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E’ morto Jean Baudrillard

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«Il sociologo e filosofo francese Jean Baudrillard è morto oggi a Parigi all’età di 77 anni, a seguito di una lunga malattia». Lo si apprende da fonti del suo entourage. Autore di fama internazionale, ha scritto una cinquantina di libri ed è stato uno dei più influenti pensatori post-moderni, in particolare per la sua critica ai meccanismi della società dei consumi.

Baudrillard è stato un critico e teorico della postmodernità, ed è stato spesso accostato a Gilbert Durand, Edgar Morin e Michel Maffesoli. È stato pure vicino a Roland Barthes, e ha subito l’influenza di Marshall McLuhan. Fu uno dei fondatori della rivista «Utopie» (1967/1980), insegnante all`università di Parigi X Nanterre e direttore scientifico all`università di Parigi IX Dauphine (1986/1990).

La sua filosofia, fondata sulla critica del pensiero scientifico tradizionale e sul concetto di virtualità del mondo apparente, l`ha portato a diventare satrapo del Collegio dei patafisici nel 2001. Tra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo «America», «Lo spirito del terrorismo», «Lo scambio simbolico e la morte», «Il sistema degli oggetti», «Violenza del virtuale e realtà integrale» e «Patafisica e arte del vedere».

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Sienna Miller: «Le droghe fanno divertire»

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Dichiarazioni choc per la protagonista di «Factory Girl». Che in un’intervista rivela: ho preso morfina per entrare bene nella parte.

Le droghe «fanno divertire un sacco. Per questo la gente si droga, perché è divertente». Lo ha detto l’attrice Sienna Miller in un’intervista al Guardian a poche settimane dall’uscita del film «Factory Girl», in cui interpreta Edie Sedgwick, la musa di Andy Warhol dedita alla droga e ad ogni altro genere di dipendenza, tanto da morire giovanissima all’età di 28 anni.

Sienna ha così ammesso di fare a sua volta uso di stupefacenti, lanciandosi anche in una sorta di “classifica” delle sostanze da lei predilette, mettendo al primo posto i funghi magici: «Mi piacciono le droghe allucinogene, i funghi che erano legali fino a un anno fa o giù di lì. Se avessi una droga preferita, sarebbero i funghi magici».

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Spagna, soldi pubblici per un film porno

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Lo scopo è promuovere la lingua catalana, ma non si sa se alla fine le pellicole realmente faranno apprezzare l’originalità della lingua regionale spagnola. E’ la bizzarra storia che vede come protagonista un regista di film pornografici spagnolo, Conrad Son, che ha ricevuto un finanziamento pubblico dalla regione catalana per produrre una serie di film a luci rosse nella lingua locale

AUTORITA’ - Le autorità Catalane, la regione nel nord-est della Spagna che ha come obiettivo ultimo la separazione dalla penisola spagnola, hanno approvato il finanziamento come parte del progetto che ha come scopo quello di promuovere la storia e la lingua catalana «con qualsiasi mezzo di comunicazione». Essi hanno offerto a Conrad Son più di 10.000 euro per produrre un film a luci rosse e altri 5.000 per girare un altro breve film erotico da mostrare al pubblico di Barcellona durante la rassegna cinematografica che si terrà il prossimo anno.
TRAME - La trama del primo film che s’intitola «Il mare non è più blu» narra la relazione sessuale di una coppia che vive vicino al Mar Mediterraneo. Il secondo invece, che s’intitola «Il ricordo del pesce», narra le avventure sessuali di un amministratore sposato. Tutte le vicende accadono in Catalogna. Il regista Son, ha spiegato al «Sunday Telegraph» che i fondi sono offerti legittimamente alla sua arte cinematografica. «Non si tratta di classici film pornografici» afferma il regista. «Nei miei film ci sono storie e trame. Sono film erotici e non pornografici».

