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Iraq, due donne kamikaze fanno strage tra i pellegrini sciiti

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15 morti e 40 feriti tra i fedeli che si recavano a Kerbala per una festa
Si sono fatte esplodere a cinque minuti e 50 metri l'una dall'altra
Iraq, due donne kamikaze fanno strage tra i pellegrini sciiti


(00:25 15/08/2008)
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Juventus strapazza gli slovacchi dell’Artmedia Bratislava

, Alessandro Del Piero, Artmedia Bratislava, Claudio Ranieri, Juventus, Notizie sportive, Pavel Nedved No Comments »

Profumo di Champions League. La Juventus dell’eterno Del Piero (gol e magie a ripetizione per il capitano) strapazza gli slovacchi dell’Artmedia Bratislava, cala il poker ed ipoteca la fase a gironi della coppa con le orecchie lunghe. A volte ritornano: il digiuno adesso è finito. Dopo due anni passati a guardare gli altri, 861 giorni per la precisione - l’ultima gara ufficiale risale al 6 aprile 2006 contro l’Arsenal - la Juventus si è ripresa l’Europa con una prova di forza. Gol, spettacolo ed emozioni, ieri sera, all’Olimpico di Torino, quasi gremito per l’occasione. A mandare in visibilio i 23 mila spettatori accorsi sugli spalti (in tribuna anche Giampiero Boniperti) ci ha pensato Del Piero (standing ovation al momento del cambio). Per lui un’altra serata da protagonista, impreziosita da un gol (242esimo) “alla Del Piero”: destro sotto il sette a girare dal limite dell’aria e linguaccia d’ordinanza. Ranieri ci aveva visto giusto, quando disse che Pinturicchio è come il vino: più invecchia e più migliora. Come dargli torto dopo ieri sera? E il tecnico romano gongola: ««Abbiamo fatto qualcosa d’importante, dobbiamo andare là concentrati, perché loro hanno fatto 5 gol al Celtic. Del Piero? E’ straordinario»».

Il baronetto di Testaccio si presenta al rendez-vous con la storia con il collaudato 4-4-2 e soprattutto con la vecchia guardia, coloro che hanno conquistato a denti stretti il terzo posto nell’ultimo campionato dopo aver conosciuto l’onta della serie B. Non ci sono Nedved (squalificato) e Zanetti (infortunato), oltre ai giovani dell’olimpica di Casiraghi. Ranieri fa di necessità virtù e disegna una Juventus tanto camaleontica quanto solida con Amauri in panchina. Pronti via, i bianconeri partono forte e dopo una manciata di minuti (7′), Camoranesi con un destro chirurgico trova il vantaggio.

Grgyera (15′) è costretto a lasciare il campo per un colpo alla testa. E Ranieri, considerando l’evanescenza degli avversari, manda in campo Iaquinta, spostando Salihamidzic sulla linea di difesa. Chi voleva vedere il tridente è stato accontentato, da adesso è una Juventus a trazione anteriore. Il gol non frena la foga dei bianconeri, che meritatamente fanno di nuovo centro (26′) con Del Piero, autore di una pennellata d’autore, che manda in delirio l’Olimpico. La Juventus continua a macinare gioco, collezionando occasioni. E puntuale al 39’ arriva il terzo gol con Chiellini.

Nella ripresa, la musica non cambia. La Juventus non abbassa la guardia e sfiora ripetutamente il quarto gol, che arriva solo allo scadere con un colpo di testa di Legrottaglie.

Gli altri risultati. Spartak Mosca-Dinamo Kiev: 1-4, Lewski Sofia-Bate Borisov: 0-1, Shaktar-Zagabria: 2-0, Anorthosis-Olympiakos: 3-0, Aalborg-Kaunas: 2-0, Galatasaray- Steaua Bucarest: 2-2, Brann-Marsiglia: 0-1-, Twente-Arsenal:0-2, Shalke-Atletico M.: 1-0, Sparta Praga-Panathinaikos: 1-2, Standard Liegi-Liverpool: 0-0, Vitoria Guimares-Basilea: 0-0, Barcellona-Wisla Cracovia: 4-0.


