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I ministri della Cosa Rossa a Prodi: “Sulla base di Vicenza ci devi ripensare”

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Ferrero, Mussi, Pecoraro Scanio e Bianchi scrivono una lettera al premier
per sollecitare un ripensamento sulla base militare Usa Dal Molin
I ministri della Cosa Rossa a Prodi: "Sulla base di Vicenza ci devi ripensare"
Il documento arriva alla vigilia degli Stati generali di "La Sinistra-L'Arcobaleno"
dove l'Assemblea permanente di Vicenza manifesterà tutta la sua rabbia

(21:46 07/12/2007)
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Il cuore spezzato può uccidere e ora la scienza spiega perché

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Su "Lancet" una ricerca dell'università olandese sul mal d'amore
Depressione e stile di vita insano portano corpo e mente alla deriva
Il cuore spezzato può uccidere e ora la scienza spiega perché


(19:34 07/12/2007)
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Contrassegno parcheggio invalidi per entrare nella ZTL Roma, Notizie di cronaca, Ultime Notizie

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Fonte: Ultime Notizie
Oggetto: Contrassegno parcheggio invalidi per entrare nella ZTL Roma
Inviato: Sab Dic 08, 2007 4:24 am (GMT 11)

Dallo scorso 19 febbraio, quando sono state approvate le nuove regole sui permessi auto in tema di circolazione e par­cheggio, per persone con disa­bilità le sanzioni inflitte ai ro­mani sono state 1557, mentre i permessi ritirati per decesso dei titolari sono stati 1348 permes­si. Lo scopo di questa stretta sul­le regole per il rilascio dei per­messi è stato quello di frenare i troppo frequenti abusi nel set­tore, e tutelare chi davvero ha diritto alle facilitazioni. E gli abusi più frequenti, secondo quanto denuncia Francesca Santolini, capogruppo dei Verdi al I municipio e presidente della commissione municipale mobi­lità, sono quelli commessi nel centro storico. «Sui contrassegni per i parcheggi dei disabili c'è nella città una situazione vergognosa di abusi che va radicalmente contrastata e fer­mata - aggiunge - Sto lavorando da tempo a un dossier attraver­so verifiche e controlli incrocia­ti dei numeri delle concessioni con i parcheggi corrispondenti. Presenterò le conclusioni di questo lavoro al sindaco Veltro­ni al quale sin da ora chiedo di individuare quei furbetti del centro». A rincarare la dose ci pensa il Codacons, che chiede una verifica straordinaria su tutti i permessi per i disabili ri­lasciati a Roma. «Chiediamo al Comune di Roma - dice Carlo Rienzi, presidente dell'associazione consumatori - di effettua­re una verifica straordinaria su tutti i permessi per disabili ri­lasciati. Vogliamo sapere quan­do questi permessi sono stati ri­lasciati e se i soggetti beneficiari sono realmente in possesso dei requisiti». Tra le novità, il pro­lungamento a 45 giorni della va­lidità dei permessi temporanei per disabilità, e controlli an­nuali nei confronti dei titolari di permessi con invalidità irrever­sibile. Le nuove regole prevedo­no poi che se un'auto con il con­trassegno arancione entra in una Ztl senza il titolare del per­messo a bordo, deve comunica­re per telefono al Comune i dati che consentono il controllo.
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Amazon Kindle, e-book reader della libreria virtuale Bezos, Scienze hi-tech, Ultime Notizie

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Fonte: Ultime Notizie
Oggetto: Amazon Kindle, e-book reader della libreria virtuale Bezos
Inviato: Sab Dic 08, 2007 4:14 am (GMT 11)

Si chiama Amazon Kindle ed è il recente e book lanciato dalla libreria virtuale creata da Bezos.

L a fine del libro? Se ne par­la da decenni ormai - ma il caro vecchio manufatto di carta e colla e inchiostro re­siste ancora saldo nelle abitu­dini degli amanti della lettura. Maneggevole, portatile, si legge in qualsiasi condizioni di luce. Thtto vero. Ma le sirene del di­gitale promettono qnalcosa iri più. Così come l'iPod e i registratori mp3 hanno rivoluzio­nato la fruizione musicale (ci si può portar dietro a portata di cuffiette una intera discogra­fia!), simile copernicanarivo­luzione ci si aspetta dal mondo ebook - lettori e libri elettroni­ci. Che si collegano ad Internet e da li scaricano il libro che si desidera (o il giornale, la rivista, ecc.). Le tecnologie sono ormai mature: una pagina "stampata" con l'inchiostro elettronico (e­ink) è ormai altrettanto piace­vole a leggersi di una pagina cartacea. Serve solo un prodot­to "cool" come l'iPod, ma pen­sato per i libri - è il parere di molti.

