


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Suzanne Tamim uccisa a Dubai da violente pugnalate

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Doveva essere un astro nascente della musica libanese. Bionda, occhi verdi, quando nel 1996 vinse un talent show musicale, il pubblico fu abbagliato dalla sua bellezza e dalla sua bravura. Ma Suzanne Tamim non sarebbe stata una donna fortunata. Avrebbe appena colto il sapore del successo per poi scomparire in una caccia all’uomo che si sarebbe conclusa nel suo ultimo nascondiglio a Dubai. Da otto mesi, scappata dal Cairo aveva fatto perdere le sue tracce. Fino a lunedì quando amici preoccupati hanno avvisato la sicurezza del più esclusivo complesso residenziale di Dubai dove viveva al 21° piano.

La polizia l’ha trovata in un lago di sangue: il volto sfigurato e il corpo fasciato in abito da sera violato da violente pugnalate. Nessuno sembra essersi accorto di nulla fino a quando è arrivata la polizia sguinzagliata in tutto il complesso. «Alle dieci di sera ogni piano del palazzo brulicava di agenti», ha raccontato un residente del Jumeriah Beach Residence. «Siamo scioccati – ammette Naaman Aboumrad, il proprietario del Deli D cafè al piano terra della torre – qui la gente paga migliaia di dollari per la sicurezza e la riservatezza». Il che porterà la polizia a pensare che l’assassino possa essere qualcuno che la conosceva.

Suzanne nella sua turbolenta vita era riuscita a produrre solo due dischi, alcune canzoni diventate famose nel mondo arabo, tra le quali una, “Amanti”, dedicata al premier Hariri brutalmente assassinato a Beirut. Aveva talento, ma la sua ricerca sfrenata di un uomo che l’amasse l’aveva portata ad avere due matrimoni falliti e un pessimo rapporto con il padre dal quale pare si nascondesse, secondo il giornale in arabo ancora prima di diventare famosa. Poi è arrivato il suo secondo marito, Adel Matook conosciuto in Francia e diventato suo manager, le aveva fatto promesse, le aveva detto che l’avrebbe rilanciata mentre poi accecato dalla gelosia, le aveva chiesto di smettere di cantare ed era riuscito ad ottenere un’ordinanza per cui lei non potesse lasciare il Libano.

Ma Suzanne aveva detto no, lo aveva lasciato e lui l’aveva accusata di avergli rubato 350 mila dollari dalla cassaforte. Condannata a due anni, non fece un solo giorno di galera. Lei voleva solo andarsene e liberarsi di lui e qualcuno, ex marito compreso, ha pensato che fosse lei il mandante dell’attentato che nel 2005 coinvolse Matook. Rimase ferito ma non sporse denuncia contro l’ex moglie e la polizia non scoprì niente.

L’unica cosa certa è che Suzanne non stava mai troppo a lungo in un posto, dopo Parigi, il Cairo è finita a Dubai dove viveva all’ombra del suo successo e forse della paura che la braccava. Qualche tabloid inglese parla anche di Londra dove si sarebbe innamorata di nuovo, ma la polizia che investiga non ha rilasciato nessuna dichiarazione, due persone sarebbero state fermate, ma nessun arresto è ancora avvenuto. Intanto nel web per gli appassionati di musica araba non si parla d’altro. Da messaggi di condoglianze a terribili minacce, alcuni la chiamano ratto, altri dicono che finalmente è stata estirpata come un’erbaccia, in genere estremisti islamici che molto spesso minacciano donne famose senza però quasi mai colpire veramente.


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Morti 4 neonati nell’incubatrice per un blackout nel Cairo

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Un video diffuso su internet sta sconvolgendo l’Egitto: le immagini mostrano i sanitari di un ospedale pubblico del Cairo mentre cercano di rianimare cinque neonati prematuri. Il sistema di emergenza non funziona. Si sentono urla e frasi concitate, è il caos: sono scioccanti le immagini riprese con un telefono cellulare in un ospedale egiziano al Cairo, che mostrano un incidente accaduto il 22 maggio scorso, in cui quattro neonati sono morti per la mancanza di energia elettrica. Quattro dei bimbi sono morti per l’incidente, e la tragedia ha commosso il paese e attizzato le polemiche sullo stato della sanità pubblica. Il blackout è iniziato dopo mezzanotte ed è durato circa tre ore. Il reparto è rimasto senza corrente per tutto quel tempo, perchè il gruppo elettrogeno non è partito, secondo i medici per mancanza di manutenzione. La notizia ha sconvolto tutto il paese tanto da ripensare se il sistema sanitario nazionale pubblico è ancora valido. Nel 2001 l’Egitto spendeva il 2,4% del Pil per la sanità pubblica mentre nel 2006 ha speso solo l’1,3%. Adesso chi ha soldi si rivolge alla sanità privata.


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