È cominciato con un rinvio il processo che dovrà accertare le responsabilità del crac della Parmalat, il colosso agro-alimentare che dal dicembre 2003 si è scoperto avere ammanchi per 14 miliardi di euro. Il processo è cominciato con la laboriosa costituzione delle parti: ci sono infatti 56 imputati, divisi in cinque filoni di inchiesta, e 33 mila probabili parti civili.
Dopo mezz'ora di camera di consiglio, il presidente del tribunale di Parma ha rinviato al 6 maggio l'udienza del processo. In quella data il tribunale deciderà sull'istanza di riunificazione presentata dalla difesa di Calisto Tanzi e osteggiata dalla Procura. Il tribunale ha fissato, come successiva udienza, anche la data del 13 giugno.
La Procura di Parma sottolinea l'esigenza di affrettarsi con i tempi del processo. "In caso di mancata riunificazione - ha detto il procuratore Gerardo La Guardia - l'esito potrebbe arrivare anche fra cinque anni". Il filone relativo alle acque minerali Ciappazzi, che vede imputati Cesare Geronzi, Matteo Arpe e altri ex manager di Capitalia, è stato invece rinviato al 16 ottobre.
"Tra rinvii, lungaggini e la complessità stessa del processo, la via giudiziaria si profila lunga e ferraginosa, e i risultati a favore dei risparmiatori truffati rischiano di essere vanificati dalle prescrizioni". A dichiararlo è il Movimento difesa del cittadino (Mdc), sostenendo che "per i piccoli risparmiatori, la via conciliativa rimane la soluzione più sicura per ottenere il rimborso totale o parziale dei soldi sottratti". Grazie ai tavoli di conciliazione tra le associazioni dei consumatori e vari gruppi bancari ricorda Mdc - moltissimi risparmiatori hanno ottenuto rimborsi totali o parziali: solo con Banca Intesa, delle 13.499 domande di conciliazione per Parmalat discusse, il 38 per cento ha ottenuto un rimborso parziale (5.130 domande) e il 6 per cento un rimborso totale (810 domande).