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Cina - La politica estera di Pechino sottoposta a nuove sollecitazioni

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Grazie alla modernizzazione economica ed al consolidarsi della sua politica di potenza nel continente asiatico, la Cina sta rafforzando il suo status nell’arena mondiale. L’aumento di potere avrà però i suoi costi

Dal 1971, da quando la Repubblica popolare ha sostituito Taiwan all’Onu, la Cina fa parte dell’esclusivo club dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza. Ma è solo da poco che Pechino fa capire di voler seriamente puntare allo status di superpotenza globale. Molti fattori che dovrebbero realizzare questo progetto appartengono, per ora, al regno delle ipotesi puramente speculative.

Una delle più fondate tra queste è che per i prossimi anni l’Impero di mezzo non rallenterà la dinamica della sua economia mentre i rapporti politici interni resteranno stabili. Di fronte alla volubilità della storia cinese, si può però dubitare del realismo di questo scenario. Incertezze che però non sembrano intaccare la crescente autostima dell’attuale leadership cinese e la sua azione internazionale a tutto campo.

Non si può comunque negare che, soprattutto negli ultimi due anni, il capo dello Stato e del partito comunista cinese Hu Jintao abbia dato prova di essere in grado di realizzare i suoi piani. Si spiega anche così la nuova attenzione cui gode l’attività di Hu nell’arena globale.

L’ossessione di Hu Jintao per l’Africa

Il presidente cinese sembra avere l’ossessione dei rapporti con l’Africa. Nella primavera dello scorso anno Hu Jintao aveva visitato Marocco, Nigeria e Kenya. A novembre 2006 a Pechino si è svolto un summit mastodontico che ha visto la partecipazione di 48 capi di Stato e di governo africani.

All’inizio di febbraio Hu ha compito una nuova serie di visite lampo attraverso il continente nero che ha trovato i suoi punti di forza nei soggiorni in Sudan e Sudafrica. Prima di Hu anche Mao, che però non ha mai messo piede in Africa - accompagnato nella sua strategia dal globe-trotter Chou En-lai - aveva puntato sull’amicizia tra i popoli cinesi e quelli del continente nero.

L’Africa aveva un posto speciale nella lotta contro l’imperialismo, prima occidentale e poi sovietico. Anche se in Africa squadre di specialisti cinesi costruivano strade ferrate ed infrastrutture, le priorità cinesi erano per l’esportazione della rivoluzione mondiale. Per la lotta delle capanne contro i palazzi.

La diplomazia cinese attuale non ha nulla in comune con la lotta di classe mondiale del maoismo. Al posto della rivoluzione proletaria mondiale, la politica estera di Pechino oggi predica l’armonia internazionale facendo uso delle stesse parole d’ordine confuciane richiamate anche per mettere ordine nella politica interna cinese.

Test di maturità politica

Al di là di questa retorica, la pragmatica leadership cinese nei suoi viaggi internazionali è molto attenta agli interessi economici di Pechino e all’influenza geopolitica del proprio paese.

La Cina ritiene che l’Africa, negli ultimi decenni continente trascurato sia dalle cancellerie occidentali che dalla diplomazia della federazione russa, possa diventare il nuovo, preferito, terreno per una politica estera sostenuta da mezzi monetari enormi. La crescita spettacolare dell’economia cinese ha impellenti bisogni energetiche e di materie prime, e il continente africano con le sue gigantesche riserve naturali sembra essere una destinazione quasi naturale per gli sforzi della crescita cinese.

Per sottolineare le intenzioni pacifiche della sua attività Pechino si richiama spesso al grande ammiraglio cinese Zheng He che agli inizi del XV secolo solcava le rotte dell’Oceano indiano. È stato infatti in Malawi che il ministro inglese per l’energia Hilary Blair, mentre Hu Jintao si trovava in visita in Sudafrica, aveva accusato la “diplomazia del dollaro” cinese in Africa di dare impulso ai regimi corrotti e dittatoriali dell’Africa.

