Pensioni, raggiunto l'accordo Età minima nel 2008 a 58 anni

 

Trovato all'alba'accordo sulle Pensioni. Dal 2008 si potrà andare in pensione di anzianità con 58 anni di età e 35 di contributi mentre dal primo luglio 2009 per ritirarsi dal lavoro sarà necessario avere raggiunto quota 95 come somma tra età anagrafica e contributiva. L'età minima però sarà 59 anni. Dall'aumento dell'età di pensionamento saranno esclusi 1,4 milioni di lavoratori impegnati in attività considerate usuranti. Le donne continueranno ad andare in pensione a 60 anni». Lo rende noto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano conferma che rimarrà la differenziazione fra uomo e donna. Il prossimo passaggio sarà quello di oggi pomeriggio, quando il premier chiederà al Consiglio dei ministri di dare l’avvallo politico alla riforma.
In pensione a 58 anni nel 2008, poi quota 95 nel luglio 2009 con età minima 59 anni, quota 96 nel gennaio 2011 con età minima a 60 anni e infine quota 97 nel gennaio 2013 con la minima a 61 anni.
Dieci miliardi di euro tra il 2008 e il 2017. Sono queste le risorse previste dall’intesa governo-sindacati per superare lo "scalone" pensionistico e alimentare il fondo per i lavori "usuranti". Lo ha affermato il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, al termine del confronto a palazzo Chigi sulla riforma delle pensioni. La cifra ha una «certa mobilità interna - ha sottolineato Damiano - ma la somma totale resta invalicabile». In particolare, serviranno circa 7,5 miliardi per lo ’scalonè e 2,5 miliardi per i lavori usuranti. Dal primo gennaio 2008 si potrà andare in pensione con 58 anni e 35 di contributi mentre dal primo luglio 2009 si potrà andare in pensione con quota 95 ma con una età minima di 59 anni e 35 di contributi. Dal primo gennaio 2010 la pensione sarà possibile con quota 96 ma con 60 anni di età e 35 di contributi mentre dal primo gennaio 2013 si andrà in pensione con almeno 61 anni di età e sempre 35 anni di contributi. Diverso invece il sistema per i lavoratori autonomi che andranno in pensione con un anno in più: dal 2008 dunque con 59 anni e 35 di contributi e nel 2013 con almeno 62 anni. Per chi ha 40 anni di contributi il governo ha garantito 4 finestre agevolando così il pensionamento di vecchiaia. Per quel che riguarda i coefficienti di trasformazione il loro aggiornamento è stato rinviato al 2010 mentre sono circa un milione e quattrocento i lavoratori usurati esonerati dalla riforma.


Fonte: WorldMagazine