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L’Inter dice no alla Lazio sullo scambio Pelé Stendardo

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Alla fine niente da fare. Pelè resta all’Inter e Stendardo alla Lazio. Almeno per ora il sogno di Lotito di arrivare al portoghese si è arenato. Dopo averci pensato parecchio i nerazzurri hanno detto no all’offerta di scambio di prestiti. Si sapeva che era difficile come operazione, anche perché sul giovane talento la società milanese ci punta parecchio. Ma niente è perduto. Si vedrà più avanti. Per quel che riguarda Stendardo le preoccupazioni sono ridotte al minimo, visto che è una delle chiavi del mercato laziale. E che soprattutto è tra i difensori più stimati che ci sono in giro. Il rapporto con Rossi non si può più recuperare e la Lazio è costretta a cederlo.

Il Milan è l’altra società che sta cercando di correre ai ripari in difesa e ha bussato alla porta di Lotito per chiedere informazioni sul napoletano. Già all’inizio del 2008 i rossoneri avevano fatto un sondaggio sul giocatore, ma poi non se ne fece più nulla. Ora si aspetta e spera, con la possibilità che venga inserito Brocchi.

La Lazio, infatti, se non cede non può prendere altri giocatori. Questo è l’imperativo del numero uno laziale che ha bloccato da tempo Cosmin Moti della Dinamo Bucarest e fino a quando non piazza Stendardo non può tesserare il romeno. Stesso discorso per il centrocampo. La trattativa con l’Inter avrebbe permesso di sistemare due reparti con una sola mossa. Ma non c’è problema, assicurano nel quartier generale di Formello. Per il centrocampo e trovare il sostituto di Mutarelli (un capitolo a parte rispetto a Stendardo) le piste non mancano, visto che la linea è stata tracciata da tempo.

Una di queste porta sempre a Matias Augusto Fernandez, il “volante” del River Plate. I problemi su questo giocatore sono e solo sempre sul suo passaporto. Lui, il diretto interessato, nonostante la grande inchiesta avviata in Argentina su questa strana vicenda, si dice sicuro e convinto: «Sono tranquillo le mie origini sono vere. Spero solo di ottenere il doppio passaporto in tempo per il 31 agosto. Se accadrà questo potrò finalmente raggiungere il mio amico Carrizo alla Lazio». Il suo manager Pablo Sabbag è atteso nella capitale, il suo arrivo è imminente, con la Lazio che aspetta di avere chiarezza su questi documenti. Non vuole rischiare nulla, né tanto meno ripetere la storia successa l’anno scorso con Carrizo. Ma non c’è solo l’argentino. A Rossi piace Guana del Palermo, anche se la società rosanero non sembra avere alcuna intenzione di metterlo sul mercato. Ma qualche possibilità c’è. Stessa cosa per Pulzetti del Livorno, con Spinelli che non vorrebbe perderlo, ma se riceverà un’ottima proposta da Lotito, anche qui se ne potrà parlare. In uscita c’è da tenere sott’occhio la situazione Ledesma. Lui, nonostante Lotito, vuole restare, ma squadre come la Juve potrebbero piombarci sopra.


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Prezzo petrolio in calo, Borse chiudono in negativo

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Borse fiacche e petrolio sotto i 120 dollari, per la prima volta da tre mesi a questa parte. C’è aria di estate in Borsa, con pochi scambi e gli spunti dettati solo dalla speculazione. Piazza Affari ha chiuso la prima seduta della settimana con l’ennesimo ribasso: l’indice Mibtel ha infatti perso l’1% netto a 21.373 punti, lo S&P/Mib ha ceduto l’1,08% a quota 27.826. Stesso destino per tutte le principali Borse europee condizionate, come Milano, dai dati macro diffusi negli Usa sui consumi. Londra ha perso lo 0,64%, Parigi lo 0,78%, Francoforte lo 0,73%. Wall Street ha chiuso in calo ma ha attenuato le perdite grazie alla discesa del prezzo del petrolio, finito sotto la soglia dei 120 dollari per la prima volta in tre mesi. Gli operatori in sostanza cominciano a temere una contrazione della domanda e un aumento dell’offerta da parte dei paesi Opec. In serata il barile è risalito a quota 121, il Dow Jones ha chiuso a -0,37% e il Nasdaq a -1,1%.

