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Ossezia, Russia e Georgia in guerra Gli Usa a Putin: “Ritirate le truppe”

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Scontri a Tskhinvali, i separatisti: 1400 morti. La battaglia continua
Soldati di Mosca entrano nella capitale sudosseta. I georgiani: "Controlliamo la città"
Ossezia, Russia e Georgia in guerra Gli Usa a Putin: "Ritirate le truppe"
La Russia: "Uccisi 10 nostri soldati". Il leader georgiano Saakashvili: "Siamo attaccati, intervengano gli Stati Uniti"

(22:56 08/08/2008)
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Le fiamme assediano Enna Decine di famiglie evacuate, feriti

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Interessata un'area abitata alle pendici del centro storico. Canadair costretti a terra
Incendi d'origine dolosa. Blocco del traffico per il fumo su A19 e A29. Altri roghi nell'isola
Le fiamme assediano Enna Decine di famiglie evacuate, feriti


(21:09 08/08/2008)
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Getta acido contro l’ex compagno Ustionata la figlia di sei mesi

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A Prato, lite tra un immigrato della Costa d'Avorio e una giamaicana
Non voleva arrendersi alla fine della relazione. La bimba è grave in ospedale
Getta acido contro l'ex compagno Ustionata la figlia di sei mesi


(21:00 08/08/2008)
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Un camion salta la carreggiata sette morti sulla Venezia-Mestre

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Strage su una strada delle vacanze: un tir impazzisce e scatena l'inferno
L'incidente ha coinvolto cinque vetture tra cui due mezzi pesanti e tre auto
Un camion salta la carreggiata sette morti sulla Venezia-Mestre


(20:48 08/08/2008)
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Casalinghe e operai strangolati da usura e estorsioni

, Anagnina, Castelli, Genzano, Lanuvio, Mario Sironi, Notizie di cronaca, Roma, Tuscolano, Velletri No Comments »

Un falegname di 50 anni, insieme a due complici, era a capo di un giro di usura e di estorsioni che riguardava i centri dei Castelli ma anche la periferia della Capitale: l’Anagnina e il Tuscolano. Almeno una ventina le vittime accertate, fra le quali un operaio con una figlia disabile. L’uomo, strangolato dagli estorsori, è stato “espropriato” della sua casa.

A scoprire la spirale di usura nella quale erano finiti piccoli commercianti, fatta diminacce e violenze, anche persone con stipendi modesti e monoreddito, molte casalinghe, sono stati gli agenti del commissariato di Genzano, diretto da Maria Sironi. Più di un anno d’indagine che ha permesso alla polizia di ottenere dalla magistratura di Velletri il sequestro preventivo del patrimonio del falegname, Leonardo P., residente a Lanuvio. Oltre 700 mila euro “congelati” fra conti correnti bancari e alcuni immobili fra i quali quello espropriato con la forza al manovale con la figlia costretta sulla sedia a rotelle.

Sia Leonardo P., che il complice, Domenico D.G., e anche una terza persona (con funzioni di prestanome) sono attualmente a piede libero, denunciati per il reato di usura ed estorsione.
A fare scattare l’inchiesta, la denuncia di un cittadino dei Castelli strangolato dagli estorsori. Così i poliziotti hanno iniziato a indagare scoprendo che il cinquantenne di Lanuvio non solo faceva l’usuraio ma era anche “specializzato” nel riciclaggio di auto. Insomma un’attività a delinquere, secondo la polizia, su più fronti. Un anno fa, infatti, gli agenti di Genzano arrestarono Leonardo P. proprio per riciclaggio: fu sorpreso sulla sua auto che in realtà era totalmente clonata: assemblata con pezzi rubati di più macchine.

