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Bologna, la piazza fischia Polemica Fini-Cofferati

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Il presidente della Camera: "Accertare la verità sulla strage"
Il sindaco emiliano: "Non si cerchi di riscrivere la storia"
Bologna, la piazza fischia Polemica Fini-Cofferati
Rotondi fischiato, la gente va via durante il suo intervento
Il monito di Napolitano: "Coltivare il dovere della memoria"

(22:56 02/08/2008)
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Esodo, fine settimana di fuoco Incidente mortale nel Bresciano

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Maxi code sull'A4 e sulla A14. Piene le stazioni e gli aeroporti
Più di quindici milioni gli italiani in viaggio, soprattutto verso sud
Esodo, fine settimana di fuoco Incidente mortale nel Bresciano
Tre vittime in Val Camonica, scontro frontale tra un'auto e un bus

(21:11 02/08/2008)
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Berlusconi: “Tagliamo le spese” Intercettazioni, no per corruzione

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Intervista registrata al Tg4: "Grave la crisi, Pil fermo, Iva -7 per cento"
Si autoincensa: "Grazie a me l'Italia è più stimata nel mondo"
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(20:40 02/08/2008)
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Dogane americane possono sequestrare i notebook

, Notizie dal mondo, Washington Post, computer portatili, controlli sicurezza, dogane americane, iPod, notebook No Comments »

Sempre più severe le regole nelle dogane americane per quanto riguarda i controlli sicurezza. In base alle nuove misure volute ministero dell’Interno Usa, ora in dogana gli agenti federali possono, se lo ritengono, sequestrare i personal computer di chiunque arrivi, non importa se americano o straniero, e non solo aprirli (come abitualmente avviene) ma leggere dentro ai pc, farsi copie dei contenuti e chiedere contributi di informazione ad altre agenzie straniere per eventuali casi di traduzione riguardanti testi sospetti.

Le nuove disposizioni, decise il 16 luglio, sono state rese note ieri dal Washington Post. Le nuove misure prevedono, tra l’altro, che alla dogana possa essere sequestrato a chi arriva qualsiasi accessorio elettronico, qualsiasi libro, addirittura singoli foglietti di carta. Secondo il quotidiano, il nuovo regolamento prevede nello specifico che i funzionari doganali possano «trattenere» personal computer «per un ragionevole periodo di tempo», che possano «esaminare e analizzare» le informazioni in essi contenute, e tutto questo anche «in assenza di sospetti particolari».

Le nuove regole riguardano «ogni strumento in grado di immagazzinare informazioni in forma digitale o in altra forma», compresi cellulari, video camera, I-pod, ma anche «tutti i supporti cartacei e altri documenti scritti», compresi libri e documenti scritti. Il regolamento arriva addirittura a comprendere «tutti i materiali scritti abitualmente definiti “pocket trash” (i pezzetti di carta che normalmente si buttano via).


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Esplode un dormitorio per studentesse in Turchia

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Una fuga di gas ha provocato un’esplosione in piena notte in un dormitorio per studentesse tra gli 8 e i 16 anni nella Turchia centrale, provocando il crollo dell’edificio, sotto il quale sono morte almeno 17 persone - i loro corpi sono stati estratti dalle macerie - e altre 27 sono rimaste ferite, due delle quali in modo grave. L’esplosione è avvenuta poco prima dell’alba nella notte tra giovedì e venerdì.

All’interno dell’edificio di tre piani c’erano almeno 50 persone fra allieve e insegnanti. Tutti stavano dormendo ma qualcuno si sta alzando per una preghiera notturna e si accorge che qualcosa non va. Fra queste c’è una studentessa di 13 anni, che si accinge a fare le abluzioni prima della preghiera e che al momento dell’esplosione si trova nell’ala dell’edificio che rimane in piedi. «Dal pian terreno - racconta Merve Avci - si sentiva un forte sibilo. Sono andata in cucina con dei professori e uno di essi diceva che si era staccato un tubo del gas. Io sono risalita (al piano di sopra) e cinque minuti dopo un forte odore di gas è arrivato nei dormitori seguito da un fortissimo scoppio», racconta Merve, che ha riportato solo qualche escoriazione. Abbiamo sentito le fiamme che dal piano di sotto stavano salendo verso di noi», ha aggiunto la ragazza.

Da un primo esame delle macerie e dal tipo di ustioni riscontrate sui feriti, «siamo propensi a credere che si sia trattato dell’esplosione di una bombola di gas», ha dichiarato all’Agenzia turca Anadolu Galip Sef, responsabile dell’ospedale di Taskent.