Ora a provarci è un player di quelli che contano. Ovvero Amazon.com, la più grande "libreria" online al mondo ­fondata da Jeff Bezos nel lontano 1995. Che ha appena lan­ciato sul mercato Usa "Amazon Kindle", un ebook reader bian­co, squadrato, di plastica: non particolarmente bello (il New York Times lo ha paragonato ad un Commodore 64). Kindle co­sta 400 dollari (troppi per i de­trattori), è in grado di collegarsi ad Amazon e scaricare contenu­ti digitali a pagamento (80.000 per ora i libri messi a disposi­zione, a 9,99 dollari - in più an­che abbonamenti a quotidiani e blog). Altri rincarano la dose delle critiche: è un walled gar­den, un giardino recintato. Per esempio non si possono leggere i pdf, o altri formati che non siano quelli di Amazon (il for­mato usato, Mobipocket, è però abbastanza conosciuto e già usato per digitalizzazioni). E si fanno i confronti con i reader già in commercio - come Sony, iLiad o Cybook.

Eppure, nonostante tutte le critiche, il lettore di Amazon è andato a ruba ed è già "sold out": finite le scorte iniziali. Nei prossimi mesi si saprà se il suc­cesso di Kindle è solo l'ennesi­mo fuoco di paglia della storia dei hòri elettronici. Che fino­ra - come spiega Massimo Mantellini sul suo blog - han­no sofferto una specie di male­dizione: «Sono come la bella Cecilia, quella che tutti la vo­gliono e nessuno la piglia».

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Rapporto Censis/1. Casa ed energia pesano per il 31 per cento sulle uscite. Mezzo milione di famiglie indebitate per il credito al consumo

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I redditi delle famiglie italiane crescono lentamente mentre accelera l'incidenza della spesa per l'abitazione: tra il 1996 e il 2006 - secondo il 41 rapporto Censis sullo stato sociale del paese - l'incidenza delle spese per la casa sui consumi complessivi è passata dal 20,6 per cento al 26 per cento ma attestandosi al 31 per cento se si considerano anche le spese per l'energia e il combustibile. È invece diminuita la spesa per gli alimenti passata dal 21,1 per cento al 18,9 per cento del reddito complessivo in dieci anni.
Tra il 2000 e il 2004 i redditi reali sono cresciuti dello 0,5 per cento annuo mentre il tasso di crescita dei consumi tra il 2001 e il 2006 è stato dello 0,8 per cento. Circa 2,4 milioni di famiglie hanno un mutuo a carico con una spesa media annua di 5.500 euro (il 14 per cento della loro spesa per consumi) ma per 622.000 famiglie con una spesa media mensile per consumi fino a 2.000 euro il peso del mutuo sale fino al 27 per cento (è al 19,2 per cento per i single giovani).
Tre italiani su quattro - secondo lo studio del Censis - considerano "inadeguato il proprio reddito (il 74 per cento del totale) mentre il 36 per cento dichiara di essere a rischio povertà". E se il 40 per cento degli intervistati ritiene che la propria condizione resterà uguale nei prossimi cinque anni, c'è un 46 per cento ottimista che ritiene che migliorerà e un 14 per cento preoccupato per il rischio che la propria condizione peggiori.
Il boom dei consumi, atteso lo scorso anno, non c'è stato. Di fronte alla crisi economica ed a bassi stipendi, le famiglie si rivolgono al low cost. Lo sottolinea il presidente del Censis, Giuseppe De Rita. Le famiglie hanno così trovato nuove strategie per i consumi. Privilegiano il credito al consumo (che è aumentato del 78 per cento dal 2000 al 2006) ma non per la spesa quotidiana, piuttosto per l' acquisto della macchina o per il viaggio all'estero. E poi si compra spesso col low cost. Al supermercato si scelgono marche non note, si privilegia la grande distribuzione rispetto al negozio sotto casa. Gli acquisti, come ad esempio le assicurazioni, si fanno on line. Ovviamente anche i biglietti aerei si cercano su Internet e si confrontano i più convenienti. Il Censis sottolinea quindi che i consumi non si sono ampliati, diversamente dalle aspettative, nel 2007 come è successo in altri paesi europei.
Sono poco più di mezzo milione le famiglie italiane "in difficoltà" con i debiti. Il credito al consumo, dilagante negli ultimi anni, si è trasformato nel tempo in un'arma a doppio taglio, tanto che 530mila famiglie ammettono di fare fatica a pagare le rate. I dati che emergono dal Rapporto del Censis sottolineano come il fenomeno del credito al consumo riguardi ormai nel nostro Paese 8,4 milioni di famiglie, pari al 35 per cento del totale. Il 'popolo delle ratè si è dunque allargato a macchia d'olio. Con il risultato che circa il 6,3 per cento degli oltre 8 milioni di famiglie che utilizzano lo strumento del credito al consumo, sottolinea Giuseppe Roma, direttore dell'istituto di ricerca, "dichiarano di avere difficoltà a pagare le rate del debito". Inoltre circa 143.000 famiglie, circa l'1,7 per cento di chi ricorre alle rate, riconosce di non essere riuscito a pagarne almeno una. Un numero non insignificante, ma neanche allarmistico, secondo il Censis. "Quella dell'insolvenza - continua Roma - è una percentuale fisiologica" che si può paragonare a quella di Spagna, Francia, Germania e Gran Bretagna.