Il comparto bancario non è andato bene in tutta Europa e in Italia Unicredit ha ceduto il 2,17% finale a 3,73 euro. Deboli anche Banca popolare di Milano (-1,58%), Mediobanca (-0,98%) e Intesa SanPaolo (-0,82%). In controtendenza ha viaggiato solo Monte dei Paschi di Siena, che ha concluso la seduta in crescita dello 0,92%.

L’intervista di domenica dell’amministratore delegato Franco Bernabè non ha fermato la speculazione di Borsa su Telecom Italia, il cui titolo ha registrato vendite per tutta la giornata, chiudendo in calo dell’1,95% a 1,10 euro. Nel settore delle telecomunicazioni in ribasso anche Tiscali (-1,16% a 1,53 euro) e Fastweb, che ha ceduto lo 0,60%. Segni negativi per altri ‘big’ del listino milanese (Fiat -1,60%, Eni -1,08%, Generali -0,81%), ma la giornata è stata brutta soprattutto per Bulgari (-8,34% finale) e Luxottica (-4,61%), che pagano la loro scarsa capitalizzazione.

La Borsa sembra concedere il suo benestare alla divisione delle divisioni editoriali e industriali del gruppo De Benedetti: Cir ha chiuso in chiara controtendenza (+3,13% a 1,74 euro), mentre Sogefi e Cofide hanno registrato piccole limature, rispettivamente dello 0,54% e dello 0,07%. In positivo la chiusura del Gruppo l’Espresso (+0,81% a 1,61 euro), così come qualche acquisto è ricomparso su altri titoli del settore editoriale: Rcs +0,34%, Mondadori +0,13%.

Le azioni Parmalat sono cresciute del 2,67% a 1,69 euro. Rimbalzo per Seat Pagine Gialle (che ha concluso la seduta in aumento del 3,41%), seguito più timidamente dal titolo Stmicroelectronics: +1,13%.


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In caso di attacchi militari l’Iran chiuderà lo Stretto di Hormuz

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L’Iran è tornato a minacciare dure reazioni nell’eventualità di attacchi militari contro le sue installazioni atomiche. Parlando a margine delle celebrazioni per la Giornata nazionale dei Pasdaran, il capo delle Guardie Rivoluzionarie stesse, Mohammad Ali Jaafari, ha lanciato una serie di duri moniti verso Paesi come Stati Uniti ed Israele che non hanno escluso il ricorso alla forza per fermare le ambizioni nucleari di Teheran. Secondo Jaafari, i Pasdaran sono in grado di bloccare, in maniera “comoda” e per un periodo di tempo “illimitato”, lo Stretto di Hormuz, largo 34 km attraverso la quale transita almeno il 40% del petrolio globale. Il capo Pasdaran ha inoltre annunciato l’avvenuto collaudo di un nuovo siluro sottomarino in grado di colpire bersagli navali siti a 300 km di distanza. Il comandante dell’unità d’elite di stretta aderenza ideologica alla Repubblica islamica ha precisato che il nuovo missile è di produzione «interamente domestica» e frutto di una tecnologia «unica al mondo».

Gli avvertimenti di Jaafari giungono nel giorno in cui è sfumata la possibilità di un assenso dell’Iran al pacchetto di incentivi proposto dal 5+1 a giugno come via d’uscita dalla crisi nucleare in corso. La conversazione telefonica di ieri tra i capinegoziatori Jalili e Solana si è infatti conclusa con un sostanziale nulla di fatto. Le diplomazie di Londra e Washington si sono rimesse al lavoro presso il Consiglio di Sicurezza Onu, dove intendono presentare una nuova risoluzione punitiva ai danni dell’Iran. Secondo il Dipartimento di Stato i membri del 5+1 si sarebbero già accordati per un inasprimento del regime sanzionario attualmente in vigore qualora la risposta formale di Teheran, attesa entro oggi, non sia positiva.

