extraomnescenciarelli.jpgSono stati scritti pochi libri, troppo pochi, sul caso infinito del rapimento di Emanuela Orlandi. Dal giugno 1983 a oggi, in un vorticare confuso, abnorme, di rivelazioni finte e parziali verità, di passaggi di mano degli atti e di investigazioni finite nel nulla, il testo più esplicativo e giornalisticamente sconcertante è quello di Antonio Fortichiari (E’ viva. La scomparsa di Emanuela Orlandi, Tropea, 2003), che addita piste innovative con discrezione e con il supporto di lacerti di prove imprescindibili.
Non è questa l’ambizione di Gaja Cenciarelli, che con Extra Omnes realizza un’opera fondamentale, una tipologia precisa di lavoro culturale che su Carmilla ci siamo spesso auspicati venisse affrontata: Cenciarelli, coetanea della Orlandi, racconta il caso compiutamente, intrecciandolo con il proprio sguardo di ragazzina che, ai tempi del sequestro aveva 15 anni. I Settanta e gli Ottanta raccontati dalla prospettiva di chi li ha vissuti essendo bambino: una possibile soluzione e chiusura di ferite in una nazione a lacerazioni multiple, che paiono non suturabili.

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Fonte: I Miserabili