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Il Mend: ”Oggi liberi gli ostaggi”

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Esattamente trenta giorni dopo il rapimento, così come aveva specificato fin da subito, i ribelli del Mend, Movimento per l’emancipazione del delta del Niger, i sei lavoratori stranieri, tra cui quattro italiani (Raffaele Pascariello, Alfonso Franza, Mario Celentano e il ragusano 35enne Ignazio Gugliotta), saranno liberati oggi. I sei uomini (con gli italiani anche un crotato e un americano) erano stati rapiti lo scorso 1 maggio in una piattaforma galleggiante della Chevron.

La conferma è arrivata via email all’agenzia di stampa France Presse, dopo che ieri in tarda mattinata con un altro messaggio il Mend aveva informato le agenzie di stampa che la liberazione sarebbe avvenuta oggi, così come avevano annunciato già alcune ore dopo il rapimento, ma solo se se non fosse stata intentata alcuna azione di forza.
In un precedente messaggio, il gruppo separatista aveva spiegato: ”Trattenendo gli ostaggi fino al 30 maggio avremo chiaramente dimostrato l’incapacità del regime di Obasanjo (Olusegun, il presidente uscente della Nigeria, ndr) di fermare i disordini nel Delta attraverso i metodi draconiani usati in passato”.
Fin dall’inizio il portavoce del Mend, Jomo Gbomo, aveva sottolineato che la natura del blitz era puramente dimostrativa. Lo scopo era di mantenere alta la pressione sul governo nigeriano e sulle società petrolifere straniere, accusati di spartirsi i proventi dell’estrazione di greggio e idrocarburi senza preoccuparsi delle condizioni di estrema indigenza in cui versa la popolazione della regione, che vive con meno di un dollaro al giorno, senza servizi sanitari, scuole, acqua ed elettricità. Gran parte della ricchezza scompare infatti nelle tasche della classe dirigente politica ed economica del paese, giudicata una delle più corrotte al mondo secondo i parametri di Transparency International.

Nello Stato del Delta si è, intanto, scatenata una battaglia che, nel giorno del giuramento del nuovo presidente Umaru Yar’Adua, ha lasciato sul terreno quindici morti. Le violenze sono avvenute vicino Tombia, nell’area di Cawthorne Channel, e sono state ingaggiate da milizie tra loro rivali. Molti tra i combattenti, protagonisti delle intimidazioni esercitate sulla popolazione durante le ultime elezioni presidenziali, lamentano di non aver ricevuto un adeguato compenso dai politici per il lavoro fatto.
Ieri il presidente Yar’Adua durante il suo discorso di insediamento ha lanciato un appello a tutti i combattenti affinché ‘’sospendano tutte le azioni violente”, sottolineando che la regione del Delta del Niger ”necessita attenzione”. Jomo Gbomo, con una email all’Associated Press ha detto di stare valutando la richiesta del presidente, e in un altro messaggio inviato ad Apcom, Gbomo ha aggiunto: ”daremo una risposta molto presto”.
Due giorni fa, il quotidiano nigeriano Vanguard aveva riferito di una scissione interna al Mend, tra i militanti ”istruiti, più progressisti che chiedono un cessate il fuoco, per poter offrire al governo la possibilità di fare qualcosa” per lo sviluppo della regione, e ”quelli con il sangue caldo che ritengono che il governo li abbia ingannati abbastanza”. Interpellato dall’agenzia Apcom su tale divisione interna, Jomo Gbomo aveva risposto: ”Non c’è alcun conflitto al nostro interno e nessun accordo tra i più progressisti nel concedere tempo al governo. Il governo è incapace di mettere in atto qualsiasi cambiamento significativo nella regione del Delta del Niger”.
Con gli scontri di ieri, comunque, sembrano aver dato la risposta insieme ad un comunicato ricevuto dalla Reuters: ”Non porremo termine ai nostri attacchi fino a quando non sentiremo altro che parole… Il presidente avrebbe dovuto dare in cambio qualcosa, come il rilascio degli ostaggi del Delta del Niger nelle mani del governo”.

