Marini annuncia il ritiro.
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Marini conclude le consultazioni, stasera al Quirinale.
Concluse le consultazioni dei partiti, si avvicina sempre più l'ipotesi dello scioglimento delle Camere. Il presidente incaricato Marini ha incassato oggi il no di Forza Italia ed An ad un governo per cambiare la legge elettorale. Il presidente della Repubblica riceverà alle 18:30 al Quirinale il presidente del Senato che gli riferirà in ordine all'esito delle consultazioni svolte a Palazzo Giustiniani. "Resto convinto - ha aggiunto Marini - che l'indicazione del capo dello Stato a proposito della necessità di procedere in tempi stretti sia un'esigenza vera del Paese e degli italiani". Il Cavaliere si augura che il presidente della Repubblica possa subito sciogliere le Camere e portare l'Italia al voto anticipato. Berlusconi non ha aperto alcuno spiraglio, non ha raccolto le pressioni che ancora oggi Marini gli ha rivolto per dar vita a un governo per le riforme. Del resto, anche Francesco Cossiga, che poco prima del colloquio con Marini lo aveva incontrato a Palazzo Grazioli per sondarlo fino all'ultimo sulla sua decisione, lo aveva trovato irremovibile: voto subito. Sulla stessa lunghezza d'onda Gianfranco Fini: «A tutti quelli che dicono che non si può andare al voto senza una nuova legge elettorale noi diciamo invece che all'Italia serve subito un governo che governi» ha ribadito a Udine il leader di Alleanza nazionale. «Dopo 18 mesi di governo Prodi - ha proseguito Fini - l'Italia è più povera. Serve un governo attento alle questioni nazionali e internazionali. Domani a Marini diremo che non c'è più tempo. Che rinunci e che il Capo dello Stato tragga le conseguenze più logiche». Tramontata l'ipotesi di un governo di larghe intese, il capo dello Stato dovrà adesso delineare il calendario politico delle prossime settimane: un'impresa non facile, visto l'intrecciarsi del voto anticpato con il referendum sulla legge elettorale.
Con rammarico", il presidente del Senato Franco Marini ha comunicato al presidente della Repubblica "l'impossibilità di raggiungere l'obiettivo" che gli era stato assegnato: dare vita a un governo in grado di riformare la legge elettorale in tempi brevi per andare poi al voto. Napolitano ne ha preso atto e lo ha ringraziato per "l'alto senso di responsabilità" dimostrato. Così la crisi di governo che si è aperta il 24 gennaio con le dimissioni di Prodi va verso lo sbocco più drastico: lo scioglimento delle Camere e la convocazione dei comizi che, a questo punto, potrebbero portare a elezioni in aprile.