La seconda persona coinvolta nella storia di usura è Domenico D.G., di origine napoletana che, sempre secondo la polizia, avrebbe avuto il compito di terrorizzare le vittime restie a rispettare i pagamenti con interessi usurari anche del 200 per cento mensili. Un personaggio inquietante che a muso duro minacciava chi si rifiutava di pagare. Se non fosse stato saldato il debito sarebbero entrati in azione criminali slavi agganciati al napoletano per intimidazioni e violenze.

Sintomatico il caso di un manovale. Rimasto senza lavoro per un infortunio, e non potndo più pagare il mutuo di casa, si era rivolto al falegname per un prestito. È così scattato il “cappio”. L’operaio (con la figlia gravemente malata) si è ritrovato nel giro di pochi mesi strangolato a tal punto che è stato costretto a firmare un atto preliminare di compravendita della propria casa agli estorsori. Per fortuna l’intervento della polizia ha bloccato i beni degli usurai e li ha privati dei soldi e, quindi, annientato l’attività criminale della banda.


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Catturato Paolo Nirta ricercato per la strage di Duisburg

, Duisburg, Ferragosto, Notizie di cronaca, Paolo Nirta, San Luca, pizzini, ’ndrangheta No Comments »

A Ferragosto, lo scorso anno, a Duisburg la ’ndrangheta ha ucciso sei giovani in un ristorante italiano. E proprio ieri a San Luca, il paese da dove sarebbe partito il commando, i carabinieri hanno arrestato il latitante Paolo Nirta, di 31 anni, reggente dell’omonima cosca che da anni si contrappone in una feroce faida ai Pelle-Vottari. Faida all’interno della quale sarebbe maturata la strage in Germania, quasi una resa dei conti finale dopo l’uccisione della moglie del fratello Gianluca, Maria Strangio, nel Natale 2006. Un colpo grosso, nel santuario dei “mammasantissima”, quello inferto da un centinaio di carabinieri di Locri che all’alba di ieri hanno circondato una vecchia casa, nella parte antica del paese.

Nirta, che era latitante dal maggio scorso perché sospettato di essere uno dei mandanti della strage di Duisburg, ha tentato la fuga gettandosi da un balcone che si affaccia sui vicoli sottostanti, ma è stato bloccato immediatamente. Nella casa c’era anche una botola che consente l’accesso a uno stretto cunicolo che conduce in una stradina sottostante l’abitazione, ma non ha fatto a tempo ad imboccarlo. L’uomo che viveva barricato non solo per timore dell’arresto, ma anche per quello di venire ucciso si era nascosto in casa di due zie, sorelle della madre, Antonia ed Agata Pizzata, di 64 e 58 anni, ora accusate di favoreggiamento.

C’è anche un’agenda tra gli oggetti recuperati nell’abitazione bunker di San Luca, che sarà sottoposta ai rilievi scientifici e che potrebbe offrire nuovi sviluppi all’indagine. Paolo Nirta temeva per la sua vita da molti anni, soprattutto dopo l’uccisione della cognata che aveva impresso un salto di qualità alla faida. Difficilmente la ’ndrangheta uccide donne. Da allora si spostava nascosto tra i sedili di un’auto, per comunicare usava i «pizzini» che faceva consegnare ai destinatari da ragazzini di San Luca in scooter. Il rifugio sotterraneo potrebbe essere stato usato per nascondervi armi e latitanti.
In un’intervista rilasciata al settimanale Panorama, in edicola oggi, Giovanni Strangio (fratello di Maria), anche lui ricercato per la strage di Duisburg alla quale avrebbe materialmente partecipato, nega ogni responsabilità: «Mi inginocchio e giuro di essere innocente dinanzi a Dio, al mondo intero e ai familiari delle vittime - dice il latitante - anche se le mie ragioni in questo momento non interessano alla magistratura che deve dimostrare all’opinione pubblica internazionale, e soprattutto ai tedeschi, di risolvere velocemente il caso consegnando i colpevoli alla giustizia». Poi aggiunge: «Ad incolparmi basta il fatto che sono italiano, di San Luca e mi chiamo Strangio». Ma il procuratore Nicola Gratteri, che ha emesso l’ordine di cattura, non sembra nutrire dubbi. In un’intervista rilasciata allo stesso settimanale dice: «Strangio è l’autore del massacro di Duisburg, tant’è che la montagna di accuse nei suoi confronti, lo induce a sottrarsi alla cattura anzichè presentarsi e spiegare le sue ragioni».