Nell’ultimo anno e mezzo il Mend è stato protagonista di numerosi atti di sabotaggio e rapimenti che hanno avuto spesso come obiettivo impianti e dipendenti dell’Eni. Solo a maggio una piattaforma galleggiante dell’Agip è stata attaccata al largo di Port Harcourt e due oleodotti sono stati distrutti dai guerriglieri. E al 15 marzo risale la liberazione di altri due nostri connazionali, Francesco Arena e Cosma Russo, che erano stati prelevati durante un raid il 7 dicembre 2006 insieme ad altri loro due colleghi liberati prima.

Fonte: GuidaSicilia.it

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Nasce uno YouTube dell’amore

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I videofonini non più come mezzo di comunicazione per girare filmati shock, ma strumenti di comunicazione positivi, in grado di dimostrare la parte migliore dei giovani italiani: con questo presupposto è stato creato da alcuni giovani studenti universitari romani il sito internet “Lucchettiamo”.

Anche se prende il nome dai lucchetti dell’amore ispirati al libro di Federico Moccia “Ho voglia di Te”, l’iniziativa nasce come risposta all’appello del sindaco di Roma Veltroni, il quale alcuni mesi fa aveva invitato i giovani a «creare uno You Tube italiano». I visitatori potranno caricare il proprio video e poi metterlo on line, ma con una avvertenza: verrà pubblicato solo se si tratta di un video d’amore.

«Abbiamo avuto l’idea poco più di tre mesi fa - dice Andrea De Benedetti, uno dei fondatori - e abbiamo subito registrato il sito e messo on line qualche prova. Poi abbiamo raccolto qualche video, e più ne raccoglievamo e più ci accorgevamo che arrivavano maggiori richieste, in tanti ci chiedevano informazioni, perchè ai ragazzi piace l’idea di un luogo in cui poter dire ti amo alla propria metà, guardandola in faccia, seppur virtualmente».

«Siamo convinti che anche le videorichieste d’amore avranno successo - continua De Benedetti - perché finalmente in maniera semplice e spiritosa i ragazzi, anche i più timidi nell’approccio, potranno parlare di sé, proporsi. Il tutto ovviamente rispettando le ferree regole di comportamento da noi imposte: non pubblicheremo mai video indecenti o dai contenuti dubbi».

Saranno due le tipologia di filmati ammessi: le video dichiarazioni d’amore (i “videolucchetti”), dedicate alla persona amata: messaggi tipici come il semplice “ti amo” girato con il telefonino al filmato creato su misura con foto e video dei momenti più belli di una storia d’amore; le videorichieste d’amore, adottate dallo slogan-invito «cerca qualcuno con cui chiudere il tuo lucchetto».

Il sito degli studenti romani vuole porsi come servizio ideale per chi è impegnato in una storia d’amore a distanza: «l’idea - dice Massimiliano, un altro ragazzo tra gli ideatori del sito - è che il sito serva anche per avere sempre a disposizione una videodichiarazione d’amore per tirarsi su di morale nei momenti di solitudine o di malinconia. Abbiamo semplicemente seguito l’invito di Veltroni, ma abbiamo deciso di dedicarlo al più nobile dei sentimenti».

Fonte: La Stampa.it

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Bielorussia,obbligo di preservativi

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Regola numero uno per chi abbia intenzione di recarsi in Bielorussia: portare con se i preservativi. No, non è un invito al sesso facile, ma un obbligo del governo di Minsk. Una nuova norma, varata per la sicurezza sanitaria, prevede infatti che ai controlli al confine gli automobilisti debbano avere con sé i profilattici. Obbligatoriamente. Così è già nato un mercato sotterraneo dei “condom” nei pressi delle dogane.

Insomma, documenti, kit di primo soccorso e una scatola di preservativi. Non tutti però sono a conoscenza dei nuovi regolamenti e molti pensano si tratti di uno scherzo.

Come ad esempio monsignor Piotr Mrozik, che da Lublino si stava recando in Bielorussia a dir messa. “E’ stato davvero imbarazzante - ha spiegato il prelato - . Potete immaginare la reazione di sconcerto alla stazione di benzina, quando ho chiesto di poter comprare una scatola di preservativi”.

Ma la singolare norma bielorussa si sta già rivelando un vero e proprio business. Una nuova fonte di guadagno per venditori più o meno autorizzati di profilattici, che hanno visto inaspettatamente innalzare le loro vendite. Accanto alle tradizionali bancarelle con frutta e ortaggi, si stanno attrezzando banchetti abusivi che vendono profilattici a prezzi “concorrenziali”.