CRITICHE - Naturalmente la decisione non ha trovato tutti d’accordo: molti cittadini spagnoli hanno severamente criticato la scelta affermando che questa è l’ennesima dimostrazione di sperpero di denaro pubblico e dell’incapacità di gestire le risorse regionali da parte del governo nazionalista catalano. In un editoriale il quotidiano spagnolo Abc ha scritto: «Dare fondi pubblici per produrre film pornografici, quando in Catalogna, come nel resto della Spagna, ci sono persone che vivono in terribili condizioni, è un errore molto simile all’appropriazione indebita di denaro statale». Tante sono state le critiche arrivate anche dalla stessa regione autonoma: «Non penso che sia giusto donare soldi pubblici per pagare film pornografici» dice Carlos Losafa, commentatore della radio locale Cadena Cope. «Non importa se lo scopo è promuovere la lingua regionale. E’ comunque una degradazione degli aiuti economici del paese».

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Il 97% dei giovani sogna un lavoro all’estero

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Le motivazioni: curiosità verso altre culture, contesti professionali diversi e maggiori prospettive di carriera e di guadagno.

Le motivazioni principali che spingono i giovani a desiderare un lavoro all’estero sono la curiosità verso altre culture, contesti professionali diversi e le maggiori prospettive di carriera e di guadagno. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio realizzato da www.sportellostage.it.

Il sondaggio è stato condotto su un campione di 170 giovani. Oltre il 97% si dichiara interessato a un’esperienza oltre confine, tuttavia, l’80% afferma di avere difficoltà a scegliere il percorso giusto e capire come e dove trovare le informazioni per effettuare una scelta consapevole. Proprio per orientare i giovani alla ricerca di un lavoro all’estero ACTL ha pubblicato il volume ’Studiare e lavorare all’estero. Guida pratica per universitari e neolaureatì. Gli autori sono Paolo Magri, Direttore dell’Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) e Gian Battista Rosa, Responsabile delle politiche del personale di uno dei maggiori gruppi industriali italiani.

Dei giovani che hanno partecipato al sondaggio, il 65,60 % ha espresso un ’forte interessè verso un’esperienza di lavoro all’estero, il 31,65% si dichiara ’abbastanza interessatò, mentre solo il 2,76% dei ragazzi afferma di essere poco o per nulla attratto da questa prospettiva. Quali le motivazioni di chi è interessato a un lavoro all’estero? Come ragioni principali sono state indicate una forte curiosità per altre culture e contesti professionali diversi (30,57%), e la possibilità di avere, fuori dai confini nazionali, maggiori opportunità di carriera e guadagno (28,66%). La voglia di ’avventurà e l’idea di affrontare una sfida personale motivano il 22,61% dei giovani; il 15,61% andrebbe all’estero per trovare strutture, know how e servizi più qualificati rispetto all’Italia, mentre il 2,55% dei ragazzi farebbe un’esperienza internazionale per essere nel cuore della globalizzazione.

Tra le ragioni del “no” spicca la scarsa conoscenza delle lingue straniere (40%), seguono l’idea che andare all’estero sia troppo complicato (22%), nonchè troppo costoso (22%) o un generale disinteresse (22%). Per quanto riguarda le destinazioni, il 69,02% dei partecipanti al sondaggio sceglie i Paesi Europei, seguono gli Usa con il 18,48% delle risposte, la Cina e l’Estremo Oriente (8,15%) e i paesi del terzo mondo (4,35%).

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In Italia sono 4 milioni gli immigrati: il 19% è irregolare

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Al 31 luglio 2006 gli stranieri nelle carceri sono il 33% del totale (20.088 su una popolazione di 60.710 unità). Le cinque nazionalità più rappresentate sono la marocchina, l’albanese, la tunisina, la romena e l’algerina. Ad agosto 2006 per effetto dell’indulto sono state scarcerate 16.568 persone e a metà novembre la cifra è salita a 17.455.

Secondo la nota «c’è da attendersi un’impennata degli immigrati anche nei prossimi dieci anni». Nel 2016 in Italia potrebbero oscillare tra un minimo di 5,5 milioni e un massimo di circa 7 milioni. Soprattutto potrebbe cambiare l’età della popolazione straniera: la percentuale degli ultra quarantacinquenni passerebbe dall’attuale 14,3% al 23-25% ma si ridurrebbe fino a 10 punti percentuali il peso relativo della componente produttiva: la fascia degli extracomunitari con un’età compresa tra i venticinque e i quarantaquattro anni.