La tensione tra le parti sta avendo ripercussioni considerevoli sul settore energetico iraniano. Dopo analoghi passi effettuati recentemente dalla francese Total e dall’italiana Eni, pure la compagnia petrolifera norvegese Statoil ha infatti congelato ieri l’avvio di nuovi progetti all’interno degli ingenti giacimenti del Paese mediorientale. Preoccupati dalle crescenti incertezze politiche, i tre colossi petroliferi hanno limitato le attività alle sole esplorazioni già in corso.


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Tornado si abbatte su quattro piccoli comuni della Francia

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L’inferno si è scatenato poco prima delle undici di domenica sera, senza nessun preavviso, nessun segnale, se non una pioggia battente. Ma non è stato un temporale estivo quello che si è abbattuto su quattro piccoli comuni della Francia del nord. Il tornado - perché di tornado ha parlato, non senza una certa meraviglia, anche l’istituto meteorologico nazionale - ha colpito una zona circoscritta, una decina di chilometri nelle pianure settentrionali, seminando distruzione e panico. Tre persone sono morte a Hautmont, il paese più colpito: un assessore comunale, sua moglie e una signora anziana, sepolti dalle macerie delle loro abitazioni. Quarta vittima: un ottantenne che non ha sopportato di vedere la casa distrutta. Si è suicidato ieri. Tredici persone sono state ferite, oltre settecento abitazioni danneggiate, almeno cento totalmente distrutte. Fenomeno insolito nella regione, e totalmente imprevedibile secondo i meteorologi, il tornado ha sradicato alberi, fatto volare auto parcheggiate «per centinaia di metri», sollevato tetti, mandato in frantumi i vetri delle finestre «fino al settimo piano degli edifici».

«Abbiamo sentito un rombo sordo, come un bombardamento» ha raccontato Erick Filleur, che ha visto il tetto della sua casa a Hautmont volare via. Read More »

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Francia, scarcerata Marina Petrella Per l’ex Br cure sotto controllo

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Condannata all'ergastolo per omicidio è affetta "da sindrome suicida"
Il Tribunale stabilisce il controllo degli spostamenti. La figlia: "No all'estradizione"
Francia, scarcerata Marina Petrella Per l'ex Br cure sotto controllo


(17:37 05/08/2008)
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Zucchero, acqua e tanti aromi ecco la Coca Cola fatta in casa

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Ci hanno provato due barman inglesi, con risultati soddisfacenti
Qualche prova, e il risultato: una bevanda molto simile e comunque gustosa
Zucchero, acqua e tanti aromi ecco la Coca Cola fatta in casa
Con un po' di pazienza e gli ingredienti giusti chiunque può tentare
Per un consumo critico, ma senza rinunciare a quel gusto fresco e frizzante
DI BENEDETTA PERILLI

(17:10 05/08/2008)
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“Disertate l’apertura dei Giochi” Ma è scontro nel centrodestra

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Gasparri invita gli atleti a non andare. Il ministro Meloni: "Basta un gesto"
Il ministro Bossi: "Ipocrita arrivare fin là per poi manifestare dissenso"
"Disertate l'apertura dei Giochi" Ma è scontro nel centrodestra
Fini: "Boicottare non serve, i nostri atleti sapranno cosa fare"
La tedesca Duplitzer non sarà alla cerimonia: "E' un circo"

(16:48 05/08/2008)
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Riaperto lo strappo istituzionale tra Governo e Regione Lazio

, Esterino Montino, Maurizio Sacconi, Notizie politiche, Piero Marrazzo, Regione Lazio, Silvio Berlusconi No Comments »