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Tripoli, bomba alla fermata del bus uccide 17 persone

, Bashar al Assad, Damasco, Libano, Michel Suleiman, Notizie dal mondo, Siria, Tripoli, attentato terroristico No Comments »

Una potente bomba, confezionata con biglie di piombo per ampliarne la capacità distruttiva, è esplosa ieri mattina a Tripoli, nel Nord del Libano, uccidendo 17 persone e ferendone una quarantina; appena poche ore prima che il presidente libanese Michel Suleiman iniziasse una attesa visita a Damasco dove, appena giunto, ha preso con l’omologo Bashar al Assad una decisione storica: i due presidenti hanno deciso di allacciare relazioni diplomatiche a livello di ambasciatori «conformemente al trattato delle Nazioni Unite e della legge internazionale», ha detto Bussaina Shaaban consigliera politica del presidente Assad. Libano e Siria non hanno mai avuto relazioni diplomatiche dalla proclamazione della loro indipendenza, più di 60 anni fa, alla fine del mandato francese. In luglio Suleiman e Assad avevano annunciato a Parigi, a margine dell’Unione per il mediterraneo, la loro volontà di stabilire relazioni diplomatiche.

A Tripoli l’esplosione, vicino alla fermata degli autobus, ha investito in pieno un autobus pubblico sul quale si trovavano oltre a diversi civili anche numerosi soldati, e infatti, di certo non a caso, tra le persone uccise ci sono anche nove militari, oltre a una bimba di cinque anni.

In un comunicato, l’esercito ha denunciato che si tratta di «un atto terroristico diretto contro l’istituzione militare, e contro la coesistenza pacifica in Libano». Da molti mesi l’esercito è presente in forze nel Nord del Paese, e in particolare a Tripoli. Da circa due settimane è stato schierato - con l’ordine di far ricorso alla forza se necessario - tra due quartieri alla periferia della città, teatro dal mese scorso di periodici e violenti scontri tra miliziani sunniti e loro rivali alawiti.

Suleiman, che prima di essere eletto presidente nel maggio scorso era il comandante dell’esercito e che ha guidato la battaglia di Nahr al Bared, ha subito condannato questo «crimine terroristico». Poche ore dopo, è partito per Damasco, per compiere la prima visita di un presidente libanese in Siria sin da quando il governo siriano è stato indotto a ritirare, dopo quasi 30 anni, i suoi soldati dal Libano, nel 2005, sulla scia delle pressioni internazionali seguite all’assassinio dell’ex premier libanese Rafik Hariri. A Damasco, Suleiman è stato accolto dal presidente Bashar al Assad con il quale ha in programma incontri anche oggi per discutere la revisione degli accordi di cooperazione siglati dopo la fine della guerra civile libanese (1975-1990), nonchè dei prigionieri libanesi detenuti nelle carceri siriane.


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Tregua in bilico tra bombe e sgarbi Rice: “Subito la pace Mosca-Tbilisi”

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(21:48 14/08/2008)
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Delitto Orlandi, ritrovata a Roma un’auto sospetta

, Antonio Parisi, Banda della Magliana, Bruno Giordano, Emanuela Orlandi, Enrico De Pedis, Flavio Carboni, Notizie di cronaca, Roma, Sabrina Minardi, Villa Borghese, auto Bmw No Comments »