Ma le accuse arrivano anche da altre parti, soprattutto la Banca mondiale e diversi governi dell’Europa occidentale criticano duramente l’avanza cinese in Africa. A Pechino si rimprovera di sostenere regimi, come quello del Sudan o dello Zimbawe, guidati da politici criminali. La Cina a sua volta ribatte di non immischiarsi mai negli affari interni dei paesi con cui tratta, curandosi solo delle relazioni commerciali.

In realtà il comportamento europeo a Pechino deve apparire alquanto ipocrita. Per la Cina il colonialismo europeo proprio in Africa ha commesso i più grandi genocidi e le maggiori deportazioni della storia dell’umanità, mentre Pechino non punta a decimare le risorse del continente nero e non ha intenzione di ridurre in schiavitù la popolazione del continente nero.

Pechino fa anche notare che Londra e Parigi quando si è trattato di far eleggere i propri candidati nei diversi paesi africani, hanno mai messo in primo piano valori democratici e norme dello Stato di diritto.

Interessi contrastanti

Le critiche e i timori degli Stati occidentali per l’avanzata cinese in Africa come pure le reazioni di Pechino, non sono altro che dei fenomeni marginali delle trasformazioni globali causate dalla crescita cinese a potenza economica e politica mondiale. In realtà la politica estera dell’impero di mezzo si trova davanti a sfide molto più complesse. Sullo sfondo ci sono da risolvere le grandi questioni dell’economia globale, delle trasformazioni climatiche e della sicurezza internazionale.

La Cina ha tratto grande beneficio dagli ultimi 25 anni di commercio mondiale, soprattutto per quanto riguarda i mercati finanziari globali e i trasferimenti internazionali di tecnologie. Senza questi contesti, dovuti essenzialmente all’azione degli Stati industriali occidentali, non si sarebbe mai parlato della rinascita economica cinese. Oggi però è arrivato il momento in cui anche Pechino è chiamata a dare il suo contributo al funzionamento dell’economia globale.

Ovviamente non è possibile fare nemmeno dei paragoni tra l’attuale disponibilità cinese alla cooperazione e la politica ostruzionistica dei precedenti governi di Pechino. Bisogna però dire che l’impero di mezzo dovrà assumere un ruolo maggiormente attivo in settori chiave dell’economia globale come la liberalizzazione del commercio e la protezione transfrontaliera dei diritti d’autore.

Nella ultime settimane un nuovo test per la dirigenza cinese è stato rappresentato dalla sfida ecologia legata ai cambiamenti climatici. Si tratta di un compito immenso. Da un lato Pechino ricorda al mondo che i maggiori peccati ecologici sono commessi dagli Stati industriali, soprattutto Usa ed Europa occidentale.

D’altra parte non si può negare che la Cina stia rapidamente scalando la classifica mondiale dei paesi che inquinano di più. Tutta la sfida climatica, ma anche i problemi ecologici cinesi, rendono inevitabile che a breve Pechino dovrà farsi carico delle serie implicazioni ecologiche legate al suo processo economico di modernizzazione. Per farlo il paese avrà bisogno di bilanciare i propri interessi con quelli della comunità mondiale, e ciò richiederà una eccezionale sensibilità politica.

Una sfida particolare è rappresentata dalla sicurezza internazionale. È innegabile che nell’attuale stadio del suo sviluppo socio economico, l’interesse primario cinese è quello di avere un ordine mondiale stabile.

Oggi più che mai Pechino dipende da un mercato finanziario internazionale in grado di funzionare senza ostacoli, da un florido commercio globale e da sicurezza di approvvigionamento delle fonti energetiche e delle materie prime. In caso di turbolenze mondiali, la Cina sa che da sola non riuscirà a tenere aperti gli stretti di Hormuz e la rotta marittima di Malacca, ma dipenderà dall’unica potenza in grado di farlo mantenendo l’ordine globale, gli Usa.