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Sequestrata la barca di Benigni perchè in zona balneare

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Il barchino per le passeggiate di Roberto Benigni e famiglia nell’Arcipelago è stato sequestrato ieri dalla Guardia costiera. Insieme ad altre dieci imbarcazioni, il gozzo del premio Oscar era ormeggiato ad alcuni “corpi morti” abusivi di fronte alla spiaggia principale dell’Isola di Santa Maria, dove tra l’altro da tempo Benigni ha un esclusivo buen retiro. L’accusa per tutti i proprietari delle barche è “occupazione abusiva del demanio marittimo”. E nel caso concreto: Benigni e gli altri sono stati denunciati per aver invaso, con i gavitelli, un’area di cinquecento metri quadrati destinata alla balneazione.

I controlli della Guardia costiera nell’Arcipelago — che è parco nazionale — si sono intensificati quest’estate anche per l’apertura dei cantieri in vista del G8 del 2009, in programma nell’isola madre di La Maddalena. Ieri mattina è scatto il blitz a Santa Maria, con due motovedette della Capitaneria e cinque tra ufficiali e marinai impegnati a controllare chi avesse il diritto di ormeggiare la barca nella caletta. Tutte le imbarcazioni alla fonda sono risultate irregolare, anche se molti si sono sorpresi di quel controllo visto che quei “corpi morti” sono lì da molti anni dopo essere stati sistemati da chi è solito passare le vacanze nell’Arcipelago. La Capitaneria di porto non ha voluto confermare che il gozzo sequestrato appartenga a l regista e attore toscano, ma tutti — a La Maddalena — sanno che è così. Eppoi quello stesso gozzo è conosciuto da molti come il “Presidenziale”.

Il soprannome ha una spiegazione facile facile: anni fa fu prestato da Beningni all’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in vacanza all’ammiragliato di La Maddalena per la consueta passeggiata pomeridiana a mare. Anche Benigni è solito utilizzare il suo gozzo quando trascorre la sua solita settimana all’anno — quasi mai in piena estate — Santa Maria, insieme alla moglie Nicoletta Braschi. Nell’isolotto è proprietario di una delle tre Case Basse (come le ha sempre chiamate il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, che qui ha trascorso gran parte delle vacanze in gioventù) costruite prima del vincolo di inedificabilità imposto dal ministero all’Ambiente e ribadito dalla Regione. Oggi a Santa Maria non è permesso neanche piantare un ombrellone per poche ore.


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Aliscafo finisce contro la barriera frangiflutti, 68 feriti

, Notizie di cronaca, Paola Romano, Trapani, aliscafo, ospedale Sant'Antonio Abate No Comments »

È successo ancora, nello stesso posto, esattamente un anno dopo: un aliscafo è finito ieri sera alle 21:25 contro la barriera frangiflutti all’imbocco del porto di Trapani. Il bilancio è di 68 feriti tra i 144 passeggeri e i 6 membri dell’equipaggio. Il più grave sembra un bambino di 10 anni, che ha riportato una vistosa ferita alla testa, ma le sue condizioni non desterebbero preoccupazioni, secondo i medici dell’ospedale Sant’Antonio Abate. La madre del bimbo ha detto che «è stato un incubo: dopo l’impatto è andata via la luce e non ho più visto mio figlio, che era seduto accanto a me. L’ho ritrovato solo più tardi con la testa sanguinante».