«Una lettera di impegni generici che non giustifica la sua assenza». Con queste parole il ministro al Welfare Maurizio Sacconi ieri sera ha riaperto lo strappo istituzionale tra Governo e Regione Lazio: uno scontro che vale 5 miliardi di euro. Denaro che la Regione chiede allo Stato ma che lo Stato non trasferisce. «Il Lazio ha avuto già tutto quello che poteva esigere - ha spiegato Sacconi -. C’era una riunione del tavolo tecnico sollecitata da Marrazzo ma lui, commissario di Governo per la Sanità del Lazio, non si è presentato. Un atto oggettivamente grave, non surrogabile con una lettera di generici impegni». «Non faccio questioni di formalità ma di sostanza, difendo la Regione nella quale sono a rischio addirittura gli stipendi degli operatori sanitari e il pagamento di tutti i fornitori», ha replicato Marrazzo. Al ministro ha risposto anche il vice presidente della giunta regionale, Esterino Montino, ex senatore dei Ds che in questi giorni aveva cercato un’intesa istituzionale con il governo dialogando con i parlamentari romani del Pdl: «Sacconi fa finta di non capire che quel denaro è del Lazio e dei suoi cittadini. Le modalità con il quale il presidente Berlusconi lo ha invitato al tavolo sono quantomeno offensive e non dignitose».

Quella di ieri doveva essere la giornata giusta per mettere in regola i conti della sanità del Lazio, riannodare i rapporti tra Governo e Regione, e quindi sbloccare i 5 miliardi. Invece Tutto è stato complicato: fin dalla mattina la maggioranza regionale non è riuscita a trovare un pieno accordo sul maxiemendamento per trasformare nell’assestamento di bilancio i provvedimenti salvadeficit (chiusura di tre ospedali nel Centro storico, centralizzazione delle gare d’appalto e di alcuni servizi amministrativi, maggior uso dei farmaci generici). Poi è arrivato lo strappo con il governo e la partita è ritornata in gioco.


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Incendio doloso sul promontorio dell’Argentario sotto controllo

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È sotto controllo l’incendio divampato ieri pomeriggio sul promontorio dell’Argentario (Grosseto), in località “Carrubo” vicino a Porto Santo Stefano. Le fiamme, che secondo la Forestale sarebbero di origine dolosa, sono state domate intorno alle 17.30, dopo quasi quattro ore di lavoro di Vigili del fuoco, Corpo forestale, operai della Provincia e squadre di volontari e dopo l’impiego di cinque elicotteri e un Canadair. L’incendio ha anche minacciato molte abitazioni, evacuate durante le operazioni di spegnimento. Dopo il cessato allarme, i proprietari sono comunque potuti rientrare, anche se la bonifica andrà avanti fino a domani. Sono stati 41 gli incendi divampati nella giornata di ieri in tutta la Penisola, regioni a statuto autonomo escluse, a impegnare i mezzi e il personale del Corpo forestale dello Stato. Il numero più alto di incendi è stato registrato in Campania, la regione più colpita dalle fiamme con 13 roghi, seguita dalla Puglia con 8, dalla Basilicata e dall’Abruzzo con 5, dalla Calabria con 4, dalla Toscana con 3 dal Lazio, dall’Emilia Romagna e dal Molise con 1. Un elicottero AB412, Eagle 23, è partito dall’aereoporto dell’Urbe per spegnere un incendio divampato in località Rocca Canterano, in provincia di Roma.


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Bassolino boicotta la campagna di Veltroni contro Berlusconi

, Antonio Bassolino, Massimo D'Alema, Notizie politiche, Partito Democratico, Rosa Russo Iervolino, Silvio Berlusconi No Comments »

La petizione del Pd ”Salviamo l’Italia”, che illustra «le false promesse del governo Berlusconi va a gonfie vele», fanno sapere i vertici del partito, annunciando di aver raccolto già 650 mila firme. Ma in Campania, annuncia ”Il Riformista” è stato un flop, solo 140 firme raccolte a Napoli, racconta il giornale, «perchè Bassolino boicotta la campagna di Veltroni». Il governatore Antonio Bassolino, che simpatizza per i ”Red” di D’Alema, non ha firmato la petizione, così come il sindaco Rosa Russo Iervolino, causando non poco disagio tra i ”Democrat”. Ora Bassolino in una lettera al ”Riformista” spiega: «Non ho firmato e non firmerò perchè considero doverosa la collaborazione tra le diverse istituzioni della Repubblica italiana, al di là degli schieramenti che le governano».