Del resto se la Cina ha bisogno di stabilità mondiale, le sue esigenze energetiche la portano a fare causa comune con regimi che invece puntano a destabilizzare l’ordine internazionale. Basti pensare all’Iran o al Sudan, i cui interessi politici divergono fondamentalmente da quelli della Cina, ma da cui Pechino dipende per i propri rifornimenti energetici.

Infine la politica estera di Pechino è di fronte ad un’altra una fondamentale contraddizione. Lo sviluppo economico cinese è avvenuto in un arco di tempo caratterizzato da condizioni mondiali economicamente favorevoli. Anche la pericolosa crisi asiatica degli anni 1997/98, non ha danneggiato in maniera sensibile lo sviluppo di Pechino.

È altrettanto vero però che da allora l’interdipendenza economica della Cina è aumentata. Ciò significa che dovrà aumentare anche l’affidabilità internazionale di una leadership politica che, giustamente, non vuole abbandonare il processo di modernizzazione dell’economia cinese. Più cresce la vulnerabilità del miracolo economico cinese, maggiori sono le possibilità per tutte le forze che vedono come il fumo negli occhi il miracolo economico cinese.

Il riconoscimento di queste vulnerabilità, particolarmente in una ipotetica fase di difficoltà economiche, dovrebbe portare acqua al mulino di tutte le forze che si sono sempre schierate per l’apertura e la modernizzazione dell’economia cinese. Per sapere quali saranno le risposte a questi bisognerà probabilmente aspettare il XVII congresso del Partito comunista cinese del prossimo autunno.

Pubblicato su QuadrantEuropa.it

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Smog, il Nord Italia si ferma

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Città senza auto per combattere lo smog. Tante le iniziative organizzate da Legambiente

Oggi il Nord Italia si è fermato per lottare unitariamente, per la prima volta, contro lo smog: dall’Emilia Romagna alla Valle D’Aosta, dal Piemonte al Friuli-Venezia Giulia (esclusa solo la Liguria). Dalle 8 alle 20 in Lombardia e con orari diversi nelle altre Regioni non circoleranno le auto in tutti i capoluoghi di provincia del Nord: uno stop che riguarda secondo i tecnici tra i 4 e i 5 milioni di automobili, mentre la libera circolazione resta consentita solo ai veicoli Euro 4 e ai diesel con filtro antiparticolato. Via libera alle auto anche su autostrade, statali e provinciali e nei tratti di collegamento tra gli svincoli autostradali e i parcheggi: da là, poi, a piedi o con in mezzi pubblici.

LOMBARDIA E PIEMONTE LE PIÙ COMPATTE
In Lombardia il blocco totale del traffico arriva dopo che per 43 giorni si è sforato il limite consentito dell soglie di smog nell’aria, ma se il divieto è stato stabilito di imperio per le solite aree critiche in cui la concentrazione di polveri sottili è massima, nelle altre aree la Regione ha lasciato liberi i singoli Comuni di aderire o meno al fermo totale. Ferma la Valle D’Aosta, capoluogo compreso, fatte salve le vie che portano alle stazioni sciistiche. Adesioni in massa del Piemonte, dove non oggi possono circolare neanche gli Euro 4 ed è stato aumentato il numero di mezzi pubblici a disposizione dell’utente (a Torino di ben il 40%). In Lombardia e Piemonte si è registrato il più alto numero di adesioni al blocco del traffico siglato dalle Regioni del Nord contro il Pm10: oggi sono ferme 9 città su 10.