La norma finora è stata applicata solamente per chi viaggia in macchina. A coloro che invece raggiungono la Bielorussia in treno o in aereo, curiosamente non viene richiesto alcun “kit di prima precauzione sessuale”.

Fonte: TGCom

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Il Nord ha già licenziato Prodi

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Roma - Fuga dal centrosinistra, soprattutto al Nord. Massiccia e preoccupante per il governo di Romano Prodi. Incontestabile e già riconosciuta dagli stessi leaders dell’Unione, mentre i partiti d’opposizione intonano i peana.

A comprovare la vittoria del centrodestra è il bilancio di questo primo turno amministrativo. Dei 28 comuni capoluogo dove s’è votato, nelle precedenti elezioni 15 erano andati alla Casa delle libertà e 13 al centrosinistra. Ieri, al primo turno, la Cdl ne ha persi 2 ma ne ha strappati 5 all’Unione. Alle 23, il pallottoliere in tempo reale delle sfide nei 146 grandi comuni, aggiudicava 77 centri alla Cdl contro i 49 dell’Unione, ribaltando esattamente il rapporto delle precedenti elezioni. Per la lettura del «dato politico» come suol dirsi, insomma per il riflesso sulla politica nazionale, bisognerà attendere il dato complessivo dell’espressione dei 10 milioni di cittadini chiamati alle urne in questa tornata. Ma è prevedibile che risulterà bruciante per il centrosinistra.

Della fuga degli elettori dall’Unione, dicevamo. È comprovata dai risultati delle elezioni provinciali e dal dato dell’astensione, cresciuto proprio nelle zone amministrate dal centrosinistra. Come se lo zoccolo duro avesse deciso: Berlusconi non vado a votarlo, ma compagni stavolta fate a meno di me. Esemplare è il risultato delle 7 province quasi tutte assegnate ieri. Salvo la provincia di Genova, che il centrosinistra nel 2002 aveva avuto col 56% e ora va al ballottaggio, col candidato dell’Unione sceso al 48%. Pesante la perdita anche a La Spezia, dal 60% al 53%; e ad Ancona, dal 65% al 55%. Di riflesso, il balzo in avanti della Cdl nelle 4 province che ha confermato. Varese: dal 57% del 2002 al 67%. Como: dal 59% al 68%. Vercelli: dal ballottaggio dell’altra volta al 67%. Vicenza: dal 57% al 63%. In tutte queste province, il centrosinistra è prosciugato sotto il 30%.

Inequivocabile anche il bilancio delle 28 città capoluogo. La Cdl nel 2002 aveva fatto eleggere 15 sindaci contro i 13 del centrosinistra. Ieri la Cdl ha già insediato 14 sindaci e va al ballottaggio in testa in altre 3 città. L’Unione ieri sera contava 7 sindaci, e va al ballottaggio con 4 candidati in testa. E se il centrodestra ha perso Agrigento e L’Aquila, probabilmente perderà anche Taranto, il centrosinistra ha perso Verona, Monza, Gorizia, Alessandria e Asti. Ancora al Nord, ancora una grande città come Verona. È vero, Verona ha un’anima tradizionalmente orientata a centrodestra, e nel 2002 ha visto vincere il centrosinistra perché il centrodestra aveva due candidati contrapposti. Ora che la Cdl ha ritrovato l’unità sul leghista Flavio Tosi però, non solo ha vinto ma ha stravinto, col 61%: segno che in cinque anni di amministrazione veronese ed uno di governo romano, il centrosinistra ha prodotto rigetto. Ancora, la Cdl ha strappato al primo turno all’Unione città come Rho, Melegnano, Crema, Borgomanero, Civitavecchia. Per ogni sconfitta o vittoria locale c’è una ragione altrettanto locale. Così, ad Agrigento dove s’è svolto il secondo turno, ha vinto il candidato benedetto da Francesco D’Onofrio, coi voti del centrodestra ma in alleanza con la sinistra. A Taranto si son sommate due guerre fratricide: un candidato della Cdl e uno del movimento di Cito, un candidato dell’Unione e uno di Rifondazione e Mastella; dunque si vedrà al ballottaggio. A Civitavecchia, con Giovanni Moscherini, stavano anche i partiti di Di Pietro e di Mastella. Ma al di là dei localismi, ovviamente importanti in elezioni amministrative, resta il dato generale della sconfitta delle forze di governo. Per quantificarla in termini politici, dicevamo, occorre il risultato complessivo dei voti. Ma il premier, pur se già si chiama fuori ed «estraneo» alla vicenda, non potrà non tenerne conto. Sconfitti ne escono un po’ tutti i partiti dell’Unione, soci fondanti del Partito democratico in testa. Vincenti ovviamente, un po’ tutti i partiti della Cdl, pure l’Udc che vanta un più 2%; ma dominante, è il successo conseguito da Forza Italia.

