Cosmè Tura e Francesco del Cossa, Palazzo dei Diamanti, Mostre arte, Ultime Notizie
Settembre 30, 2007
Autore: ultime notizie
Oggetto: Cosmè Tura e Francesco del Cossa, Palazzo dei Diamanti
Inviato: Lun Ott 01, 2007 8:51 am (GMT 11)
Le cronache antiche e gli osservatori contemporanei hanno trasmesso di Borso dEste, signore di Ferrara dal 1450 al 1471, limmagine di un uomo vanitoso, preoccupato più della propria apparenza che delle arti e della cultura. «Non si mostrò mai in pubblico senza essere adorno di gioielli», scrive di lui papa Pio II Piccolomini, e tale giudizio sembra confermato dai cerimoniali ossessivi, dal fasto della vita cortese, dalle spese esorbitanti di cui i documenti amministrativi serbano precisa memoria. Oggi sappiamo, al contrario, che i ventanni del governo di Borso hanno avuto un ruolo centrale nel campo della cultura figurativa: il linguaggio ricercato ed eccentrico che ha reso celebre larte ferrarese del Quattrocento, nasce proprio in questo periodo come espressione caratteristica ed esclusiva del signore e dalla sua corte.
La mostra Cosmè Tura e Francesco del Cossa. Larte a Ferrara nelletà di Borso dEste, organizzata da Ferrara Arte, con la collaborazione della Pinacoteca Nazionale, dei Musei Civici dArte Antica e delle Gallerie dArte Moderna e Contemporanea di Ferrara, ripercorre la ricchezza di questa parabola figurativa riunendo oltre 150 opere di diversa tecnica, come dipinti, sculture, miniature, disegni, medaglie, oreficerie e tessuti provenienti dalle più prestigiose istituzioni pubbliche e private di tutto il mondo. Dal 23 settembre 2007 al 6 gennaio 2008, a Palazzo dei Diamanti e a Palazzo Schifanoia, è offerta al pubblico lirripetibile occasione di ammirare, eccezionalmente nel loro contesto originario, gli straordinari capolavori realizzati per una delle capitali del Rinascimento. Dopo la rassegna organizzata dal Museo Poldi Pezzoli nel 1991 ( Le Muse e il principe.
Arte di corte nel Rinascimento padano) centrata sui rapporti tra la cultura umanistica e la pittura al tempo di Leonello dEste, e quella a spettro più ampio e di carattere generale di Bruxelles e Ferrara nel 2003-04 ( Gli Este a Ferrara. Una corte nel Rinascimento), questa esposizione intende rilanciare gli studi e linteresse per la storia della cultura figurativa ferrarese, rimettendo in discussione i campi di competenza e le divisioni tradizionali tra i vari settori tecnici della produzione artistica. La scelta di questo tema e di questo taglio espositivo è stata suggerita anche dalla conclusione del decennale restauro degli affreschi del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia, unica testimonianza superstite della irripetibile stagione borsiana, uno dei cicli decorativi più importanti del Rinascimento. La cura scientifica della mostra e del catalogo è affidata a Mauro Natale, già commissario della mostra milanese del 1991, affiancato da un comitato scientifico di prestigio internazionale.