Dopo 25 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, gli investigatori avrebbero in mano un nuovo elemento per le indagini: una Bmw 745 di color grigio scuro molto simile a quella che sarebbe stata utilizzata per il rapimento della giovane. A rivelarlo è il settimanale “Visto” (oggi in edicola), che pubblica la foto dell’auto, trovata dal giornalista Antonio Parisi in un parcheggio di villa Borghese dove sarebbe stata abbandonata nel 1995. Il settimanale spiega che «la descrizione della Bmw grigia coincide con le dichiarazioni rese ai magistrati da Sabrina Minardi, ex moglie del calciatore Bruno Giordano, che al tempo del rapimento della Orlandi era l’amante di Enrico De Pedis, uno dei capi della banda della Magliana». Inoltre, secondo “Visto”, «dai primi accertamenti, risulta che il primo proprietario della Bmw è stato Flavio Carboni, l’imprenditore indagato e poi assolto nel processo di primo grado nell’inchiesta sulla morte del banchiere Roberto Calvi». Sempre secondo il settimanale, poi, la squadra mobile di Roma starebbe analizzando l’automobile e avrebbe trovato tracce interessanti. Questo ritrovamento, però, non concide con le descrizioni dell’auto sulla quale è stata vista salire Emanuela Orlandi, il giorno in cui è scomparsa. I testimoni, infatti, parlarono di una Bmw touring verde “tundra”. La macchina trovata ora nel parcheggio romano sarebbe, in effetti, appartenuta a Flavio Carboni, ma poi avrebbe avuto diversi altri proprietari. Ha camminato fino al 2005 quando l’ultima acquirente, una signora assolutamente incensurata, l’ha parcheggiata “per sempre” nel garage di Villa Borghese. L’informazione, comunque, al momento non è stata confermata.


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Ucciso a fucilate il suocero di De Rossi ad Aprilia

, AS Roma, Aprilia, Daniele De Rossi, Massimo Pisnoli, Notizie di cronaca, Raffaella De Pasquale, Roma, Trullo No Comments »

Anche la direzione distrettuale antimafia cercherà di far luce sull’esecuzione di Massimo Pisnoli, suocero del calciatore della Roma e della nazionale Daniele De Rossi. Il cadavere è stato ritrovato da un’automobilista l’altro ieri nelle campagne di Aprilia, nei pressi del parcheggio della stazione di Campoleone. La vittima, 48 anni, aveva piccoli precedenti per furto e altri reati contro il patrimonio, ma adesso si sospetta che negli ultimi tempi avesse commesso qualche “sgarro” di quelli che contano negli ambienti della criminalità organizzata romana. Era noto, Pisnoli, soprattutto per il fatto di essere il papà di Tamara, moglie del calciatore della Roma e della Nazionale Daniele De Rossi. Il riconoscimento ufficiale non c’è stato ancora ma i dubbi restano pochi. Dell’uomo era stata denunciata la scomparsa dieci giorni fa dalle figlie. Era rimasto in contatto solo con loro, la sua storia familiare per il resto era travagliata.

Massimo Pisnoli è stato attirato in una trappola, nei pressi della stazione ferroviaria di Campoleone. Ne sono convinti i carabinieri che stanno seguendo il caso. Un terreno praticamente abbandonato, lontano da occhi indiscreti. L’esecuzione è avvenuta lì: un colpo alla spalla e uno in bocca, sparati da un fucile. Il tutto una settimana fa circa. Il ritrovamento del cadavere nella serata di lunedì, ormai in avanzato stato di decomposizione, quindi l’avvio delle indagini. Rese complicate, almeno all’inizio, dalle condizioni del corpo. Il paziente lavoro degli uomini del comando provinciale dell’Arma, diretti dal colonnello Leonardo Rotondi, ha consentito di ricostruire l’accaduto, poi “incrociando” i dati sulle persone scomparse e la loro descrizione si è arrivati alla vittima. I carabinieri hanno repertato, anche grazie all’uso del metal detector, altro materiale sul luogo del delitto e si muovono negli ambienti ai quali era legato Pisnoli. Le indagini cercano ora di ricostruire gli ultimi movimenti di Pisnoli che ufficialmente era residente a Roma, zona Trullo, ma di recente era solito spostarsi spesso. Forse aveva il presagio che lo stessero cercando, si sentiva braccato, portava con sé chissà quale segreto. Smentito dagli investigatori, comunque, il fatto che l’uomo fosse già sfuggito a un agguato ma di certo doveva aver commesso un affronto importante per finire ammazzato così.