L’incidente è in tutto simile a quello di un anno fa, quando tra i 181 passeggeri del «Giorgione» della Siremar ci scappò anche il morto: una turista milanese di 52 anni, Paola Romano, deceduta dopo due giorni in ospedale. Allora i feriti furono 11. L’aliscafo «Ettore Morace» della Ustica Lines stava rientrando da Favignana, la più grande delle Egadi quando, per motivi che le inchieste aperte dalla Procura e dalla Capitaneria di porto tenteranno di appurare, si è schiantato contro la barriera. Le prime ipotesi avanzate propenderebbero per un errore umano.

E tre turiste italiane sono morte (altre tre persone sono rimaste ferite) in un incidente avvenuto nel deserto tunisino a Tozeur, circa 450 chilometri a sud di Tunisi, vicino al confine con l’Algeria. La tragedia è stata causata dallo scoppio di uno pneumatico finito contro un sasso. I sei italiani, pugliesi e lucani, erano partiti martedì 5 dall’Italia. Le donne morte sono Antonietta Tataranni, di Bari; Michela Salvatore, 27 anni, una studentessa universitaria di San Giovanni Rotondo e Lucia Balsebre, 54 anni, impiegata del comune di Montescaglioso (Matera). I feriti sono Nisia Martino, di 27 anni, figlia della Balsebre, Salvatore Donadio, di Bari, marito della Tataranni, e Ugo Magarelli, 26 anni, di Giovinazzo (Bari), fidanzato della studentessa deceduta.


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Voli low cost rimangono a terra con l’underbooking

, Notizie economiche, overbooking, underbooking, voli aerei, voli last minute, voli low cost No Comments »

Qualcuno vorrebbe addebitare la crisi esclusivamente all’”adeguamento del costo dei carburanti” rispetto all’impennata del petrolio. Sale il kerosene e, conseguentemente, sale quello del biglietto aereo. E, dunque, della sospirata vacanza. Troppo semplice, troppo banale. Se i jet delle compagnie low cost restano a terra con crescente frequenza - comunque più spesso dei vettori di bandiera - è perchè certe ”voci” accessorie dei viaggi a basso costo stanno tradendo le prospettive economiche dei vettori. Si stanno assottigliando i margini di guadagno. Ed allora si infittiscono le cancellazioni. Overbooking? Ma no, piuttosto underbooking. Cioè si sta passando dalla ”sovraprenotazione” alla ”sottoprenotazione”. Neologismo di una nuova filosofia di mercato, più adeguata ai tempi. Davvero magri.

Le low cost - ma non tutte per fortuna…ancora - lasciano a terra i loro aerei quando non c’è un numero sufficiente di passeggeri che con i costi del biglietto possa quanto mano pareggiare quelli dell’aereo, in termini di carburante e personale. Così può accadere, ed è accaduto, che si possa restare ”intrappolati” a Parigi, a Dublino o a Ciampino semplicemente perchè sul velivolo erano prenotate appena una quindicina di persone. Poche, anzi pochissime per partire. E può accadere, a queste persone, di dover bloccare l’ultimo taxi della notte, arrivare in città, divorare un toast stantio e trovare un albergo dove trascorrere una notte evidentemente non tranquilla. Il tutto pagando di tasca propria e a costo zero (pardon, low cost) per la compagnia che qualche ora prima aveva fatto ricorso allo strumento dell’underbooking. In altre parole, aveva deciso di non partire perchè nella peggiore delle ipotesi era meglio rimborsare il biglietto ai quindici sfigati passeggeri che bruciare litri e litri di kerosene. E poi l’equipaggio sarebbe stato pagato solo se avesse effettuato il servizio e non ci sarebbe stato nessun esborso per coprire le spese di ”soggiorno”, diciamo così, dei clienti. Cioè vitto e alloggio. Due ”voci” che non sono garantite dai ticket venduti dalle low cost. Meglio quindi, perchè più conveniente, restare a terra in tempi grami che affrontare le spese per equipaggio e carburante.

