Governo Berlusconi: Domani 3000 soldati proteggeranno la nostra sicurezza in città.
Sarà da domani operativo il 'piano sicurezza' del governo che prevede che tremila militari - più della metà suddivisi tra Milano, Roma e Napoli - vigilino sui centri di accoglienza per immigrati e con le forze di polizia pattuglino le zone e gli edifici più a rischio dei centri urbani. Il Governo Berlusconi ha predisposto tutto ed ha conferito il mandato ai prefetti delle città italiane sul dispiegamento delle forze armate. La parola d’ordine è colpire dove ce n’è bisogno, e di continuare a farlo nei punti dove via via si sposterà l’emergenza sicurezza. Berlusconi ribadisce di essere soddisfatto del lavoro dell'esecutivo e di essere riuscito a mantenere gli impegni presi in campagna elettorale, come ad esempio la soluzione del problema rifiuti in Campania. «Napoli è stato un punto di partenza, uno degli impegni assunti verso gli elettori a cui abbiamo mantenuto fede in anticipo di 12 giorni rispetto a quanto avevamo annunciato. Pochi pensavano che ci saremmo riusciti». Anche nel fronte sicurezza i reati stanno a vista d'occhio calando, ma l'emergenza sicurezza è una realtà che va affrontato con efficacia. Sono diminuiti i reati di strada, quelli più odiosi, in una percentuale considerevole; abbiamo le principali città che vedono vicino alle forze dell'ordine anche tre mila nostri militari, che faranno pattugliamenti: è l'esercito del bene che si deve frapporre tra i cittadini e l'esercito del male».
Tutti gli uomini saranno equipaggiati di fucili mitragliatori. Presso le sedi diplomatiche, compresi uffici e residenze degli ambasciatori, verrà destinato il maggior numero di militari, ma il piano messo a punto in Prefettura ha stabilito che circa 50 uomini saranno piazzati a controllo dell'area di Castel Fusano, una litoranea che dieci giorni fa è stata colpita da un incendio che ha incenerito 30 ettari di pineta. Per le sedi dell'ambasciata degli Usa presso la Santa Sede, in via Terme Deciane, nel quartiere residenziale Aventino e in via Medici, per quella presso la Fao in via di Porta San Sebastiano, vicino all'Appia Antica, e nei pressi della residenza dell'ambasciatore in via Rossini, nel residenziale quartiere Parioli, saranno impiegati venti militari per ogni presidio. Venti uomini saranno ubicati anche presso la sede diplomatica palestinese in piazza San Giovanni in Laterano e altri venti presso la residenza dell'ambasciatore. Quaranta presso la sede diplomatica israeliana presso la Fao di via Mercalli, nel quartiere Parioli. Altri 20 saranno collocati davanti al palazzo in via Nomentana, che ospita gli uffici delle ambasciate libica e iraniana, mentre, sempre nella stessa strada verrà presidiata la sede afgana con quattro soldati. Anche le sedi diplomatiche della Giordania, dell'Arabia Saudita e della Palestina vedranno arrivare i militari con 8 presenze per la prima e 20 per le altre due. A questi si aggiungono 28 militari presso gli uffici dell'ambasciata irachena. I militari proverranno in prevalenza dall’Esercito, dall’Aeronautica e dalla Marina.
Vari i reparti interessati, dai paracadutisti del Reggimento Folgore ai Granatieri di Sardegna e i Lancieri di Montebello (a Roma), ai marines del San Marco e i Bersaglieri (a Palermo). I Carabinieri della Msu, l’unità specializzata in operazioni di polizia militare all’estero, saranno invece una percentuale assolutamente ridotta. Per loro, tra l’altro, vale un discorso a parte essendo forza di polizia e militari in virtù del doppio status degli appartenenti all’Arma. Per limitare i costi e per una maggiore funzionalità, il 95 per cento degli uomini apparterrà a reparti di stanza nel territorio in cui dovranno essere utilizzati. Tutti i soldati avranno lo status di «agente di pubblica sicurezza» ma non di «agente di polizia giudiziaria» potendo in questo modo identificare e perquisire persone e mezzi di trasporto. Non gli sarà invece consentito procedere all’arresto, cosa per cui dovranno chiedere l’ausilio di un appartenente alle forze dell’ordine, presente comunque nelle pattuglie miste.