I militari e il sostituto procuratore Raffaella De Pasquale ieri sono stati a lungo in contatto anche con il procuratore aggiunto dell’antimafia di Roma Giancarlo Capaldo. L’inchiesta per adesso resta nel capoluogo pontino ma le modalità con le quali è avvenuta l’esecuzione lasciano pensare ad altro. Prima di sparare l’assassino, secondo la ricostruzione del medico legale Maria Cristina Setacci, avrebbe obbligato la vittima ad tenere alzate le braccia che sono state trovate in quella posizione. Aveva il cranio sfondato, il proiettile è uscito dalla nuca. Esecuzione in piena regola. L’interesse della Dda romana, tra l’altro, scaturisce anche dalle “storiche” tracce dei clan della malavita organizzata nel territorio pontino. Che c’entrasse Pisnoli, però, è ancora da capire.


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Giovani rom potrebbero fare gli sciuscià ai supermercati

, Carlo Mosca, Massimo Barra, Notizie politiche, Roma, Savino Pezzotta, nomadi, rom, sciuscià, supermercati No Comments »

I ragazzi rom? «Potrebbero per esempio fare gli sciuscià davanti ai supermercati». La proposta di affidare ai giovani nomadi l’antico mestiere dei lustrascarpe, che ha riempito importanti pagine di letteratura italiana del ventesimo secolo, arriva dal prefetto di Roma Carlo Mosca. L’ipotesi è gettata lì, come esempio di vecchio lavoro manuale, ma crea subito vivaci polemiche. Anche perché Mosca, tra le altre cose, nei mesi scorsi è stato nominato dal governo commissario straordinario per l’emergenza nomadi nella Capitale. «Le soluzioni per questi ragazzi potrebbero essere molte - dice il prefetto - È necessario valutare le possibilità di impiegare i giovani ragazzi rom molto bravi nei lavori manuali».

A non prenderla bene è soprattutto l’Opera nomadi, che ricorda momenti drammatici della storia contemporanea: «Siamo esterrefatti, stentiamo a crederci - è la prima reazione del presidente Massimo Converso - Invitiamo il nostro grande amico Carlo Mosca a non pronunciare più la parola sciuscià rom, perché ci evoca lo sterminio di 300 lustrascarpe, nell’autunno 1941 sulla piazza di Kragujevac in Serbia, da parte dei soldati nazisti a cui bambini rom si erano rifiutati di pulire le scarpe». Nel parco della rimembranza della cittadina dell’ex Jugoslavia ora sorge il monumento dei “Fiori di pietra”, dedicato proprio ai piccoli sciuscià uccisi.

Perplesso anche Savino Pezzotta, esponete dell’Unione di centro: «Non è che un ragazzo rom non possa inserirsi nel mondo del lavoro e che, quindi, per lui bisogni trovare delle figure lavorative strane - dice l’ex segretario della Cisl - Bisogna capire la loro cultura, lavorare per l’integrazione che deve cominciare dalla scuola». Ma la proposta di Mosca incontra anche pareri favorevoli: «È un fatto positivo, al di là della terminologia - sostiene il presidente della Croce rossa italiana, Massimo Barra - Offrire lavoro, anche se si tratta di impieghi desueti e dimenticati, significa andare nella direzione giusta». Lo stesso concetto lo esprime anche la Comunità di Sant’Egidio: «Tutto ciò che crea opportunità di lavoro, ovviamente in orario non scolastico, se si accompagna dunque a garanzie e incentivi affinché i giovani rom vadano a scuola, anche attraverso borse di studio, è senz’altro positivo».

E il prefetto, alla fine, precisa: «Non mi rimangio nulla: L’importante è garantire il diritto di lavorare e creare una senso di responsabilità nuovo. Ho parlato di sciuscià, ma avrei potuto dire cuoco, pizzaiolo, calzolaio - ribadisce Mosca - Vorrei che fosse la comunità rom a decidere il loro futuro. Noi possiamo offrire possibilità: voglio precisare che non ho mai parlato di bambini che, nel rispetto della legge italiana non possono e non devono lavorare».