La mostra prende avvio dagli anni esaltanti del breve ma fecondo dominio di Leonello dEste (1441-1450), appassionato interprete della cultura umanistica. Alle medaglie e ai disegni di Pisanello, ai dipinti di Jacopo Bellini e di Bono da Ferrara, ai fogli del Breviariodi Leonello, alle sculture di Michele da Firenze è affidato il compito di rievocare la varietà tecnica e formale, la ricerca attorno allantico, il gusto per le pietre preziose che caratterizzò la Ferrara di questi anni. Segue laffermazione di quella che Roberto Longhi e la storiografia moderna hanno definito Officina ferrarese, che prende forma in alcune imprese monumentali volute dal principe negli anni 1455-1465, come la celebre Bibbia di Borso e lo Studiolo di Belfiore. Questi anni registrano il passaggio dalle forme eleganti ed evasive del gotico internazionale ad un nuovo gusto che trova la sua ragion dessere nella sovrabbondanza dellornamento, nelle cromie preziose e nella marcata espressività. Un ruolo centrale e di guida spetta ai miniatori, tra cui domina Taddeo Crivelli, i quali elaborano un linguaggio ornamentale che fonde il gusto per la decorazione e lespressività tardogotica con le forme geometriche e luminose del Rinascimento. Analoga commistione formale caratterizza la pittura, dominata a queste date dai lucidi cromatismi di Rogier van der Weyden, dalleleganza esile di Angelo Maccagnino, cui ben presto si affiancano leccentricità espressiva di Cosmè Tura e di Michele Pannonio, del quale si ricostruisce per la prima volta lintero percorso artistico.
Il fulcro della mostra è costituito dalla consacrazione di questo codice espressivo ad opera di Cosmè Tura e Francesco del Cossa. Letà di Borso si nutre, infatti, dellantagonismo tra il primo, poliedrico artista di corte, ed il secondo, instancabile sperimentatore. Muovendosi tra Mantegna e la pittura fiamminga, Tura inventa un linguaggio fantasioso e, al contempo, prezioso e popolare, decorativo ed espressivo, imponendo la propria cifra stilistica nei campi tecnici più svariati, dagli affreschi alle barde da cavallo, dalle monumentali pale daltare alle soavi Madonne dipinte in punta di pennello. Di contro, Cossa compie un itinerario ben distinto, che si risolve in una scrittura più asciutta, morbida e plastica, felicemente cromatica, naturalistica e potentemente prospettica.
Nelle sue Madonne, nei suoi santi possenti, nei penetranti ritratti, egli avvia un dialogo aperto con la scultura contemporanea e con la luminosa pittura fiorentina di Domenico Veneziano, Andrea del Castagno e Alessio Baldovinetti. Questa ricerca formale culmina con lesplosione attorno al 1470 di «una nuova pazzia nellarte ferrarese» (Longhi): la decorazione del Salone dei Mesi a Palazzo Schifanoia, uno dei cicli decorativi più importanti del Rinascimento. Qui, nellultima impresa collettiva voluta dal Duca, fa irruzione sulla scena la terza grande personalità di questa stagione, Ercole de Roberti, mentre Francesco del Cossa elabora unabbagliante traduzione visiva della cultura di corte e delle ambizioni politiche di Borso che costituisce il vertice espressivo della pittura ferrarese. La mostra si conclude proprio nel salone affrescato dellantica delizia estense, cui un restauro durato quasi dieci anni ha restituito piena leggibilità.
Notizie utili - "Cosmè Tura e Francesco del Cossa. L'arte a Ferrara nell'età di Borse d'Este". Dal 23 settembre al 6 gennaio 2008. Ferrara. Palazzo dei Diamanti, corso Ercole I d'Este 21. Palazzo Schifanoia, via Scandiana 23. A cura di Mauro Natale. Comitato scientifico internazionale. Catalogo Ferrara Arte. Promossa da Comune e Provincia di Ferrara, Fondazione e Cassa di risparmio di Ferrara. Organizzazione Ferrara Arte.
Biglietto unico per le due sedi: intero 10 euro (presentando il biglietto ferroviario per Ferrara biglietto ridotto 8 euro, non cumulabile con altre riduzioni); ridotto 8; gruppi (almeno 15 persone) 8; scuole 4.
Orari: tutti i giorni compreso il lunedì. Palazzo dei Diamanti 9-19; Palazzo Schifanoia 10-20. Le biglietterie schiudono 30 minuti prima.