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Rapporto Censis/2. Salute in Italia diseguale: al Nord maggiore accesso alle cure

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L'annuale Rapporto del Censis, presentato il 7 dicembre a Roma, ha fotografato anche lo stato della sanità in Italia: la salute è ancora "diseguale": si sta meglio e si ha più accesso alle cure nel Nord del Paese, mentre stanno peggio i cittadini che vivono nelle regioni meridionali. Il quadro che emerge, si legge nel Rapporto, "evidenzia un gradiente negativo nord-sud con un tendenziale peggioramento della situazione della salute dei cittadini residenti man mano che si procede verso le regioni meridionali". E questo, rileva il Censis, nonostante la struttura per età della popolazione, che determina un peggioramento degli indici di mortalità all'aumentare del tasso di invecchiamento tendenzialmente più elevato al nord e al centro. Acquistano inoltre peso anche altre variabili: la prevenzione, ad esempio, è più diffusa al nord, mentre il meridione va omologandosi sempre più verso stili di vita a rischio, oltre a veder crescere problemi di impatto ambientale "fino ad ora - rileva il Censis - appannaggio delle aree settentrionali". Ma sono le condizioni socio-economiche, si afferma nel Rapporto, a confermarsi "uno dei fattori più rilevanti nella determinazione della condizione di salute".

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Rapporto Censis/3. Italiani al cellulare, telefonini vicini al sorpasso della tv

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È sempre più cellulare-mania in Italia. Il numero di telefonini continua a crescere e incalza ormai quello delle tv presenti nelle case della penisola. L'ultima fotografia scattata dal Rapporto 2007 del Censis mostra infatti che, oltre ad essere il secondo strumento di comunicazione dopo la televisione, il telefonino sta per sorpassarla. Quest'anno l'indice di penetrazione dei cellulari ha raggiunto infatti quota 86,4 per cento, ad un passo cioè da quello della tv che si attesta a 92,1 per cento. Il telefonino è diventato così - rileva il Rapporto – "uno strumento d'uso praticamente quotidiano". E lo utilizza il 76,9 per cento degli uomini ed il 75 per cento delle donne con punte oltre il 96 per cento per i giovani dai 14 ai 29 anni mentre almeno un anziano su due lo possiede (53,8 per cento). E se a guidare la classifica dell'Italia al cellulare è il centro della penisola (84,5 per cento l'indice di penetrazione contro il 74,2 del Nord e l'81,5 del sud), la maggior parte degli utenti (circa il 56 per cento) lo usa per i servizi cosiddetti "basic". Solo per telefonare, cioè senza utilizzare i vari servizi disponibili come videotelefonino o smartphone.
Il telefonino è un "must" per la popolazione con più alto livello di formazione: lo possiede infatti quasi l'89 per cento dei laureati contro una penetrazione al 67,1 per cento nella popolazione con licenza elementare o media. Il trend è in crescita ed a tirare quest'anno sono stati soprattutto gli anziani ed il gentil sesso: a fronte di un aumento della percentuale di penetrazione del cellulare, attesa passare dal 69,6 per cento della popolazione sopra i 14 anni dell'anno scorso al 78,6 per cento di quest'anno, i maggiori incrementi si registrano per le donne e le persone over 65.
L'uso "rosa" del telefonino è atteso infatti passare dal 62,8 per cento del 2006 al 75,2 per cento di quest'anno mentre tra le persone ultrasessantacinquenni si dovrebbe assistere - spiega il Censis - ad una crescita dal 36,7 per cento del 2006 al 53,8 per cento. A livello territoriale, invece, il 2007 dovrebbe registrare nel confronto con l'anno scorso un aumento dal 68,6 per cento all'84,5 per cento di penetrazione tra la popolazione.