A macchia di leopardo, invece, la situazione del resto del Nord Italia: in Friuli-Venezia-Giulia auto ferme in 18 piccoli e medi centri urbani, capoluoghi compresi tranne Trieste. Troppo poco se si pensa che i comuni friulani sono 219. In Veneto è la provincia di Treviso che si sottrae per prima al fermo, mentre nella provincia di Venezia 32 COmuni su 44 hanno scelto il blocco delle automobili: il bilancio complessivo è di 110 COmuni fermi su 581. Giornata a piedi anche per l’Emilia Romagna, dove in oltre 90 centri urbani su 341 non si può circolare.
Ecco gli appuntamenti organizzati da Legambiente nelle varie città:

LOMBARDIA
Milano (Piazza XXIV Maggio angolo Viale Gian Galeazzo alle ore 11.00) dimostrazione, accompagnata da foto collettiva, dell’ ingombro stradale di 80 auto, 80 biciclette e un autobus urbano con 80 passeggeri. Sempre in Lombardia «Biciclabile» alla scoperta dei monumenti comunali di Rho, Nerviano, Parabiago e Canegrate. A Brescia aperitivo alle 14.30 al parcheggio bici stazione.

PIEMONTE
Torino: inaugurazione di ciclofficina, una stazione di noleggio, riparazione e custodia di biciclette Ostana (CN): per la campagna Neve Diversa, avrà luogo la prima delle 3 ciaspolate organizzate in Piemonte. La partenza è fissata intorno alle ore 9.30, dopo la conferma delle iscrizioni e la consegna dei gadget che avverrà presso la tensostruttura montata in frazione Bernardi Saluzzo (CN): una mostra ad hoc e aree gioco con animazione per i bambini.

VAL D’AOSTA
Aosta: con l’Iniziativa «Spegni il motore» si chiederà, soprattutto ai genitori in attesa davanti alle scuole, di spegnere il motore della propria auto.

EMILIA ROMAGNA
Ferrara: superato il 35esimo giorno di sforamento di PM10, biciclettata di protesta con esposizione delle lenzuola di Mal’aria. Parma: sempre lenzuola Mal’aria nel centro storico Ravenna: biciclettata con banchetto dimostrativo in collaborazione con l’ufficio ambiente del comune.

VENETO

Padova: pedalata tra gli alberi secolari della città Verona: percorso di trekking urbano lungo le Mura Magistrali Venezia: gazebo con materiale informativo in piazza Ferretto Udine: biciclettata in collaborazione con comune e mobicittà con arrivo in piazza del Duomo.

TRENTINO ALTO ADIGE
Trento: campagna informativa per un abbonamento ai trasporti pubblici che sia differenziato in base al reddito del singolo cittadino.

Pubblicato su LaStampa.it

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Stampa USA: Britney Spears ha tentato il suicidio

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Stando ad alcuni articoli apparsi nelle ultime ore su diversi siti internet statunitensi, Britney Spears avrebbe tentato il suicidio ingerendo una quantità esagerata di tranquillanti nella sua casa di Los Angeles.

Il tutto sarebbe accaduto qualche ora dopo la seconda “fuga” della pop-star dalla clinica di Malibu nella quale aveva accettato di farsi ricoverare soltanto 24 ore prima.
Alla base del tentativo di suicidio di una sempre più smarrita Britney, ci sarebbero il rifiuto dell’ex marito Kevin Federline di ridiscutere la decisione del tribunale sull’affido dei due piccoli figli, Sean Preston (17 mesi) e Jayden James (5).

La notizia non è stata confermata dall’entourage della Spears, che ha pero’ di nuovo varcato le soglie della clinica “Promises”: anche in questo caso non c’è nulla di ufficiale, ma i giornalisti americani giurano di averla vista ieri nei viali del Centro in automobile con la madre. Quanto durerà questa volta il “soggiorno” di Britney?

Pubblicato su Peoplez.it

You know? I’m sick and tired of the American press obsession with Anna Nicole’s and Britney’s misery.

Vi prego a tutti di avere pietà di Britney. Imparate dall’esempio di Craig Ferguson nel Late Late Show:

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La povera ha una malattia. It ain’t fair to make fun of her.