Informazioni e prevendita biglietti: call center "Ferrara Mostre e Musei", Palazzo dei Diamanti, 0532-244949; fax 0532-203064. www. palazzodiamanti. it
Fonte: Ultime Notizie
Oggetto: Cosmè Tura e Francesco del Cossa, Palazzo dei Diamanti
Inviato: Lun Ott 01, 2007 8:51 am (GMT 11)
Le cronache antiche e gli osservatori contemporanei hanno trasmesso di Borso dEste, signore di Ferrara dal 1450 al 1471, limmagine di un uomo vanitoso, preoccupato più della propria apparenza che delle arti e della cultura. «Non si mostrò mai in pubblico senza essere adorno di gioielli», scrive di lui papa Pio II Piccolomini, e tale giudizio sembra confermato dai cerimoniali ossessivi, dal fasto della vita cortese, dalle spese esorbitanti di cui i documenti amministrativi serbano precisa memoria. Oggi sappiamo, al contrario, che i ventanni del governo di Borso hanno avuto un ruolo centrale nel campo della cultura figurativa: il linguaggio ricercato ed eccentrico che ha reso celebre larte ferrarese del Quattrocento, nasce proprio in questo periodo come espressione caratteristica ed esclusiva del signore e dalla sua corte.
La mostra Cosmè Tura e Francesco del Cossa. Larte a Ferrara nelletà di Borso dEste, organizzata da Ferrara Arte, con la collaborazione della Pinacoteca Nazionale, dei Musei Civici dArte Antica e delle Gallerie dArte Moderna e Contemporanea di Ferrara, ripercorre la ricchezza di questa parabola figurativa riunendo oltre 150 opere di diversa tecnica, come dipinti, sculture, miniature, disegni, medaglie, oreficerie e tessuti provenienti dalle più prestigiose istituzioni pubbliche e private di tutto il mondo. Dal 23 settembre 2007 al 6 gennaio 2008, a Palazzo dei Diamanti e a Palazzo Schifanoia, è offerta al pubblico lirripetibile occasione di ammirare, eccezionalmente nel loro contesto originario, gli straordinari capolavori realizzati per una delle capitali del Rinascimento. Dopo la rassegna organizzata dal Museo Poldi Pezzoli nel 1991 ( Le Muse e il principe.
Arte di corte nel Rinascimento padano) centrata sui rapporti tra la cultura umanistica e la pittura al tempo di Leonello dEste, e quella a spettro più ampio e di carattere generale di Bruxelles e Ferrara nel 2003-04 ( Gli Este a Ferrara. Una corte nel Rinascimento), questa esposizione intende rilanciare gli studi e linteresse per la storia della cultura figurativa ferrarese, rimettendo in discussione i campi di competenza e le divisioni tradizionali tra i vari settori tecnici della produzione artistica. La scelta di questo tema e di questo taglio espositivo è stata suggerita anche dalla conclusione del decennale restauro degli affreschi del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia, unica testimonianza superstite della irripetibile stagione borsiana, uno dei cicli decorativi più importanti del Rinascimento. La cura scientifica della mostra e del catalogo è affidata a Mauro Natale, già commissario della mostra milanese del 1991, affiancato da un comitato scientifico di prestigio internazionale.
