Benigni legge dante, dopo 2 ore di parolacce su Raiuno.

 

 

 

 

Altro che Dante Alighieri, il padre della lingua italiana, neanche «Er Monnezza» dei peggiori anni Settanta riusciva a infilare una tale quantità di volgarità una dietro l'altra. E tutto su Raiuno in prima serata. Una vergogna pagata con i soldi di noi contribuenti, grazie Mamma Rai per una bellissima serata all'insegna degli insulti e delle parolacce a bocca piena. Dopo quaranta minuti di trasmissione, Benigni aveva già segnato il record dei "limort..." con ben 13 canestri, senza contare gli appellativi a quasi tutti i politici dell'opposizione alleati di Berlusconi. Una serata dedicata al Cavaliere che ha dato davvero l'immagine di come la sinistra sia lontana anni, secoli dallo stile di vita del resto del mondo occidentale contemporaneo. Un buffone sudato che tra un saltello e scusami "Silvio" si scherza, si ma a modo suo. Prima ci sono le battute su Storace, sulla Santanché, «bella topolona», sui Savoia, su Clementone Mastella, un poco anche su D'Alema, su Calderoli, («non ha i baffi, non ha la barca, non è intelligente»), su Sandro «lumacone» Bondi, su Vallettopoli, su Silvio Sircana, su Buttiglione («Rocco e i suoi piselli») Benigni è il giullare di corte, il fool, il santo guitto cui tutto è permesso, l'unico autorizzato a mescolare il sacro e il profano, l'alto e le parti basse, l'ottavina improvvisata e l'endecasillabo della Commedia. A cambiare registro passando dall'avanspettacolo al sublime.
Eccolo li il secondo profeta, dopo Celentano ecco il nuovo omaggio della Rai che davvero dovrebbe rispettare almeno la fascia protetta visto che di parolacce se ne sono sentite tante, troppe. Ovviamente dopo la carezza del molleggiato, ecco puntuale la pacca sulla spalla a Prodi di Benigni, amici come Veltroni per colore politico e chissà per cos'altro. Di certo quello visto ieri è una vergogna che segna il passo dei nostri tempi, e pensare che abbiamo showman come Teo Teocoli che seppur abbiano un contratto con mamma Rai non possono andare in Tv per diverso credo politico. Senza Silvio noi comici siamo dei precari ha detto ieri, chissà che un nuovo, giusto e quanto meno per par condicio editto bulgaro non intervenga pure sul pinocchio fiorentino?

di: Christian Tipaldi



Fonte: WorldMagazine