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Incontro a 3 rounds - Sgarbi vs. Mussolini

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Primo Incontro

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Round 2

Round 3

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Beppe Grillo Enel E Termovalorizzatori

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Documentario sulla Rabbia - GIP

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GRANDE GIP!!

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Le 30 Frasi da non dire a una donna

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Su internet le foto di Jennifer Aniston nuda

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Davvero un brutto regalo di compleanno per Jennifer Aniston: l’ex Rachel di “Friends”, che domenica ha compiuto 38 anni, non ha potuto festeggiare in totale allegria la sua festa a causa di alcune foto circolate qualche ora dopo sul web.

Un giornale francese ha pubblicato un paio di scatti osè che la ritraggono in topless e completamente nuda di spalle. Gli scatti sono tratti dal set di “Ti odio, ti lascio, ti…”, l’ultimo film girato da Jen ed uscito nelle sale di tutto il Mondo la scorsa estate; le immagini nella pellicola erano state censurate dal regista Peyton Reed con un’inquadratura “riparatrice”.

Inutile sottolineare come i seni e il fondoschiena della Aniston abbiano fatto in poche ore il giro del Mondo; non è la prima volta che le sue nudità “scatenano” la morbosa attenzione dei tantissimi fans: qualche anno fa un suo presunto topless in spiaggia aveva catturato milioni di click, rivelandosi poi come un astuto fotomontaggio e facendo tirare un sospiro di sollievo all’attrice statunitense.
Questa volta non ci sono pero’ dubbi sull’autenticità delle fotografie: come l’avrà presa Jen?

Pubblicato su PeopleZ.it

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Le frasi a doppio senso nella vita di ogni giorno.

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:D

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Roma, bimbo di 4 mesi abbandonato nella "ruota" del Policlinico Casilino

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Pesa circa 6 chili, le sue condizioni di salute sono buone, secondo i medici non mostra particolari problemi. L’unico problema, è che è spettato a lui “inaugurare” una struttura concepita appositamente per permettere l’abbandono, protetto, dei neonati da parte delle mamme in difficoltà. Una sorta di moderna “ruota degli esposti”. Il bimbo, di circa 4 mesi, è stato lasciato nella serata di sabato all’interno della struttura del servizio “Non abbandonarlo. Affidalo a noi” del Policlinico Casilino, a Roma. Appena giunta la segnalazione della presenza del piccolo, il personale del pronto soccorso e quello del reparto di neonatologia sono subito intervenuti. Il bambino è stato ricoverato nel reparto di patologia neonatale.

Quello di stasera è il primo caso dall’entrata in funzione del servizio, lo scorso dicembre. Si tratta di un piccolo prefabbricato, accogliente e anonimo, annesso al presidio ospedaliero della periferia della capitale, in una zona dove, fra l’altro, vivono molti immigrati e sono presenti alcuni campi nomadi. La “casetta”, all’incrocio tra via Tucani e via Casilina - facilmente raggiungibile sia a piedi che in macchina - è realizzata in modo da offrire il totale anonimato ai genitori, oltre che la massima sicurezza al bimbo.

Il meccanismo ricalca in tutto e per tutto quello della “ruota degli esposti”: all’interno di una saletta è posizionata una culla che si apre manualmente, attraverso una finestra basculante, e si richiude poi in modo automatico, dopo che il neonato è stato depositato. Il presidio è collegato alla sttuttura tramite sensori volumetrici ed è a contatto con una telecamera. In pochi istanti i medici del pronto soccorso sono in grado di intervenire.


Un servizio nato per venire incontro a un fenomeno, quello dell’abbandono neonatale, che nel Policlinico Casilino si è rivelato particolarmente allarmante: secondo i dati, forniti dalla stessa struttura, nel biennio 2004-2005 si è registrato il maggior numero di abbandoni nel territorio di Roma, ben 17. Di qui l’esigenza di creare la struttura, patrocinata dal Comune.

Pubblicato su Repubblica.it