La mostra prende avvio dagli anni esaltanti del breve ma fecondo dominio di Leonello dEste (1441-1450), appassionato interprete della cultura umanistica. Alle medaglie e ai disegni di Pisanello, ai dipinti di Jacopo Bellini e di Bono da Ferrara, ai fogli del Breviariodi Leonello, alle sculture di Michele da Firenze è affidato il compito di rievocare la varietà tecnica e formale, la ricerca attorno allantico, il gusto per le pietre preziose che caratterizzò la Ferrara di questi anni. Segue laffermazione di quella che Roberto Longhi e la storiografia moderna hanno definito Officina ferrarese, che prende forma in alcune imprese monumentali volute dal principe negli anni 1455-1465, come la celebre Bibbia di Borso e lo Studiolo di Belfiore. Questi anni registrano il passaggio dalle forme eleganti ed evasive del gotico internazionale ad un nuovo gusto che trova la sua ragion dessere nella sovrabbondanza dellornamento, nelle cromie preziose e nella marcata espressività. Un ruolo centrale e di guida spetta ai miniatori, tra cui domina Taddeo Crivelli, i quali elaborano un linguaggio ornamentale che fonde il gusto per la decorazione e lespressività tardogotica con le forme geometriche e luminose del Rinascimento. Analoga commistione formale caratterizza la pittura, dominata a queste date dai lucidi cromatismi di Rogier van der Weyden, dalleleganza esile di Angelo Maccagnino, cui ben presto si affiancano leccentricità espressiva di Cosmè Tura e di Michele Pannonio, del quale si ricostruisce per la prima volta lintero percorso artistico.
Il fulcro della mostra è costituito dalla consacrazione di questo codice espressivo ad opera di Cosmè Tura e Francesco del Cossa. Letà di Borso si nutre, infatti, dellantagonismo tra il primo, poliedrico artista di corte, ed il secondo, instancabile sperimentatore. Muovendosi tra Mantegna e la pittura fiamminga, Tura inventa un linguaggio fantasioso e, al contempo, prezioso e popolare, decorativo ed espressivo, imponendo la propria cifra stilistica nei campi tecnici più svariati, dagli affreschi alle barde da cavallo, dalle monumentali pale daltare alle soavi Madonne dipinte in punta di pennello. Di contro, Cossa compie un itinerario ben distinto, che si risolve in una scrittura più asciutta, morbida e plastica, felicemente cromatica, naturalistica e potentemente prospettica.
Nelle sue Madonne, nei suoi santi possenti, nei penetranti ritratti, egli avvia un dialogo aperto con la scultura contemporanea e con la luminosa pittura fiorentina di Domenico Veneziano, Andrea del Castagno e Alessio Baldovinetti. Questa ricerca formale culmina con lesplosione attorno al 1470 di «una nuova pazzia nellarte ferrarese» (Longhi): la decorazione del Salone dei Mesi a Palazzo Schifanoia, uno dei cicli decorativi più importanti del Rinascimento. Qui, nellultima impresa collettiva voluta dal Duca, fa irruzione sulla scena la terza grande personalità di questa stagione, Ercole de Roberti, mentre Francesco del Cossa elabora unabbagliante traduzione visiva della cultura di corte e delle ambizioni politiche di Borso che costituisce il vertice espressivo della pittura ferrarese. La mostra si conclude proprio nel salone affrescato dellantica delizia estense, cui un restauro durato quasi dieci anni ha restituito piena leggibilità.
Notizie utili - "Cosmè Tura e Francesco del Cossa. L'arte a Ferrara nell'età di Borse d'Este". Dal 23 settembre al 6 gennaio 2008. Ferrara. Palazzo dei Diamanti, corso Ercole I d'Este 21. Palazzo Schifanoia, via Scandiana 23. A cura di Mauro Natale. Comitato scientifico internazionale. Catalogo Ferrara Arte. Promossa da Comune e Provincia di Ferrara, Fondazione e Cassa di risparmio di Ferrara. Organizzazione Ferrara Arte.
Biglietto unico per le due sedi: intero 10 euro (presentando il biglietto ferroviario per Ferrara biglietto ridotto 8 euro, non cumulabile con altre riduzioni); ridotto 8; gruppi (almeno 15 persone) 8; scuole 4.
Orari: tutti i giorni compreso il lunedì. Palazzo dei Diamanti 9-19; Palazzo Schifanoia 10-20. Le biglietterie schiudono 30 minuti prima.
Informazioni e prevendita biglietti: call center "Ferrara Mostre e Musei", Palazzo dei Diamanti, 0532-244949; fax 0532-203064. www. palazzodiamanti. it
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