Chiudiamo coi dati dell’affluenza alle urne. Per le comunali ha votato il 73,9%, con un calo rispetto al 2002 del 2,4%. Alle provinciali l’affluenza è stata del 58%, contro il 64,9% precedente. E lo ripetiamo: gli astenuti sono aumentati nelle roccaforti rosse.

Fonte: Il Giornale.it

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L’allevatore sardo in ospedale: «Ho perdonato i miei rapitori»

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NUORO — Irriconoscibile, dimagrito di venti chili, la barba e i capelli lunghi e gli abiti laceri, gli stessi che indossava quando il 19 settembre dello scorso anno fu sequestrato. Così è riapparso davanti agli operai di una cava di Sedilo nell’oristanese, dopo oltre otto mesi, l’allevatore Giovanni Battista Pinna, 37 anni, rapito in un zona isolata vicino al suo podere, a Bonorva in provincia di Sassari.

L’ex ostaggio si è presentato ieri mattina alle 8.20 all’ingresso della cava e ha chiesto di essere aiutato. «Sono Titti Pinna, datemi da bere», ha detto agli operai che l’hanno soccorso e hanno chiamato il 112. I carabinieri che stavano effettuando una battuta nella zona sono arrivati immediatamente, mentre un elicottero dell’Arma ha condotto una squadra di Cacciatori di Sardegna su un’ovile dal quale Pinna ha poi raccontato di essersi allontanato poco prima.

«Sembrava il conte di Montecristo che ho visto al cinema - ha raccontato uno degli operai che hanno soccorso l’ex ostaggio - era sporchissimo e aveva molta sete. Ci ha detto che ha camminato poco, prima di arrivare alla cava e poi ha detto di avvisare i carabinieri che erano già qua intorno». Il particolare rivelato dai testimoni rende probabile l’ipotesi che Pinna sia stato liberato dai sequestratori quando si sono visti circondati.

Nell’ovile-prigione si è subito messa al lavoro una squadra del Ris e, nel giro di poco tempo, è venuto fuori il nome del proprietario che è stato fermato e interrogato per molte ore assieme a un pastore. In una buca, forse per tutto il tempo, sempre solo e senza mai parlare con i sequestratori, sarebbe rimasto Pinna sino alla liberazione. Ma nonostante l’incubo vissuto per tutti questi mesi non ha rancore verso i suoi carcerieri. «Ho perdonato i miei sequestratori», ha detto l’allevatore al vescovo di Nuoro mons. Ignazio Sanna, che ieri si è recato a trovarlo in ospedale dove l’imprenditore è stato portato per i controlli di routine al reparto di Medicina generale.

Pinna sarebbe disidratato e avrebbe perso il tono muscolare a causa della lunga immobilità, ma le condizioni generali sarebbero complessivamente buone. Ritornato alla vita l’allevatore sardo ha voluto subito sapere se il Cagliari è rimasto in A e la squadra che ha vinto il campionato di calcio. Commossa la sorella Maria: «Titti è contentissimo, ringrazia Dio e Gesù per la forza che gli hanno dato in questi mesi. Quanto a noi - ha aggiunto - non ci siamo mai sentiti soli. Sapevamo che Titti sarebbe tornato ed è tornato. Ora prenderemo la vita come viene».