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E’ morto Yvan Delporte, papà dei Puffi assieme a Peyo

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Disegnatore e sceneggiatore belga, Delporte si è spento a Bruxelles a 78 anni. Fu redattore capo del famoso settimanale ‘Spirou’, su cui apparve per la prima volta il piccolo popolo azzurro: i Puffi furono infatti ‘evocati’ in una striscia di ‘John e Solfami’, nell’ottobre del 1958

Il disegnatore e sceneggiatore belga Yvan Delporte, maestro del fumetto e co-creatore con Peyo delle avventure degli gnomi blu dei Puffi, è morto ieri sera a Bruxelles all’età di 78 anni. La notizia della scomparsa è stata data dal suo editore Dupuis. Nato il 24 giugno 1928, Delporte fu redattore capo del famoso settimanale belga a fumetti ‘Spirou’ dal 1955 al 1968 ed è stato per decenni una delle colonne del fumetto franco-belga, scrivendo sceneggiature per oltre quaranta serie tra cui quella celeberrima dei Puffi.

L’ORIGINE
Yvan Delporte è stato anche il ‘modello’ del simpaticissimo personaggio di Gaston Lagaffe creato mezzo secolo fa dal disegnatore Andrè Franquin. Come sceneggiatore, Yvan Delporte ha legato la sua fama ad un altro artista di grande successo, Peyo, alias Peter Culliford, il creatore degli ‘Schtroumpfs’, ovvero ‘I Puffi’.

I PUFFI
I Puffi sono una razza immaginaria di piccole creature blu simili a gnomi, che vive in una foresta da qualche parte in Europa, che furono inventati quasi per caso alla fine degli anni Cinquanta proprio sulle pagine di ‘Spirou’, di cui Delporte era allora il temuto e riverito caporedattore. All’epoca Peyo era l’autore di una striscia a fumetti su ‘Spirou’ chiamata ‘Johan et Pirlouit‘ (in Italia ‘John e Solfami‘ sul ‘Corriere dei Piccoli‘), ambientata nell’Europa medioevale: Johan è il coraggioso scudiero al servizio del re, mentre Pirlouit è il suo fedele amico ingaggiato a corte come buffone.

JOHN & SOLFAMI
I due protagonisti incontrano spesso nuove genti nei loro viaggi; nella striscia del 23 ottobre 1958, mentre sono alla ricerca di un flauto magico, evocano gli ‘Schtroumpf’: è la prima apparizione dei Puffi. L’idea viene poi sviluppata da Peyo con Delporte che lavoreranno insieme alle avventure dei Puffi per oltre 30 anni. Dopo la morte di Peyo nel 1992, Delporte continuò a scrivere da solo le sceneggiature. Dalle pagine dei fumetti i Puffi sono diventati in seguito una famosa serie animata della Hanna e Barbera Productions.

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Afghanistan, persi i contatti con un giornalista di Repubblica

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Daniele Mastrogiacomo, inviato di La Repubblica in Afghanistan, è scomparso da domenica. «Confermo - ha detto il direttore del quotidiano Ezio Mauro - che non abbiamo contatti con Daniele da domenica sera, era nella zona di Kandahar e ci aveva trasmesso un servizio pubblicato sul numero di lunedì. Sapevamo che aveva un importante appuntamento per fare un nuovo servizio».

Daniele Mastrogiacomo, secondo quanto si è appreso, aveva detto prima di partire di voler incontrare qualche capo taleban nell’Afghanistan del sud, nella zona di Kandahar. Mastrogiacomo era partito per l’Afghanistan a metà della settimana scorsa e l’ultima volta che il giornale lo ha sentito è stato domenica sera. Per tutta la giornata di lunedì, invece, dal giornale non sarebbero riusciti a parlare con l’inviato.

Ma Mastrogiacomo non è l´unico giornalista che sta facendo notizia in queste ore dall´Afghanistan. I Talebani infatti sostengono di aver catturato un giornalista britannico e due afghani nella provincia di Helmand nel sud dell’Afghanistan. Lo riporta il sito della Bbc riportando dichiarazioni di persone vicine al mullah Dadullah. Secondo Dadullah i tre sarebbero entrati nella provincia senza permesso e sono ora detenuti in una base della guerriglia talebana. Il Ministero degli esteri britannico ha dichiarato che sta verificando le notizie sul rapimento.