Una valutazione che non vale per le cosiddette compagnie di bandiera che già non godono di ottima salute. Perchè Alitalia, Air France, Lufthansa, tanto per citarne alcune, le spese di ”soggiorno” sono sempre costrette a pagarle, ai passeggeri che restano a terra, nel rispetto di una normativa europea che non ammette deroghe. Così come sono costrette sempre e regolarmente a pagare stipendi e diarie agli equipaggi. Perchè se qualcuno dei passeggeri dovrà restare a terra, be’ non è mica colpa dei comandanti e degli assistenti di volo. Colpa, invece, dell’overbooking. Ecco che torna la parola incubo degli aspiranti viaggiatori. Esattamente il contrario dell’underbooking. Nel primo caso si preferisce fermare un aereo che non sarebbe conveniente fa volare semivuoto, nel secondo caso si preferisce fermare il passeggero accettando tutti e completamente i ”risarcimenti” previsti dai Codici comunitari. Alitalia, qualche anno fa, ma non troppi, aveva adottato un sistema più morbido: faceva avvicinare discretamente gli sfortunati viaggiatori in sovrannumero e li invitava ad accettare un risarcimento in denaro in cambio di una spontanea rinuncia al posto. Gli esborsi c’erano anche se non sono stati questi a mandare in rosso i conti della compagnia. Perchè alla fine la spesa fuori sacco era pur sempre inferiore a quella che si sarebbe dovuta sostenere per pagare cene, pranzi, colazioni e alberghi.

Si trattava e si tratta di monitorare tempi e situazioni (ogni aviolinea ha uno staff di esperti) per far scattare l’overbooking. Ovviamente, diventano fondamentali i parametri rotte, stagioni, flussi che segnalano i livelli di progressiva capienza degli aerei. Quindi, ottimizzare l’emissione dei ticket per arrivare a riempire un velivolo con il rischio minimo di lasciare a terra i passeggeri. In genere le compagnie partono da un surplus del 10%, ma possono arrivare a percentuali molto più alte. Quasi un gioco d’azzardo. Peraltro consentito dalla normativa europea che considera legittima la facoltà di un vettore di operare in overbooking salvo poi dover garantire ogni tipo di rimborso per l’utente: da quello del biglietto al pagamento di vitto e alloggio. Non esiste alcun divieto che possa impedire ad un vettore di iscrivere più passeggeri su un volo e lasciarne magari alcuni a terra se in sovrannumero qualche minuto prima del decollo. Il passeggero che dovesse veder violati i propri diritti dovrà essere compensato dalla compagnia. In particolare, il passeggero danneggiato potrà scegliere tra il rimborso del biglietto ed un volo alternativo; potrà accettare una compensazione pecuniaria che va dai 250 ai 600 euro; potrà chiedere all’aviolinea assistenza personale, tra pernottamenti e trasporti, persino due chiamate telefoniche o due messaggi telex, fax o posta elettronica.

L’overbooking non è un fenomeno nuovo e non sembra destinato a scomparire. Neppure a crescere insieme al prezzo dei carburanti. Lo dimostrano i dati dell’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile): dal primo gennaio 2007 al 31 luglio 2007 le segnalazioni per ”negato imbarco” sono state 221; dal primo gennaio al 31 luglio di quest’anno le segnalazioni sono state 164. Cifre che starebbero a dimostrare una certa flessione del fenomeno anche se qualche aereo continua a ”perdere” passeggeri ancor prima di staccare le ruote dalla pista. Ma attenzione all’underbooking: non lascia a terra i passeggeri, lascia a terra gli aerei. E’ più conveniente. Almeno per le low cost.