Sul possibile pagamento di un riscatto, gli inquirenti non commentano. La domanda è stata posta ieri durante la conferenza stampa tenuta a Nuoro dal comandante regionale dell’Arma, Gilberto Murgia, e da quelli provinciali di Nuoro e Sassari, colonnelli Salvatore Favarolo e Paolo Carra, ma i carabinieri non confermano nè smentiscono. Le ultime indiscrezioni, filtrate ad aprile sulla stampa, parlavano di una richiesta di riscatto di un milione di euro.

Fonte: Il Tempo.it

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La Corte Europea blocca l’espulsione degli imam

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Abdelilla El Keflaoui e l’ex imam di Varese Abdelmajiid Zergout, assolti il 24 maggio a Milano, stavano per lasciare partire da Malpensa verso il Marocco, su decisione del Ministero dell’Interno

Milano - La Corte Europea ha sospeso le espulsioni decise dal ministro dell’Interno a carico di Abdelilla El Keflaoui e dell’ex imam di Varese Abdelmajiid Zergout assolti il 24 maggio scorso a Milano dall’accusa di terrorismo internazionale.

A dare notizia della decisione della Corte Europea è l’avvocato della difesa Luca Bauccio che spiega: “La decisione è stata presa in relazione all’3 della convenzione e all’articolo 39 del regolamento. A questo punto il ministro dell’Interno non può più procedere, si deve fermare. La Corte Europea ha chiesto spiegazioni, atti e documenti all’Italia”.

I due stavano per lasciare, proprio in mattinata, la questura di Varese, per partire con un volo dall’aeroporto di Malpensa alla volta del Marocco, su decisione del Ministero dell’Interno.

Fonte: Quotidiano.net

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Allarmanti i dati sull’aumento di casi di tumore in Italia

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I dati sull'incidenza di tumori in Italia sono allarmanti: i casi di tumore sono in costante crescita. Dagli anni Ottanta ad oggi si è registrato un aumento del 15-20% dei casi si linfomi e leucemie; più 37% per quanto riguarda i mesoteliomi nelle donne e più 10% negli uomini; più 27% i casi di tumore al seno; più 14-20% al fegato e più 8-10% al cervello. Nei bamb… (leggi »)
in Ecologia e Ambiente


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Bush escluso dai ‘100 di Time’

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Per la prima volta da quando è alla Casa Bianca il presidente americano George W. Bush non figura nella dalla classifica dei 100 di Time. Che quest’anno ha inserito Papa Benedetto XVI ma anche il comico britannico Sasha Baron Cohen, creatore di Borat, il giornalista kazhako che ha spopolato nel 2006 ai botteghini di mezzo mondo.

“Baron Cohen offende la sensibilità della gente, ma i giovani di oggi si offendono se non li offendi”; così ha spiegato la singolare scelta il settimanale, il cui numero ‘100 di Time’ si prefigge di “rendere omaggio agli uomini e alle donne il cui potere, il cui talento o l’esempio morale stanno trasformando il mondo in cui viviamo”.

Anche quest’anno l’elenco è diviso, come di consueto, in cinque sezioni: “Leader e rivoluzionari, costruttori e titani, artisti e gente di spettacolo, scienziati e pensatori, eroi e pionieri”. I 100 nomi includono rappresentanti di 27 Paesi.

Della hit parade, compilata per il quarto anno consecutivo, fanno parte in stragrande maggioranza uomini: le donne sono solo 29% e tra queste Sonia Gandhi, presidente del Congresso Nazionale Indiano e l’unica rappresentante indiretta dell’Italia essendo nata a Torino.

La Gandhi è in compagnia del segretario di stato Condoleezza Rice, della regina Elisabetta, del cancelliere tedesco Angela Merkel, del senatore Hillary Clinton che punta alla Casa Bianca, della presidente della camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi e di Tzipi Livni, il ministro degli Esteri e vice-premier di Israele, nel sempre più nutrito drappello di rappresentanti del gentil sesso che hanno occupato le stanze dei bottoni Con la Rice, Oprah Winfrey, popolarissima conduttrice di un salotto tv, ha fatto l’en plein delle presenze per quattro anni consecutivi nella hit parade del potere.