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PosteMobile, piani tariffari operatore mobile Poste italiane, Scienze hi-tech, Ultime Notizie

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Fonte: Ultime Notizie
Oggetto: PosteMobile, piani tariffari operatore mobile Poste italiane
Inviato: Sab Dic 08, 2007 4:04 am (GMT 11)

Si chiama PosteMobile il servizio, con cui Poste italiane diventa operatore mobile, con una sim grazie alla quale il cellulare diventa un "portafogli elettronico" che consente di trasferire denaro in Ita­lia e all'estero, ed esegui­re pagamenti senza anda­re allo sportello. E un sms può diventare telegram­ma. Per ora è solo per car­te prepagate, ma presto si allargherà ad altri clienti.
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In arrivo procedura Ue contro l’Italia: troppi spot in tv

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"Il numero eccessivo di spot sulle tv italiane è inaccettabile". Così Martin Seylmar, portavoce del commissario Ue alle telecomunicazioni, Viviane Reding, ha confermato l'imminente arrivo di una procedura di infrazione contro il nostro Paese. La decisione - ha spiegato – "sarà presa dalla Commissione Ue l'11 dicembre".
"In generale - ha spiegato il portavoce del commissario Reding - siamo soddisfatti del modo in cui l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) agisce nel contesto dell'attuale legislazione italiana. Ma è proprio questa legislazione ad essere incompatibile con le regole della direttiva Ue 'Tv senza frontiere', e deve essere quindi cambiata". "Siamo da molto tempo in contatto con le autorità italiane - ha aggiunto Seylmar - e sono stati fatti molti progressi. Ma ancora non basta. Perchè un numero eccessivo di spot non è accettabile".
Tre, in particolare, le accuse mosse alla legislazione italiana: la prima - ha spiegato il portavoce del commissario Reding - è che le tv italiane non rispettano sia il tetto massimo di 12 minuti di pubblicità ogni ora, sia quello di 20 minuti di intervallo tra una striscia e l'altra di spot. Poi, c'e il problema delle telepromozioni nelle reti generaliste come quelle di Rai e Mediaset, che non vengono calcolate nei tetti orari sopra citati. Infine le autopromozioni, quelle che pubblicizzino programmi trasmessi dalla stessa rete, che in base alle norme vigenti in Italia non sono considerate pubblicità.
"Oltre all'Italia - ha quindi spiegato Seylmar - anche la Spagna è nel mirino per il numero eccessivo di spot trasmesso sulle reti televisive". "La Commissione da parecchi anni insiste che le regole televisive sulla pubblicità vengano fermamente rispettate in ogni Stato membro", ha concluso il portavoce.

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Rincari del 15 per cento sui biglietti dei treni. Consumatori: stangata fino a 120 euro l’anno, aumenti illegittimi

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Stangata in vista sulle tariffe ferroviarie che si tradurrà in un aumento annuo per le famiglie di 90-120 euro l'anno. È quanto calcolano Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, alla luce dell'annuncio dell'amministratore delegato di Ferrovie, Mauro Moretti, che ha parlato di aumenti medi del 15 per cento sui treni a fascia alta delle grandi direttrici del centro-nord.
Secondo le quattro associazioni, inoltre, i rincari "incoraggeranno ancora di più i pendolari ad utilizzare l'auto" e, sulle tratte di lunga percorrenza, renderanno "più competitivo l'aereo". La tratta Catania-Torino, ad esempio, costa oggi in prima classe 154 euro e 108 euro in seconda, "un'enormità" secondo i consumatori, che, con un rincaro del 15 per cento, arriverà a 178 euro in prima classe e 125 euro in seconda. Molto di più, denunciano le quattro associazioni, dei circa 80 euro che si riescono a pagare prenotando un volo low cost.
Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori annunciano quindi che "non mancheranno di impugnare gli eventuali rincari al Tar del Lazio, a tutela di milioni di cittadini che vedono peggiorare la qualità del servizio ferroviario".

In merito agli annunciati aumenti medi del 15 per cento sui treni, il Movimento consumatori afferma che gli aumenti dichiarati sono illegittimi e l’eventuale delibera adottata sarà impugnata davanti al Tar.
“Trattandosi di servizio di pubblica utilità svolto comunque in regime di monopolio - spiega Monica Multari, responsabile legale del settore trasporti ferroviari del Movimento consumatori - vige un sistema di prezzi controllati: in particolare, gli aumenti annuali non possono superare, senza autorizzazione del ministro dei Trasporti, il livello previsto dalle delibere del Cipe del 1996 e del 1999. Invitiamo quindi il ministero dei Trasporti a svolgere attivamente il ruolo attribuito, provvedendo ad effettuare le verifiche relative agli standard di qualità, alle quali la normativa vigente subordina qualsiasi aumento e a rendere pubblici gli esiti delle verifiche effettuate”.