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Carl Bildt smentisce un accordo sull’impunità di Karadzic

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Il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt ha smentito anche lui l’esistenza di un accordo per garantire l’impunità di Radovan Karadzic in cambio dal suo ritiro dalla vita pubblica. «Un tale accordo non è mai esistito. Non c’è stato nessun tentativo di lasciar cadere le accuse» contro l’ex leader serbo-bosniaco, ha detto Bildt, che negli anni ’90 fu Alto rappresentante della comunità internazionale in Bosnia. Karadzic, secondo Bildt, non fu arrestato negli anni Novanta in gran parte perché Washington non voleva mettere a repentaglio le vite dei suoi soldati, dopo il tragico fiasco di un’operazione contro un “signore della guerra” somalo nel 1993 a Mogadiscio, nella quale morirono 18 militari.


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Mantenimento per separazione pure alla moglie ricca

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Come è vero che i soldi chiamano i soldi, anche la Corte di cassazione non ha voluto essere da meno, e con una sentenza dei giorni nostri ha stabilito che anche una moglie miliardaria ha diritto al mantenimento in caso di separazione. La vicenda presa in esame dai Supremi giudici riguarda una signora veneta, Maria Pia P., particolarmente facoltosa, che in appello, durante la separazione dal marito, si era vista annullare il mantenimento proprio per il suo ragguardevole reddito. Gli “ermellini” hanno considerato ingiusto il trattamento riservato alla donna e hanno accolto il suo ricorso, perché anche le miliardarie posso rivendicare “l’assegno” del marito, a patto di dimostrare che «in costanza di vita coniugale ha tenuto un tenore di vita particolarmente brillante fatto di viaggi, vacanze, teatri, sì da poter pretendere di conservarlo ulteriormente».

Il Tribunale di Treviso - ricostruisce la sentenza 20886 della I sezione civile di Piazza Cavour - nel 2003 pronunciando la separazione personale fra Maria Pia P. e Carlo F., imponeva al consorte di versare 2.500 euro mensili alla moglie e 550 alla figlia Manuela affidata alla donna. Un assegno troppo alto, a detta del coniuge, visto che la moglie era «miliardaria». Per questo la Corte d’appello di Venezia, un anno dopo, aveva completamente cancellato la rendita, in considerazione del fatto che la consorte, già coamministratrice con il marito di una società, aveva tratto da questa attività un reddito mensile di circa 5.000 euro, senza considerare poi che dalla liquidazione della sua quota societaria le erano derivati 2 miliardi e 614 milioni di vecchie lire e che questo le avrebbe permesso di vivere con le rendite. Maria Pia, inoltre, aveva ottenuto la casa coniugale ed era comproprietaria di un appartamento a Lignano.

La reazione non si è fatta attendere, Maria Pia si è rivolta alla Cassazione chiedendone il ripristino. I Supremi giudici hanno accolto il ricorso e hanno disposto un nuovo processo presso la Corte d’appello di Venezia, bacchettando i colleghi del merito: eliminando il mantenimento non avevano considerato se la donna in questo modo avrebbe potuto mantenere lo stesso tenore di vita «particolarmente brillante» goduto durante il matrimonio. Per questo, nel rinviare il caso, hanno sottolineato che «dalla Corte territoriale è stata elusa l’esigenza di effettuare un reale approfondimento del tenore di vita concretamente tenuto, in costanza di convivenza coniugale, dalla coppia, onde farne discendere una davvero meditata decisione in tema di riconoscimento dei presupposti per il riconoscimento o meno di un assegno di mantenimento a Maria Pia».


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Fra sei mesi il progetto dell’ampliamento base Dal Molin

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«Entro sei mesi sarà pronto il progetto esecutivo dell’ampliamento della base americana al Dal Molin»: lo ha detto il commissario Paolo Costa subito dopo l’incontro con il comandante delle truppe statunitensi di stanza nella caserma Ederle. Già l’altro ieri era stato firmato il verbale che di fatto consegna l’area agli americani, che intanto possono procedere con le attività preparatorie come la bonifica bellica, la demolizione di edifici che ospitavano l’aeronautica militare italiana e lo spostamento di alberi. «La capacità di mantenere gli accordi internazionali - ha detto Costa - è un bene essenziale, in questo momento, così come la continuità istituzionale e la corretta interpretazione dei livelli di governo».