I tre sarebbero detenuti a Nad Ali nella provincia di Helmand, una delle aree dove si produce la maggiore quantità di oppio, e sono stati accusati - riporta ancora il sito dell’emittente britannica che cita un portavoce dei Talebani - di essere entrati senza permesso per spiare. Sono stati sequestrati i loro telefoni satellitari, le telecamere e la loro auto ed i tre sono stati interrogati, aggiungono le fonti della Bbc. Il nome del britannico sarebbe John Nichol, ma né le autorità afghane, né quelle britanniche e americane sembrano non sapere chi sia.

In realtà c´è un giornalista britannico con quel nome, un ex pilota della Raf che era stato catturato in Iraq nel 1991, ma secondo al Bbc questo John Nichol risulta essere in Inghilterra. A Helmand nell’ottobre del 2006 era stato sequestrato anche il fotoreporter italiano Gabriele Torsello, rimasto nelle mani dei rapitori per tre settimane. Il mese scorso la stessa sorte, ma per una sola notte, è toccata a una troupe di al Jazira.

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Afghanistan, la Nato lancia l’offensiva

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E’ l’operazione Achille: la più vasta offensiva, condotta dall’Isaf congiuntamente con le truppe afghane, mai lanciata sino ad ora.

Il comando della forza di sicurezza internazionale della Nato in Afghanistan (Isaf) ha annunciato l’avvio della sua «più grande offensiva» contro la guerriglia talebana nel sud del Paese.
All’operazione, scattata stamattina alle prime luci dell’alba nella provincia meridionale dell’Helmand, prendono parte almeno 5.500 uomini (4.500 militari Nato e un migliaio di truppe regolari afgane). Le prime unità dell’Isaf hanno lanciato la cosiddetta “Operazione Achille”, che si concentra nella parte settentrionale dell’Helmand, dove gli irriducibili del mullah Omar controllano da più di un mese il distretto di Musa Qala.

La Nato ha spiegato che oltre all’obiettivo di riprendere in mano il controllo della sicurezza nelle regioni del sud, vi è anche quello di spianare la strada al programma di ricostruzione e di sviluppo economico dell’intera area. La provincia dell’Helmand è la più grande produttrice mondiale di papavero da oppio.

Ci si interroga, intanto in Italia, sul voto sul rifinanziamento della missione: non tanto quello di oggi alla Camera, quanto quello al Senato.
Il vice-coordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto afferma: «Non sono in grado di fare previsioni però la mia valutazione è assai netta: il governo o è autosufficiente su un tema così importante di politica estera quale è l’Afghanistan oppure si deve dimettere».

Ma dalla maggioranza arrivano rassicurazioni: «Ci si avvia ad un voto molto ampio a favore del provvedimento», afferma Umberto Ranieri, dell’Ulivo, presidente della Commissione Affari esteri alla Camera.
Ranieri ha proseguito parlando delle cosiddette “maggioranze variabili” in Senato: «Non teorizzo maggioranze variabili perchè quando è in gioco il buon nome dell’Italia e le posizioni dell’Italia sulla scena internazionale credo sia importante la convergenza unitaria delle forze parlamentari.E a proposito della mozione della sinistra per usare l’oppio coltivato in Afghanistan a scopi terapeutici, il parlamentare si è detto convinto del fatto che «la lotta al narcotraffico deve essere contrastata duramente in Afghanistan. Per farlo occorrono investimenti economici consistenti. L’oppio medicinale è materia controversa, penso - ha concluso - che si debba verificare se esistano o meno le condizioni per un progetto di questo tipo».

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Campagna della Cnn: "Salviamo Britney Spears"

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Il network americano lancia un appello a Bono Vox degli U2 perché organizzi un concerto in onore dell’ex lolita del pop, vittima di crisi depressive e autodistruttive. “Temiamo che faccia la stessa fine di Anna Nicole Smith”.

Britney Spears tenta il suicidio ed è preda di crisi depressive? Per aiutarla ora scende in campo anche la Cnn. Il network statunitense, infatti, lancia un appello a Bono Vox degli U2 e - come riferisce il Corriere della Sera - propone un concerto in onore della cantante. “Temiamo che faccia la stessa fine di Anna Nicole Smith”, precisal’emittente televisiva.