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Letta, altro che polemiche, la gente ai militari dice grazie

, Famiglia Cristiana, Gianni Letta, Giuseppe Valotto, Notizie politiche, Roma, decreto sicurezza, esercito italiano No Comments »

Una città piena di sole e semi-deserta. In qualche angolo di Roma, qua e là, davanti a un’ambasciata, nel mezzo di una piazza, dietro l’angolo di una via del centro o di una strada di periferia, si scorgono alcuni di quei tremila militari che il governo ha sparpagliato in tutta l’Italia in nome della ”tolleranza zero” e del bisogno di rassicurare i cittadini. I politici sono in vacanza. Ma non proprio tutti.

Almeno uno, Gianni Letta, è restato qui: a presidiare Palazzo Chigi. E sarà perchè lui presidia (non militarmente) la sede del governo e i soldati presidiano (armi in pugno) tanti altri luoghi, di fatto fra presidianti si crea un’unione di fatto che Letta vive così. Esce dal suo studio e va in giro per l’Urbe a complimentarsi con i soldati per il lavoro che stanno svolgendo: «Vi dico grazie a nome del governo. E sono venuto a testimoniare a nome dei cittadini, in un giorno quasi di festa, quando gli altri stanno al mare o in montagna, la gratitudine del Paese verso chi si sacrifica per la sicurezza di tutti». E partono i flash dei fotografi, girano le telecamere, s’incuriosiscono - da lontano - i rarissimi passanti che s’affacciano nella città svuotata.

Ora Letta va a salutare la pattuglia che si trova a piazza San Giovanni in Laterano, davanti alla rappresentanza diplomatica dell’Autorità nazionale palestinese. Adesso il sottosegretario, a via delle Terme Deciane, sta facendo visita ai soldati di guardia all’ambasciata americana presso la Santa Sede. E grazie a questi militari che presidiano le sedi diplomatiche, molti poliziotti e carabinieri possono essere dirottati verso altri compiti operativi. Intanto i giornalisti stuzzicano Letta, ricordandogli che l’opposizione critica l’iniziativa del governo. Risposta: «Questo tipo di divisioni riguardano il teatrino della politica». E ancora: «Basta andare in giro, accostarsi a una pattuglia e vedere per dieci minuti che ogni cittadino che passa si ferma a dire: ”grazie!” e ”bravi!”». Delle critiche di Famiglia Cristiana - che così ha stroncato l’operazione militari in città: «Giocano ai soldatini, mentre il Paese è sempre più povero» - Letta non vuole parlare e non parla. Ma il giro romano del braccio destro del Cavaliere è implicitamente una risposta ai rilievi della rivista cattolica. E contiene anche questo siparietto: il sottosegretario e una soldatessa che si fanno immortalare insieme in una fotografia. Segue commento lettiano: «Le donne nell’esercito sono belle e marziali».
Più in generale: «Vi state impegnando tutti con abnegazione, spirito di sacrificio e in maniera esemplare, a tutela dei cittadini». E ancora: «State scrivendo un’altra bella pagina dell’esercito italiano». I fanti ringraziano. Gli ufficiali pure. E gongola il generale Giuseppe Valotto, che accompagna Letta in questa passeggiata.

Berlusconi definisce «esercito del bene» quello che pattuglie le città ed è sempre più convinto di avere fatto la scelta giusta. Il ministro La Russa idem, e conferma: «Soltanto i delinquenti e i posto-sessantottini possono essere contrari a un’iniziativa come la nostra». Eppure, ieri, dopo la passeggiata di Letta, una parte dell’opposizione - quella targata Udc - avanza dei rilievi: «Se una persona notoriamente schiva, ma certamente operosa e molto equilibrata come Gianni Letta, dice che i militari italiani stanno facendo un buon lavoro, non abbiamo motivo di dubitarne». E tuttavia…: «Sta al governo adoperarsi per far sì che non solo i tremila militari nelle strade, ma anche le migliaia impegnati nel mondo in missioni di pace e gli oltre duecentomila fra poliziotti e carabinieri quotidianamente impegnati a fronteggiare la criminalità, possano aver fiducia di un governo che usa i militari come testimonial». Ancora Rao: «Si va dal ”militare spazzino” al ”militare ispettore” contro le morti bianche, cioè una sorta di jolly da giocare nelle emergenze. Dimenticandosi però di dare alle forze dell’ordine e alle forze armate uomini, mezzi e risorse per i loro compiti primari».