Quanto alla decisione del Comune di Vicenza di indire una consultazione popolare, Costa ha detto che il referendum non incide in nessun modo sul procedimento che porterà alla costruzione della base. «Se si chiedesse ai cittadini di dire se sono favorevoli o contrari alla base - ha affermato - si tratterebbe di un tipo di referendum illegittimo».

Mentre il comitato per il no alla base ha occupato la stazione ferroviaria e tirato fette di polenta contro l’auto del commissario, il Comitato del Sì ha chiesto che il governo mandi l’esercito in appoggio alle forze dell’ordine, come avviene per altre città.


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Delitto di Niscemi, Lorena Cultraro non era incinta

, Lorena Cultraro, Maria Berlich, Notizie di cronaca, delitto di Niscemi, violenza sessuale No Comments »

La perizia depositata dal medico legale Maria Berlich ha stabilito che Lorena Cultraro non era incinta. Dunque non una incipiente maternità, ma soltanto il suo fantasma ha spinto i tre ragazzi di Niscemi, rei confessi, ad uccidere in un ripugnante contesto, Lorena, loro compagna d’infanzia e di scuola. Una ragazzina di 14 anni attirata il 30 aprile scorso in un casolare di campagna, sottoposta a violenza sessuale dal “branco”, quindi brutalmente picchiata ( «volevamo farla abortire», hanno detto gli assassini) e poi strangolata con il cavo dell’antenna di una Tv.

Il corpo di Lorena zavorrato con un blocchetto di cemento è stato subito lanciato a macerare in una vasca irrigua. Dopo vari giorni di «assenza» e di vane ricerche, mentre l’angoscia della famiglia diventava di tutto il paese, il 12 maggio scorso, il corpo di Lorena fu scoperto per caso da un agricoltore in una vallata a breve distanza da Niscemi. Quella stessa notte i carabinieri portarono davanti al magistrato, che ne raccolse la agghiacciante confessione, i tre più intimi amici della vittima, A. di 15 anni, e D., di 17, e G. 16. Alessandro disse: «Lorena voleva incolparci tutti e tre perché sicuramente uno di noi l’aveva messa incinta». Quando il diciassettenne decise che era il momento di agire invitò Lorena ad andare con lui in campagna e le tese una trappola, convocando via Sms i suoi complici al casale nella immediata periferia del paese.

Sotto il profilo delle responsabilità del terzetto l’esito di questo aspetto della perizia non modifica il quadro accusatorio. «Il dato clinico - osservano in Procura - è irrilevante, posto che l’omicidio è avvenuto perché i tre imputati erano convinti che la ragazza fosse incinta di uno di loro». Del tutto diversa l’eco a casa Cultraro. La famiglia ha respinto sin dal primo momento l’ipotesi che la vittima fosse in attesa di un figlio. Una zia, per esempio aveva osservato: «Con me aveva una grande confidenza, Lorena si sarebbe confidata». Ed ora Giuseppe, il padre della vittima, commenta: «Tre spietati assassini hanno cercato di scrollarsi l’immagine di mostruosi carnefici, accreditandosi a “vittime” di un ipotetico ricatto di mia figlia. Ma la realtà che emerge dalla perizia è ben diversa».


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Pattuglie italo francesi per sicurezza in località balnerari

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Carabinieri e agenti della Polizia di Stato in Costa Azzurra. E gendarmi francesi su quella adriatica, tra Rimini e Riccione. Non è il piano ferie delle forze di polizia italiane e transalpine, ma il risultato dell’ultimo accordo tra Viminale e ministero dell’Interno francese sulla sicurezza nelle località balnerari. Lo ha firmato Roberto Maroni non più di un mese fa, durante una visita in Francia alla collega Michèle Alliot-Marie. Il piano prevede la creazione di pattuglie miste di agenti italiani e francesi da mandare in servizio nelle località balneari dove è prevista una presenza massiccia di nostri connazionali oppure di cittadini transalpini.

Così, tra le città italiane che saranno controllate da drappelli di poliziotti e gendarmi sono state individuate Firenze, Venezia, Roma e la riviera adriatica con particolare attenzione a Rimini e Riccione. Lo scopo è quello di fornire un sostegno maggiormente visibile, soprattutto sotto il profilo psicologico, ai turisti francesi che dovessero essere vittime di reati nel nostro Paese. E, al tempo stesso, nel caso di reati commessi da cittadini francesi, l’accordo consente di svolgere in tempi rapidi gli accertamenti del caso. Allo stesso modo, in alcune città francesi (soprattutto a Parigi, Nizza e in gran parte della Costa Azzurra) saranno operative pattuglie di gendarmi e poliziotti italiani, che avranno le medesime funzioni.


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