«Non boicotto affatto e considero legittima l’iniziativa del Pd- scrive il governatore- semplicemente non firmo e non firmerò perchè non sono il segretario regionale del Pd, ma il presidente della Regione. Da lungo tempo ormai, da quando sono stato eletto direttamente dai cittadini prima sindaco, poi presidente della Regione, porto avanti questa linea con coerenza e cerco di non confondere mai il mio ruolo di rappresentante delle istituzioni con quello di rappresentante di un partito. Proprio in questi giorni, tra l’altro, ho firmato importanti accordi con il governo sui rifiuti, sulle bonifiche, sulle infrastrutture e le grandi opere, sull’uso sociale e civile dei beni confiscati alla camorra, sul turismo e su alcuni importanti beni culturali. Altri accordi stanno per essere definiti. È evidente - conclude - che tra noi, Regione, e Governo non mancheranno divergenze. Ma come potrei firmare un appello per salvare l’Italia da un governo con il quale giustamente collaboro nell’interesse dei cittadini?».

Nel Pd c’è però chi interpreta questa presa di posizione come la rivalsa di Bassolino contro Veltroni che, quando piovevano su di lui le richieste di dimissioni, dopo le rivolte contro l’immondizia nelle strade e contro le discariche, lo difese tiepidamente, limitandosi a riaffermare la sua stima, sottolineando però che «in queste condizioni, ogni decisione è affidata alla coscienza individuale». Il governatore scelse di restare e Berlusconi, da parte sua, venerdì scorso, a Napoli, ha ribadito «la grande collaborazione con la Regione». Altri ricordano «la mezza promessa del premier di tenere il G8 a Napoli». Ma anche che i bassoliniani sono usciti sconfitti nella corsa al posto di segretario del Pd a Napoli, Benevento e Avellino. Di qui, la ricerca dell’autonomia da parte del presidente della Regione e dell’assessore Velardi, che prende anch’egli le distanze dall’iniziativa ”Salviamo l’Italia”. Ed è tutto uno scambio di accuse di «fare vecchia politica». «Le firme si raccoglievano ai tempi di Pajetta», ironizza Velardi. «Non hanno capito lo spirito della nostra petizione. La politica del Pd non è certo schierarsi contro o a favore di qualcuno- avverte il responsabile organizzativo, Beppe Fioroni- noi siamo a favore dell’Italia e, quindi, della Campania. E mi domando se Bassolino e Velardi vogliono condividere i tagli di Tremonti, che costringeranno i cittadini campani a pagare di più i servizi sanitari, che già hanno e che sono del tutto insufficienti, o le sforbiciate alla scuola e ai diritti di precari. Ho sempre avuto molta attenzione per quegli autorevoli amici che ci chiedevano un’opposizione forte e incisiva sui temi che interessano cittadini. E’ quello che stiamo facendo- assicura- Ma qualcuno fa finta di non capire».

E sempre nel campo dell’opposizione comincia a muoversi qualcosa a sinistra. Il neo-segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, convinto che la spaccatura con la corrente di Nichi Vendola e i bertinottiani (sancita dal congresso di Chianciano) si possa ricomporre, annuncia che oggi incontrerà il leader del Pd Veltroni e osserva: «Se il Pd è disponibile a fare opposizione a Berlusconi ci può essere dialogo. E’ scandaloso che l’unica opposizione sia quella di Di Pietro». Ferrero aggiunge anche che il Prc sta lavorando assieme a Pdci, Verdi e Sinistra democratica per organizzare una manifestazione nazionale a ottobre «contro il governo e contro Confindustria».


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