Ma il governo è soddisfattissimo per come stanno andando le cose. E Letta, prima di rientare nel suo studio, ha riempito la città semivuota con decine di sorrisi.


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Udc corteggiata dal Partito Democratico e dalla Pdl

, Antonio Di Pietro, Notizie politiche, Partito Democratico, Pdl, Pier Ferdinando Casini, Silvio Berlusconi, Udc No Comments »

Un’estate di corteggiamento per i centristi. Pressati dal Pd per le alleanze a livello locale, a cominciare dall’Abruzzo, dove si voterà per rinnovare la giunta regionale il 30 novembre, e dove si vorrebbe candidare il moderato Rodolfo De Laurentis. E anche in Puglia il coordinatore Sanza sta valutando possibili intese. Tutti cercano i centristi, dunque. Anche il Pdl - con qualche divisione - attende il ritorno del «figliol prodigo», per dirla con Berlusconi che per adesso tace. E Pier Ferdinando Casini non esclude possibili sviluppi, pur rimarcando la distanza ancora esistente. Il leader centrista persegue la sua linea «della responsabilità», valutando le proposte in Parlamento e resta alla finestra. In un’intervista al ”Resto del Carlino”, ricorda: «Mai dire mai in politica. Già ci troviamo nel Ppe, per cui lavoriamo insieme costruttivamente a livello europeo, anche in tante amministrazioni locali ora e in futuro. A me - aggiunge - interessa interloquire sia con il Pdl che con il Pd, con cui siamo all’opposizione e sviluppiamo un dialogo giornaliero. Ma è chiaro che non abbiamo niente a che fare con Di Pietro ed il suo giustizialismo».

«In politica ci vuole serietà - sottolinea ancora Casini- da Berlusconi non ci hanno diviso ragioni di carattere personale, ma importanti ragioni politiche che, allo stato, non sono per niente superate. Ci hanno chiesto di annullare la nostra esperienza nel Pdl e alla nostra richiesta di fare un’alleanza come quella stipulata dalla Lega ci hanno risposto che non era possibile perchè l’Udc era la causa dell’ingovernabilità nel 2001. Noi - prosegue - non siamo alla ricerca di posti. Altrimenti, ci saremmo già seduti a suo tempo, non 4 mesi dopo. Mi fa piacere che non si usino più nei nostri confronti toni offensivi. Sono sempre aperto al dialogo, ma ci divide la politica».

Ma proprio il percorso verso il partito unico fa lievitare nel Pdl il feeling con l’Udc. A farsene interprete, non a caso, è il dc Gianfranco Rotondi, molto interessato a un rafforzamento dell’area moderata nel Pdl: «Casini tiene aperto un dialogo e di più ora non si può chiedere».
I centristi ringraziano, ma, per ora, attendono cambiamenti di sostanza e, in parallelo, sono attenti ai mutamenti in casa ”democrat”.

E anche il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, che ha molto apprezzato l’autonomia dimostrata dall’opposizione centrista in Parlamento su voti cruciali come la sicurezza, lo smaltimento dei rifiuti e il lodo Alfano, apre più che uno spiraglio per l’Udc. «La posizione espressa da Casini è interessante, diamo tempo al tempo- consiglia- sappiamo quale dovrebbe essere la collocazione naturale dell’Udc e dobbiamo avere pazienza. Nell’immediato dobbiamo confrontarci positivamente nel Parlamento, poi da cosa nasce cosa». Più freddo è invece il portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, che pur ribadendo che «le nostre porte sono aperte a tutti» ritiene il dibattito sull’alleanza con i centristi «un gelatone di Ferragosto che si squaglia al sole».