Nel solco della tradizione, ancora una volta l’appello viene rivolto al leader degli U2. Nessuna beneficenza per popoli o nazioni, ma un aiuto rivolto a una sola persona: l’ex lolita del pop, che rappresenta un’intera generazione e a lungo è stata l’idolo dei teenager.

E’ ancora presto per sapere se il frontman del gruppo irlandese raccoglierà o meno la richiesta, ma la proposta del network americano ha comunque messo in luce quanto il dramma di Britney sia salito alle cronache.

Il declino dell’ex moglie di Kevin Federline è iniziato circa un anno fa quando, dopo la prima gravidanza, la Spears scoprì di essere nuovamente incinta. Da allora le crisi e la depressione hanno cominciato a prendere su di lei il sopravvento.

La gravidanza e poi il divorzio, pieno di colpi bassi, la minaccia del marito di toglierle l’affidamento dei figli, le notti brave con Paris Hilton fino al ricovero per disintossicarsi dalla droga con gli scatti di ira e autodistruzione: la strada per Britney ora è tutta in salita. Ma forse un concerto in suo onore potrebbe davvero aiutarla a uscire dall’inferno nel quale è precipitata.

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Indonesia, terremoto a Sumatra: 82 i morti

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Due scosse di terremoto di magnitudo 6,3 e 6 della scala Richter hanno colpito l’isola indonesiana di Sumatra, uccidendo almeno 82 persone, tra cui diversi bambini. Malgrado l’intensità del sisma, non è stato diffuso l’allarme tsunami dato che l’epicentro è stato localizzato su terraferma. Crollati centinaia di edifici tra cui una banca, gli ospedali sono pieni di feriti. La terra ha tremato in gran parte dell’Indonesia e anche nella vicina Malaysia. A Singapore diversi edifici sono stati evacuati. Tre persone sono morte in una scuola elementare andata a fuoco a Solok, nell’isola di Sumatra: tra loro anche due bambini. Altre tre persone sono morte in un rogo all’ospedale militare.

«Il nostro ufficio sul posto ci ha comunicato 82 morti, ma il bilancio continua a crescere d’ora in ora», ha affermato il portavoce dell’Unicef Damien Personnaz. Il terremoto ha colpito Padang, seconda città di Sumatra che conta circa un milione di abitanti, ma «anche numerosi villaggi nei dintorni», ha aggiunto. «Sono state distrutte scuole ed edifici pubblici e saranno necessari rifugi e materiale sanitario», ha precisato il portavoce. L’Unicef prevede che i bisogni saranno ingenti, poichè la regione colpita è «relativamente popolata». Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia ha già inviato nuovo personale sul luogo del sisma.

Le autorità hanno ordinato l’evacuazione di tutte le scuole e gli edifici pubblici di Padang. La gente si è radunata nei parchi e in altri luoghi all’aperto, nel timore di crolli o di nuove scosse. «Il numero delle vittime potrà aumentare perché diverse zone non hanno inviato il loro rapporto - ha detto il sindaco di Padang, Fauzi Bahar -. Molte persone si sono calmate e stanno tornando a casa, ma si possono vedere ancora molti ingorghi di traffico». «La nostra priorità è per ora di trattare i feriti e le loro famiglie. Abbiamo sei tende e un campo di calcio come aree di emergenza» ha aggiunto il sindaco di Solok, Syamsu Rahim.

La scossa è stata registrata alle 10,49 locali (le 4,49 italiane) con epicentro nel mezzo dell’isola di Sumatra, a una profondità di 30 km, in un’area a 50 km dalla città di Padang, dove gli strumenti dell’agenzia meteorologica e geologica hanno registrato una magnitudo di 6,6 gradi - 6,3 quella registrata dall’istituto di geofisica statunitense (Usgs). Un paio d’ore più tardi è stata registrata sul posto una seconda scossa, di magnitudo 6. L’epicentro si trova a 650 a sud-est di quello del devastante terremoto che scatenò lo tsunami del 26 dicembre 2004, che provocò almeno 170 mila morti solo in Indonesia.

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