Bush, che ci aveva trovato posto le altre tre volte, quest’anno è stato messo fuori dalla porta, una scelta sintomatica dello scollamento sempre più forte tra il presidente della guerra in Iraq e il Paese che nel 2004 lo ha rieletto alla Casa Bianca. Il malessere della nazione nei confronti di Bush, evidente nei sondaggi che oscillano intorno al trenta per cento del gradimento del pubblico, si è riproposto alla vigilia del dibattito di oggi tra candidati del suo partito alla Reagan Library di Simi Valley in California: “Applaudiranno alle sue politiche o prenderanno le distanze?”, si è interrogato il New York Times.

Se Bush, pur essendo ben presente e visibile, è fuori dalla classifica, Osama bin Laden ci resta dentro nonostante sia da sei anni alla macchia. Ed è entrato nella hit parade, per la categoria degli ‘eroi e pionieri’, Mahar Arar, il cittadino canadese diventato una causa celebre dopo esser stato protagonista di una clamorosa operazione di ‘rendition’ in Siria dove venne torturato senza che venissero mai provati legami anche tangenziali con il terrorismo.

Fonte: RAINEWS 24

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Rice-Mottaki, abito audace e salta l’incontro

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Il ministro degli Esteri iraniano abbandona la cena a causa, dicono fonti di Teheran, del vestito «indecente» di una violinista russa

Più indignato per la scollatura della violinista russa o più impaurito da Condoleeza Rice? È la domanda, ironica, che pongono alcuni giornali americani dopo l’abbandono precipitoso da parte del ministro degli esteri iraniano, Manuchcher Mottaki, durante la cena dei delegati presenti alla Conferenza internazionale sull’Iraq in corso a Sharm el-Sheik.

LA RICOSTRUZIONE - Secondo diplomatici Usa, il capo della diplomazia iraniana ha lasciato precipitosamente la cena, organizzata dal ministro degli esteri egiziano Ahmed Abul Gheit, adducendo come giustificazione la tenuta ‘indecente’ di una violinista russa, presente in sala con un vestito rosso. Le stesse fonti hanno però fatto notare che, prima dell’arrivo della Rice, la delegazione iraniana aveva studiato con attenzione l’assegnazione dei posti, notando «con costernazione» che Rice e Mottaki erano una di fronte all’altro «Non so di quale donna abbia avuto paura - ha ironizzato Sean Mc Cormack - se della signora in rosso o del segretario di stato».

INCONTRO - La possibilità di un vertice fra la Rice e Mottaki - i primi colloqui ad alto livello fra i due Paesi da 30 anni - è stata sotto la luce dei riflettori dei media per giorni, ma le autorità Usa hanno detto che non è stato pianificato nulla. Durante il pranzo della prima giornata i due si sono scambiati cortesie formali ma non hanno avuto alcuna discussione sostanziale.

Fonte: Corriere della Sera

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Scozia, eletto deputato Salmond leader del partito indipendentista

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Alex Salmond, leader del Partito nazionalista scozzese (SNP), favorevole all’indipendenza della Scozia, è stato eletto deputato del Parlamento autonomo di Edimburgo, secondo i primi risultati del voto, che lasciano presagire una sconfitta del partito laburista.

Salmond è davanti di 2.062 voti rispetto al suo avversario liberaldemocratico della circoscrizione di Gordon, a nord di Aberdeen (nel nord-est della Scozia). L’SNP ha conquistato ugualmente diversi seggi che appartenevano ai laburisti, a Dundee West, Central Fife, Glasgow Govan e Stirling. Parlando in pubblico, Salmond ha sottolineato la più grave sconfitta dal 1922 per il partito di Tony Blair.

Un successo dell’SNP, che vuole organizzare un referendum sull’indipendenza della Scozia nel 2010, dovrebbe portare Alex Salmond all’incarico di primo ministro nel nuovo parlamento scozzese, che ha competenze legislative in materia di istruzione, sanità, trasporti, sviluppo economico e giustizia.

Secondo i risultati parziali, il premier uscente, il laburista Jack McConnell, è stato rieletto a Motherwell e Wishaw, vicino Glasgow. I risultati definitivi sono attesi in giornata. Una vittoria degli indipendentisti scozzesi sarebbe anche di cattivo auspicio per il ministro delle Finanze Gordon Brown, scozzese anche lui, e probabile successore di Blair. Durante la campagna Brown non ha esitato a denunciare il rischio di una «balcanizzazione» della Gran Bretagna se l’Snp dovesse vincere.

Fonte: L’Unità