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Il costo della benzina e del gasolio verso il ribasso

, Claudio Scajola, Notizie economiche, benzina Agip, costo benzina, distributori Agip, gasolio, prezzo benzina No Comments »

Pioggia di ribassi delle compagnie petrolifere. Dopo il monito a ridurre i prezzi lanciato ventiquattr’ore fa dal ministro dello Sviluppo Scajola, ieri è stato un giorno positivo per i consumatori. E Scajola riconosce che «si va nella giusta direzione» ma insiste: il prossimo passo deve essere la riduzione del divario strutturale con il prezzo industriale medio europeo. Il ministero perciò vigilerà. Tutte le compagnie, nelle utlime 48 ore, hanno rivisto in prezzi in discesa guidate dall’Agip che ha ridotto il gasolio di 1,5 centesimi a 1,449 euro al litro e la benzina di 1 centesimo a 1,471 euro al litro. Le altre compagnie hanno tagliato i prezzi da mezzo a un centesimo, con l’unica eccezione della Erg che ha ridotto la cifra consigliata per il gasolio di 1,6 centesimi a 1,466 euro al litro.

Sarà quindi meno costoso fare il pieno per andare in vacanza, da 4 a 6 euro in meno, per un serbatoio da 40 litri ed una cilindrata medio-piccola. Ma rischia, è bene dirlo, di essere un vantaggio di breve durata perché ieri il greggio americano, il Wti, ha ripreso a salire ed ha aperto le contrattazioni alla Borsa di New York a 121 dollari il barile. Come era previsto, dunque, la situazione di mercato rimane instabile e tale resterà finché il divario tra domanda e offerta non si sarà riequilibrato con l’entrata in operatività di qualche campo petrolifero o finché i rialzi non finiranno per ridimensionare la domanda. Nell’attesa si balla e resta il problema del divario temporale tra rialzo e riduzione dei prezzi.

E’ positivo, comunque, che ai ribassi del greggio siano corrisposti i ribassi sui prezzi al distributore. «Questa settimana i prezzi della benzina e del gasolio sono scesi di 2,3 centesimi ha affermato ieri il responsabile dell’Osservatorio prezzi del ministero per lo Sviluppo, Antonio Lirosi in linea con la media europea. Abbiamo fatto meglio della Germania, che - ha ricordato - la scorsa settimana aveva avuto una diminuzione di 9 centesimi. Dal 14 luglio al 4 agosto il prezzo della benzina al consumo è sceso di 6,5 centesimi».

Si riduce inoltre il divario tra il nostro prezzo industriale della benzina e quello della media Ue che è passato da 4,4 a 4 centesimi. Diversa la situazione del gasolio dove il divario con l’Europa è invece aumentato di 0,2 centesimi da 3,9 a 4,1 centesimi al litro, secondo i dati diffusi da Lirosi.

I petrolieri cantano vittoria e, in una certa misura, hanno anche ragione visto che un calo indubbiamente c’è stato. L’Italia, afferma l’Unione petrolifera, «ha prezzi dei carburanti inferiori a quelli dei principali Paesi europei». Se si tiene conto delle offerte e degli sconti «si può arrivare a risparmiare fino a 6-7 centesimi al litro, con punte anche di 10, rispetto ai prezzi consigliati», conclude l’Up. L’associazione dei petrolieri riprende le rilevazioni del 4 agosto, già citate da Mister Prezzi, che segnalano una riduzione del 22,19% per la benzina e del 22,35% per il gasolio; e conclude confermando «la correttezza dei comportamenti delle compagnie nell’adeguamento dei prezzi al consumo, scesi di circa 10 centesimi di euro al litro nelle ultime due settimane, come auspicato dal ministro dello Sviluppo Claudio Scajola». Le polemiche i questi giorni erano «accuse pretestuose».

Il ministro però non molla la presa. «I ribassi vanno nella giusta direzione», ha affermato ieri. Ma «rimane tuttavia significativo, nell’ordine di 4 centesimi, il divario strutturale del livello del prezzo industriale rispetto alla media dell’Unione europea, sul quale ci aspettiamo una progressiva riduzione. Il ministero dello Sviluppo continuerà, pertanto, a svolgere uno stretto monitoraggio».


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