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Famiglia Cristiana, speriamo non rinasca il fascismo

, Beppe Del Colle, Carlo Giovanardi, Famiglia Cristiana, Maurizio Gasparri, Notizie di cronaca, governo Berlusconi No Comments »

Senza risparmio di colpi prosegue la polemica tra ”Famiglia Cristiana“ e vari esponenti del governo dopo le critiche del settimanale cattolico ai provvedimenti dell’esecutivo sulla sicurezza. Un nuovo editoriale del giornale dei Paolini - a firma non del direttore don Sciortino, che è in vacanza, ma di Beppe Del Colle - respinge le accuse di «cattocomunismo» e di parzialità lanciate dal centrodestra e, citando un rapporto dell’organizzazione ”Esprit“, si augura che «non sia vero il sospetto che stia rinascendo da noi, sotto altre forme, il fascismo». Ribadita la convinzione che sia «una trovata sciocca e inutile quella di rilevare le impronte digitali ai bambini rom», Famiglia Cristiana scrive che «la discriminazione sociale delle minoranze fa tornare alla memoria come un simbolo quella foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti alle Ss». Di qui l’augurio di che si rivelino senza fondamento i timori di un nuovo regime. Del Colle, tra l’altro, replica a Carlo Giovanardi, dicendo che il sottosegretario alla Famiglia «non ha nessun titolo per giudicarci dal punto di vista teologico-dottrinale. Nessuna autorità religiosa ci ha rivolto accuse come le sue».

Un guanto di sfida, l’editoriale di Famiglia Cristiana, per Giovanardi il quale - a differenza del suo collega di governo Gianni Letta che si astiene scrupolosamente dal fare polemiche - dà di mano alla sciabola e ribatte con un fendente: «Di fascista oggi in Italia ci sono soltanto i toni da manganellatore che Famiglia Cristiana consente di usare a Beppe Del Colle». Il sottosegretario manifesta «il rammarico che un settimanale che entra in tutte le parrocchhie italiane tenti di coinvolgere una parte del mondo cattolico in una campagna di livore ideologico senza precedenti». Anche Ignazio La Russa, sia pure con toni meno aspri, se la prende col settimanale paolino: «Questo giornale - dice il ministro della Difesa - sta perdendo colpi, anche in edicola.

Il suo direttore se ne sta beatamente a cullarsi sulle onde di Marettimo e in questo contesto parla di pericolo fascista. Mi pare che è fuori tempo, riporti avanti le lancette dell’orologio e si accorgerà che quelle che io reputo fandonie le può dire tranquillamente. Non c’è nessuna limitazione alle sciocchezze». La evocata - da La Russa - presenza di don Sciortino nell’isola di Marettimo è spunto per un altro ramo della polemica che sfocia nella querela al direttore del settimanale da parte di Maurizio Gasparri. Sciortino, infatti, replicando su ”La Stampa“ alle accuse del presidente dei senatori Pdl, aveva detto che «Gasparri predica bene e razzola male. Qui a Marettimo, dove ha casa e la fa un po’ da boss, An governa con la sinistra e Prc». Di qui il ricorso alla carta bollata del capogruppo Pdl, risentito per «le espressioni ingiuriose» di don Sciortino. Al quale rimprovera anche «un linguaggio che mal si concilia con il suo ruolo. Anche se il suo stile di vita - aggiunge velenoso - non sempre appare coerente con la condizione sacerdotale».

Accusa, questa sullo stile di vita del sacerdote-giornalista, che rispunta in più di una dichiarazione di esponenti del centrodestra, come il senatore Vincenzo Fasano che, ironizzando «sull’incombente ritorno del fascismo», invita don Sciortino ad «atteggiamenti meno gaudenti da comitiva di uomini e donne al mare». Gli attacchi al malcapitato sacerdote non finiscono qui. Gasparri infatti gli imputa il «crollo delle vendite» del settimanale, documentato ieri da ”Il Sole 24 Ore“. Sul calo della diffusione del giornale è lo stesso don Vito Fracchiolla, amministratore unico del Gruppo San Paolo, ad ammettere che Famiglia Cristiana «sta subendo una forte crisi di vendite. E se prima i suoi utili contribuivano a tenere in vita anche gli altri 13 periodici del gruppo, adesso riescono a mala pena a coprire le spese della rivista».


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